Cittadinanza e partecipazione

Giuseppe Cammarota
su "Critica liberale", maggio 2006

Controcorrente è il titolo di un recente libro di Piero Di Siena1 che,
da sinistra, riflette sui princìpi ispiratori e sui programmi politici che caratterizzano il presente (e forse il futuro) del già partito comunista italiano.
Ad avviso dell'Autore, nel contesto delle trasformazioni radicali degli ultimi decenni, una evoluzione di sicura rilevanza nella cultura (maggioritaria) della sinistra riguarda la concezione dei diritti di cittadinanza e il ruolo conseguentemente assegnato al partito
politico.
Le dottrine dei partiti comunisti europei
2, sebbene si siano differenziate nel tempo e nei contesti in cui si sono evolute,
nascono dalla concezione salvifica sottesa al marxismo. In generale, le concezioni salvifiche possono promettere la salvezza nella vita ultraterrena, oppure assicurare la salvezza nella vita terrena. Le fonti che legittimano la veridicità di una concezione salvifica possono riferirsi, pertanto, alla sacralità della voce divina tramandata nelle scritture per i fedeli e al profano convincimento di aver individuato le leggi che governano la storia per i marxisti.

In ogni caso l'esercizio della libertà individuale è, e non può non essere, subordinato al progetto di salvezza; progetto che determina la svalutazione della libertà individuale nel pensiero di Marx, il quale, infatti, sostiene che «il diritto dell'uomo alla libertà si basa non sul legame dell'uomo con l'uomo, ma piuttosto sull'isolamento dell'uomo dall'uomo. Esso è il diritto a tale isolamento, il diritto dell'uomo limitato, limitato a se stesso»
3.

L'antitesi storica tra liberalismo (quale dottrina protesa alla promozione della libertà individuale) e socialismo (di ispirazione marxista) è radicata nella diversità dei princìpi che si intendeva realizzare: la libertà individuale nel contesto di una concezione ateleologica della storia per i liberali e l'eguaglianza sociale nel quadro di una concezione finalistica e necessitata della storia per i marxisti. Le concezioni della cittadinanza sottese alle posizioni liberali e a quelle socialiste erano basate sull'affermazione dogmatica del principio negato dalla dottrina avversa. La concezione liberale, promuovendo
la libertà individuale come principio portante l'organizzazione sociale, avrebbe negato ogni misura tesa all'eguaglianza, come turbativa dell'ordine delle cose voluto spontaneamente dal mercato. La dottrina socialista di ispirazione marxista, viceversa, essendo basata sulla concezione salvifica del materialismo storico-dialettico, non poteva che implicare la negazione della libertà individuale in favore di un disegno di palingenesi-che avrebbe riguardato la comunità intera.

Sebbene le due dottrine siano logicamente inconciliabili se portate alle loro conseguenze estreme, vi sono posizioni che hanno tentato una sintesi non viziata dal "dogma" della libertà individuale né da quello dell'eguaglianza sociale. Sono emblematiche, al riguardo, le posizioni di Einaudi e di Rosselli. Einaudi, da liberale, non esitava (in polemica con Croce) a ritenere che l'esercizio della libertà individuale implicasse la libertà economica, ossia la liberazione dell'uomo almeno dalle più stringenti necessità materiali, e che la promozione dell'eguaglianza nei punti di partenza fosse una condizione necessaria per un genuino esercizio della libertà individuale
4. Rosselli, da "socialista liberale",
arrivò a sostenere, analogamente ad Einaudi, del quale era stato allievo nell'Università di Genova, che il "socialismo non è che lo sviluppo logico, sino alle sue estreme conseguenze, del principio di libertà. Il socialismo... è liberalismo in azione, è libertà che si fa per la povera gente... l'astratto riconoscimento della libertà di coscienza e delle libertà politiche a tutti gli uomini... ha un valore ben relativo quando la maggioranza degli uomini, per condizioni intrinseche e ambientali, per miseria morale e materiale, non sia posta in grado di apprezzarne il significato e di valersene concretamente. La libertà non accompagnata e sorretta da un minimo di autonomia economica, dall'emancipazione dal morso dei bisogni essenziali, non esiste per
l'individuo. E un mero fantasma. L'individuo... libero di diritto, è schiavo di fatto"
5.

Una versione assai efficace di queste sintesi è inoltre contenuta nella classica ricostruzione di Marshall: «mi propongo di dividere la cittadinanza in tre parti... Chiamerò queste tre parti o elementi, il civile, il politico e il sociale. L'elemento civile è composto dai diritti necessari alla libertà individuale...

Per elemento politico intendo il diritto a partecipare all'esercizio del potere politico... Per elemento sociale intendo tutta la gamma che va da un minimo di benessere e di sicurezza economici fino al diritto a partecipare pienamente al retaggio sociale e a vivere la vita di persona civile, secondo i canoni vigenti nella società»
6.

La sintesi tra diritti civili e diritti sociali nel sistema dei diritti di cittadinanza trova un emblema anche nell'art. 41 della Costituzione repubblicana, ove la disposizione in base alla quale «L'iniziativa economica è libera» (comma 1) è subito mitigata dalla precisazione che essa non può svolgersi «in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana» (comma 2) e, soprattutto, dalla previsione di un sistema di pianificazione economica pubblica in base al quale «La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali» (comma 3). Pare, tuttavia, che l'adesione al principio comunitario della concorrenza nel mercato (e per il mercato) abbia-, di fatto, comportato l'implicita abrogazione dell'art. 41, comma 37, così risolvendo in base ad una modificazione eteronoma ed implicita della Costituzione le difficoltà legate alla complessa attuazione di un sistema liberal-socialista.

Il superamento della dicotomia liberalismo-socialismo che, a sinistra, era sostenuto soltanto da posizioni della sinistra non marxista (come quella di Rosselli) ha interessato, soprattutto dopo la caduta della cortina della ferro, anche la sinistra originariamentedi ispirazione marxista. Al riguardo, alcune posizioni contemporanee, forse controcorrente, esprimono concezioni che sembrano infatti orientate a voler liberare in modo definitivo la sinistra italiana dall'eredità ideologica del marxismo. La sinistra non marxista, giusta la rappresentazione che ne delinea Di Siena, arriva così a sostenere che «la secolare aspirazione alla liberazione dell'intera umanità dall'oppressione e dal bisogno, che costituisce il fattore identitario di fondo della sinistra, dovrebbe operare rispetto al novecento nei propri paradigmi un'inversione tra individuo e masse, tra il principio di libertà e quello di eguaglianza, facendo discendere dall'affermazione della libertà individuale le conquiste collettive e il raggiungimento dell'eguaglianza e non viceversa»
8; l'esercizio della libertà individuale, da potenziale ostacolo alla realizzazione del progetto salvifico nelle concezioni originarie, diviene «il vero cimento del tempo presente e la vera scommessa sul futuro»9.

Nonostante i "progressi" nella conciliazione storica tra liberalismo e socialismo, la costruzione di un sistema nel quale i diritti di cittadinanza contemplino, temperandoli, diritti (individuali) civili e diritti (individuali) sociali stenta ancora ad affermarsi nel dibattito politico italiano e, soprattutto, nei sistemi di partecipazione.

La partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, spesso deviata dalla gerontocrazia dei partiti, così insufficiente da far pensare a nuove forme di partecipazione, non già politiche ma più propriamente amministrative
10, dovrà essere estesa e rafforzata in un contesto di libertà ed eguaglianza partecipativa. Pertanto, la sfida della partecipazione rinnovata ed attiva, aperta ai contributi liberamente maturati dagli individui dovrà portare a controvertire «l'evoluzione in senso lobbistico degli interessi sociali che riduce i gruppi dirigenti dei partiti a ceto politico separato, i quali si vivono come autoreferenziali...

Questo esito nei rapporti tra partiti e società risulta... pernicioso per lo sviluppo della democrazia»
11.
In definitiva, cittadinanza e partecipazione sono concetti giuridico-politici interdipendenti, poiché nessuna forma di cittadinanza moderna può prescindere dalla reale partecipazione degli individui alla vita pubblica. La partecipazione libera ed eguale si pone, perciò, come una delle condizioni della cittadinanza nella modernità. L'effettivo rafforzamento della partecipazione dovrebbe implicare, pertanto, una rivisitazione radicale del ruolo delle gerarchie partitiche, così da evitare che, come paventavano gli elitisti
12, la partecipazione democratica sia di fatto svuotata di contenuto reale a causa della gestione oligarchica del potere nei partiti intesi come filtro necessario tra i governati e le istituzioni governanti. A Di Siena il merito di aver richiamato l'attenzione su questo problema.

NOTE

1 P. Di Siena, Controcorrente. Dalla svolta dell'89 al partito democratico, CalicEditori, Rionero in Vulture (PZ) 2005. torna al testo

2 Sulla sinistra europea, P. Di Siena , op. cit., pp. Ile ss., 35 e ss., 104 e ss., 110 e ss. torna al testo

3 K. Marx, La questione ebraica, Editori Riuniti, Roma 1996, p. 29. torna al testo

4 L. Einaudi, Chi vuole la libertà, in // Buongoverno, Laterza, Roma-Bari 1995. torna al testo

5 C. Rosselli, Socialismo liberale, in Opere scelte, Einaudi, Torino 1973, voi. I, pp. 436-437. torna al testo

6 T.H. Marshall, Conferenza tenuta a Cambridge nel 1949, in Cittadinanza e classe sociale, Einaudi, Torino 1975, p. 9. cfr., R. Dahrendorf, Quadrare il cerchio.
Benessere economico, coesione sociale e libertà politica, Laterza, Roma-Bari 1995. torna al testo

7 N. Irti, L'ordine giuridico del mercato, Laterza, Roma-Bari, 1998, pp. 24 e ss.; su questi temi, cfr. Aa.Vv., Il dibattito sull'ordine giuridico del mercato, Laterza, Roma-Bari 1999. torna al testo

8 P. Di Siena, op. cit, p. 7. torna al testo

9 Ibidem, p. 103. torna al testo

10 F. Benvenuti, ne // nuovo cittadino. Tra libertà garantita e libertà attiva, Marsilio, Venezia, 1994, partendo dal presupposto che i «partiti si sono impadroniti dello Stato escludendo ogni presenza effettiva del popolo e dei suoi singoli componenti» (p. 21), riflette sull'emergere di un nuovo assetto caratterizzato dal «capovolgimento della concezione del posto e della funzione che spetta ai cittadini nell'ambito di uno Stato che voglia essere ispirato non più a principii di mono-crazia ma a principii di demo-crazia, i quali non possono ridursi al riconoscimento di posizioni giuridiche passive dei cittadini nei confronti dello Stato... ma deve evolversi nel senso del riconoscimento di posizioni giuridiche attive nell'ambito delle funzioni, ciò che va sotto il nome di partecipazione» (p. 23). torna al testo

11 P. Di Siena, op. cit., p. 74. torna al testo

12 N. Bobbio, Saggi sulla scienza politica in Italia, Laterza, Roma-Bari 1971.
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