Provincia di Melfi, lettera al direttore della "Nuova Basilicata".

Caro direttore,
con il maxiemendamento sottoposto al voto di fiducia alla Camera scompaiono dalla Finanziaria le misure restrittive per la costituzione di nuove province contenute negli articoli 77 e 79 del testo originario. Vuol dire che l'azione di persuasione esercitata da più parti sul governo ha avuto per ora i suoi effetti e un elemento della polemica di queste settimane, che ha trovato spazio anche sul suo giornale, è stato tolto dal campo.

Ma questo significa che per le nuove province e la costituzione della provincia di Melfi la strada è meno impervia? Affermarlo sarebbe pura demagogia, perché nell'opinione pubblica e nel ceto politico non è stata rimossa l'idea che la richiesta di istituire una nuova provincia nasce da spinte di tipo localistico e per alimentare attraverso il proliferare degli uffici pubblici interessi parassitari. Bisogna dire che, qualche volta, questa impressione corrisponde al vero. E ben lo sa chi, come me e il sindaco di Melfi, nella passata legislatura è stato costretto a frequentare il coordinamento nazionale dei comitati che sostenevano l'istituzione di nuove province. Il ruolo che oggi le province sono chiamate ad assolvere è quello di principale (io sarei portato a dire esclusivo) ente intermedio tra regione e comuni. La provincia, insomma, deve essere sempre più concepita come la chiave di volta della riorganizzazione istituzionale subregionale. E l’istituzione di nuove province deve trovare nell'assetto che la regione intende dare al proprio territorio il principio della sua legittimazione. E' quanto ho sostenuto nel mio articolo sulla "Gazzetta del Mezzogiorno". Quindi altro che i "baratti" e gli "scaricabarile" di cui scrive Nino Grasso, ma il tentativo di aprire un confronto limpido sulle coerenze del disegno istituzionale che la Regione deve darsi rispetto al suo territorio, nel quale non c'è proprio nulla da scambiare ma solo scelte da fare.

La Regione sull'istituzione della provincia di Melfi si è espressa con voto unanime del consiglio regionale più volte. Vorrei aggiungere che, se così non fosse stato, non avrei fatto le scelte che ho fatto. Quello che chiedo, da parte della Regione, è solo coerenza e di non procedere nel proprio disegno istituzionale attraverso decisioni che tra loro non comunicano.

Del resto, la Regione dovrà tornare ad esprimersi, perché il presidente del Senato mi ha comunicato che il mio disegno di legge ( e presumo quindi anche quelli presentati successivamente da Viceconte e Buccico) è stato rinviato alla Regione Basilicata per riacquisirne il parere. Quindi la discussione che io sollecito sarà inevitabile. Tra l'altro, se l'iter dei pareri può iniziare daccapo, questo dimostra che i risultati raggiunti nell'altra legislatura per l'istituzione della provincia di Melfi non sono poi così significativi come da parte della destra si sostiene
Grasso teme che porre la questione in questi termini possa suscitare reazioni di tipo campanilistico nella parte meridionale della provincia di Potenza. Non so quanto questa preoccupazione sia fondata. Ma certamente è legittima. E tuttavia non vedo altra strada, per esorcizzare un tale pericolo, che impedire che la discussione sugli assetti istituzionali diventi una sorta di mercato politico, materia di scambio tra chicchessia, magari gestita per linee interne al ceto politico allargato.

"La Nuova Basilicata", 21 novembre 2006

   
 
         
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