La sinistra italiana e i suoi dilemmi.

Fabio Vander
su "La Rinascita della sinistra", 27 gennaio 2006

Come scritto nella Premessa, la raccolta di articoli e interventi di Piero Di Siena Controcorrente (Calice Editori, Rionero in Vulture, 2006, 15 euro), vuole rappresentare un "bilancio". Bilancio dei quindici anni che ci separano dalla fine del PCI, ma anche "inventario dell"eredità che si lascia alle generazioni politiche della sinistra e venire". Bilancio e prospettiva, passato prossimo e futuro della sinistra formano insieme la struttura e il motivo d"interesse del libro.

Il punto di vista con cui Di Siena ricostruisce episodi e tendenze è dichiaratamente "controcorrente", reagisce cioè alla tendenza ormai consolidata a liquidare l'idea di socialismo e di sinistra in un indistinto chiamato "partito democratico". Nel libro le ragioni critiche sono però parte di una riflessione più generale sul ruolo e la funzione della sinistra in Italia e in Europa dopo il 1989.

E' da allora infatti che si esaurisce non solo l'esperienza del comunismo come "socialismo realizzato", insieme all'esperienza originale del comunismo italiano, ma anche il "socialismo occidentale" va in crisi, le sue politiche sociali, il modello di Welfare, con le sue garanzie e i suoi diritti. L'affacciarsi della "terza via" di Blair, come di Schröder si spiega in questa prospettiva, come ridimensionamento di una politica di sinistra costretta a subire l'egemonia del ciclo neo-conservatore e liberista ormai a regime dagli anni '80 e ancor oggi saldamente sulla scena.

L'analisi di Di Siena tiene conto di tutto ciò, tanto più che già all'indomani della "svolta" di Occhetto era chiaro che l'alternativa, a parte la destra "migliorista" filo-craxiana, era fra la ricerca di un "nuovo socialismo" e la mena occhettiana della "contaminazione tra le culture comunista, liberaldemocratica, socialista"; quest'ultima tendenza è risultata prevalente e costituisce l'antecedente diretto dell'attuale "partito democratico" come incontro di tutti i "riformismi" socialista, cattolico, laico.

Certo la ricerca di un'alternativa è sempre stata difficile. Alla metà degli anni '90 Di Siena sembra cedere alla convinzione diffusa che il modello dei vecchi partiti fosse ormai "irrimediabilmente tramontato", per cui bisognava senz'altro cercare "nuovi partiti" e scommettere sulla "politicizzazione dei molteplici soggetti organizzati che operano nella società civile". Negli interventi degli ultimi anni pare esservi invece un recupero in valore di forme più classiche di organizzazione politica (riconosce ad esempio che nel PCI c'era più democrazia, ambientalismo, femminismo, di oggi), anche se riempite di contenuti nuovi, nella logica di "un moderno superamento del capitalismo".

Comunque rimane l'impressione che l'analisi proposta dal libro soffra di uno scarto fra critica del progetto di "partito democratico" e persistenti illusioni in ordine alla capacità della cosiddetta "società civile" di proporsi immediatamente come alternativa, magari in "una forma "federativa" e "a rete" ovvero con associazioni, sindacati, movimenti capaci di "diventare soggetti politici in prima persona", ecc. Dico questo perché mi sembra imprescindibile realizzare che gli ultimi dieci anni hanno mostrato, insieme all'involuzione dell'area moderata del centro-sinistra, anche il fallimento di praticamente tutti i progetti politici o comunque dei soggetti della "sinistra critica", dalla Rifondazione del partito-movimento, all'associazione Aprile, al movimentismo-sindacalismo di Cofferati, ai Girotondi, al Forum-Patta, ecc. Quando si cerca di ragionare sul "che fare?" della sinistra oggi occorre tenere presente questo quadro d'insieme, che coinvolge la responsabiltà della destra come della sinistra dello schieramento progressista italiano.

Di Siena comunque soprattutto nei suoi ultimi contributi fa i conti seriamente con i problemi più urgenti. Non si nasconde i limiti del movimento no-global (spesso allettato dalle scorciatoie "della protesta violenta o della resistenza di tipo protezionistico") o dei "Girotondi" e della meteora-Cofferati (con il loro elitismo, verticismo, la loro ambigua attenzione alle tematiche sociali) e individua almeno tre tematiche fondamentali per un possibile rilancio strategico: la pace come antidoto alla politica globale dei neo-cons americani, la "centralità del lavoro" come fulcro di una organica proposta alternativa all'egemonia neo-liberista, l"Europa come ambito in cui far crescere un'alleanza democratica fra una sinistra autonoma e un centro democratico e antifascista.
Di qui l'interesse per una "unità della sinistra" che, senza nostalgie frontiste, costituisca il presupposto di una prospettiva diversa rispetto all'"unità dei riformismi" e a quella tendenza all'"americanizzazione" della politica che ne è il presupposto.

In conclusione il libro svolge un filo di ragionamento unitario che ha il merito di dare sfondo e credibilità ad un progetto di sinistra che non potrà che arricchire il dibattito della coalizione dell'Unione, impegnata certamente a sconfiggere Berlusconi ma anche a costituire una reale ed adeguata alternativa culturale e politica.

   
 
         
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