Nessun giudizio anticipato,
pongo un problema di opportunità politica.

Le reazioni a dir poco scomposte che sono seguite alla mia dichiarazione sull'inopportunità politica che il centrosinistra candidi a presidente della Regione chi è sottoposto a indagini da parte della magistratura non mi hanno fatto cambiare opinione. Ma giacché esse sono servite, a chi avrebbe dovuto misurarsi con il merito dei problemi, per ignorare la vera questione che ho posto, voglio ritornare sull'argomento, sperando che si replichi questa volta ai miei argomenti serenamente e con spirito costruttivo.

Io non ho posto una questione morale. Se avessi pensato che fosse giusto porla, l'avrei fatto senza esitazione. E non nell'ambito del dibattito politico in Basilicata, ma all'opinione pubblica nazionale.

Ho posto, invece, una questione politica, relativa all'opportunità di candidare a presidente della Regione chi è sottoposto a indagini, senza da ciò volerne trarre - si rassicuri l'on. Lettieri - un criterio di ordine generale che dovrebbe riguardare le candidature a cariche pubbliche, dal consiglio comunale del più piccolo comune della regione al Parlamento. E proprio perché si tratta di una questione politica, priva per me di implicazioni sul piano morale, non avrò esitazioni ad appoggiare la scelta che il centrosinistra lucano vorrà alla fine fare, anche se questa dovesse apparire ai miei occhi come un errore che sarebbe stato meglio evitare. Non ho poi pregiudizio alcuno verso il peso della tradizione democristiana che vive nel centrosinistra, non importa se rappresentata all'interno della Margherita o dall'Udeur. Ho imparato a rispettarla da avversario, e penso di avere più io a cuore il contributo autonomo che da essa può venire alla grande coalizione democratica che dobbiamo contrapporre al centrodestra, rispetto a chi pensa di disperderla in un unico e indistinto contenitore "riformista".

La fondatezza delle mie obiezioni, tuttavia, dovrebbe essere evidente a tutti. Toccherà al futuro presidente di centrosinistra della Regione introdurre un'inversione di rotta nei rapporti tra politica e amministrazione in Basilicata. E' opinione di molti, nell'ambito del centrosinistra in Basilicata, che questa è, forse, la principale lezione da trarre per la politica regionale dalle vicende giudiziarie in corso. E non sarà compito facile, perché si tratterà di riformare non solo talune consuetudini della politica ma anche le attese verso di essa di una parte dei cittadini e dell'opinione pubblica regionale.

Potrà fare tutto ciò con tranquillità e determinazione chi dovrà contemporaneamente affrontare una vicenda giudiziaria che nei suoi tratti generali sarà in ogni caso assai complessa? Ne dubito.

Mi è capitato più volte di affermare che se il centrosinistra lucano avesse voluto dare una risposta alla domanda scaturita dalle vicende di Scanzano, Rapolla e Melfi, avrebbe dovuto porsi seriamente un problema di riforma della politica e del suo rapporto con la società civile, dei criteri di costruzione del consenso e della selezione delle classi dirigenti. Questo non significa che bisogna sacrificare chicchessia, ma solo convenire che ognuno stia al posto in cui possa essere più utile in una determinata fase politica. Non è quello che mi pare stia esattamente avvenendo.

Naturalmente nulla è compromesso, e non c'è dubbio che le risorse di partecipazione democratica che la Basilicata ha saputo mettere in campo nell'anno che ci stiamo lasciando alla spalle alla lunga sapranno comunque imporsi non solo nell'imminente campagna elettorale ma nel corso di tutta la prossima legislatura regionale.

La Gazzetta del Mezzogiorno, 21 dicembre 2004

   
 
         
Copyright © Piero Di Siena.net 2005 | best view 800x600 | webmaster | Aggiungi il sito ai tuoi Preferiti | contatt@mi | credits
Melfi l'Unità il manifesto liberazione emergency.it critica marxista