Basilicata
Dopo le elezioni
quello che il centrosinistra non vede

Non c'è alcun dubbio che se si guardano i dati delle elezioni politiche del 2006 non è difficile affermare che il centrosinistra in Basilicata continua a stare in buona salute. Certamente il 60,1 alla Camera e il 60,4 al Senato sono sette punti in meno rispetto al 67,1 per cento delle elezioni regionali. Ma a parte il fatto che, in linea con le tendenze nazionali anche in Basilicata, vi è stato un tasso di partecipazione al voto di gran lunga superiore a quello del 2005, frutto quasi per intero della mobilitazione prodotta dalla campagna mediatica della destra, bisogna anche aggiungere che le percentuali raggiunte dai partiti dell'Unione sono - sia alla Camera che al Senato - superiori al 54,8 per cento raggiunto dallo stesso arco di forze nel voto proporzionale per la Camera nel 2001.

Le elezioni amministrative di giugno hanno confermato questo buono stato di salute. Se si fa eccezione dal risultato di Melfi, la conquista di Policoro e Scanzano nel Metapontino, quella di Francavilla sul Sinni, dimostrano come sul piano locale anche alcune delle poche roccaforti della destra passano al centrosinistra. Anche nel Melfese il grande successo del centrosinistra guidato da Antonio Placido a Rionero, il fatto che a Lavello l'Unione sia riuscita a respingere l'attacco della destra, nonostante la defezione di una parte importante della Margherita, la riconferma di Maschito e Ginestra mutano a vantaggio del centrosinistra la mappa del potere locale.

Un giudizio più articolato naturalmente va dato se si guarda ai risultati dei singoli partiti. I Ds possono con soddisfazione rivendicare di aver strappato la palma di primo partito a Forza Italia al Senato (19,9 contro 19,4). La Margherita denuncia un tendenziale logoramento dei consensi, confermato dallo stato di vera e propria balcanizzazione con cui le sue organizzazioni locali si sono presentate all'appuntamento delle amministrative. Rifondazione comunista ha un grande successo e può, legittimamente, rivendicare il merito di garantire da sola la presenza delle donne nelle istituzioni, dalla Regione al Parlamento. Risulta poi assolutamente non scalfita nei consensi dal voto disgiunto (Ds al Senato e Rifondazione alla Camera) annunciato da alcune organizzazioni di massa a cominciare dalla Fiom: segno evidente che tali scelte hanno riguardato gruppi dirigenti ristretti ma senza alcuna penetrazione in strati più ampi dell'elettorato. L'Udeur crolla dall'11,1 per cento delle elezioni regionali al 4,8 delle elezioni sia per la Camera che per il Senato.

Particolarmente anomalo poi risulta il risultato dell'Ulivo alla Camera rispetto all'andamento del voto nelle altre regioni. Sembra non esserci nessun valore aggiunto rispetto alla somma dell'influenza elettorale dei Ds e della Margherita. Anzi se si sommano le percentuali dei Socialdemocratici e dei Cristiani Uniti, che avevano liste al Senato ma non alla Camera, si potrebbe addirittura dire che l'Ulivo ha subito una sia pur leggerissima flessione rispetto alle singole forze di riferimento. Certo è che in Basilicata si è manifestata una curiosità aritmetica molto particolare, e cioè che la percentuale dell'Ulivo alla Camera corrisponde fin nei decimali alla somma della percentuale di Ds e Margherita al Senato (19,9 e 15,4 contro 35,3 sul piano regionale; 22,4 e 11,4 contro il 33,8 in provincia di Matera; 18,6 e 17,5 contro il 36,1 in provincia di Potenza).

Se si confrontano poi i dati delle politiche con le regionali del 2005, e li si guarda in maniera differenziata tra le due province, è possibile riscontrare alcune indicazioni relative alle dinamiche politiche e elettorali particolarmente significative. In provincia di Matera le forze dell'Unione passano dal 69,0 per cento del 2005 al 56,9 al Senato e al 57,9 alla Camera; in provincia di Potenza la flessione è più contenuta (soprattutto per merito del recupero delle forze dell'Ulivo nel Melfese sia alla Camera che al Senato rispetto alla catastrofica performance della lista dell'Ulivo nel 2005) e si passa dal 66,1 delle regionali al 62,2 del Senato e al 61,2 della Camera. Ora, mentre in provincia di Potenza la differenza è di fatto pressoché tutta ascrivibile al crollo dei consensi all'Udeur tra regionali e politiche (-5,5 per cento), in provincia di Matera si può far risalire alla flessione congiunta dell'Udeur e delle forze dell'Ulivo (rispettivamente -7,9 e -9,2, riducibile a circa un -5,0 se si tiene presente che i socialisti, candidati nell'Ulivo l'anno prima, nel 2006 lo erano nella Rosa nel Pugno). E il fatto ancora più singolare è che alcuni dei candidati di punta alle regionali (da Bubbico alla Mastrosimone) lo erano anche alle politiche. Rifondazione comunista poi conferma anche in Basilicata l'incapacità a radicare sul piano delle competizioni elettorali amministrative il grande consenso raccolto nelle elezioni politiche, confermandosi anche in Basilicata come nel resto dell'Italia la forza a più alta raccolta del consenso per via mediatica dopo Forza Italia.

Insomma, se guardiamo in maniera analitica all'andamento delle elezioni in Basilicata troviamo che, pur in un quadro generale di riconferma del peso politico e elettorale del centrosinistra, vi sono fattori di mobilità del voto che indicano punti di criticità nella formazione del consenso, nella sua stabilità, di come il voto debba essere interpretato ai fini dell'evoluzione dei rapporti tra le forze politiche sul piano regionale. È facile prevedere che il “fondamentalismo” ulivista, che vede nel partito democratico la panacea di tutti i mali, e la tendenza di Rifondazione ad adagiarsi nel successo all'elezioni politiche possano far velo sugli elementi di criticità che il voto segnala in relazione al carattere del radicamento dell'Unione nella realtà sociale e culturale della regione. Ad esempio, non c'è dubbio che l'esclusione di Rifondazione dall'esecutivo regionale può apparire una clamorosa contraddizione con il risultato delle elezioni politiche ma avere una sua legittimazione nei risultati della amministrative.

Sul piano più complessivo degli orientamenti politici risulta del tutto evidente che la scelta del partito democratico e dell'Ulivo che ha caratterizzato la campagna elettorale dei maggiori partiti dell'Unione (meno che nelle altre regioni in verità, per la centralità che i Ds hanno voluto dare alla candidatura di Bubbico al Senato) hanno poi scoperto il centrosinistra lucano soprattutto sul versante dei voti moderati e di centro, provocando un loro spostamento a destra. La scelta dell'Ulivo risulta troppo poco di sinistra, il che spiega il successo di Rifondazione, ma anche troppo poco di centro. E l'elettorato di centro trova evidentemente poco credibile che a rappresentarlo possa essere compiutamente il partito di Mastella e in parte vota a destra. In questa chiave va anche spiegato il logoramento della Margherita.
Ora tutto questo assume un suo particolare valore in Basilicata.

Il successo e la durata del centrosinistra in Basilicata è stato particolarmente legato al delicato equilibrio che negli anni si è costruito e riprodotto tra la tradizione centrista degli eredi della Dc lucana e quella della sinistra moderata erede diretta della destra comunista.
C'è qualcuno che legge i risultati elettorali anche alla luce della trasformazione che questo equilibrio sarà inevitabilmente costretto a subire con l'avvio anche in Basilicata di quel processo politico che guarda al partito democratico? L'adesione quasi fanatica della maggioranza dei Ds a questo obiettivo – oserei dire priva di qualsiasi intelligenza delle cose che può essere solo frutto di un approccio critico alla politica – non si pone affatto l'interrogativo di che cosa diventerà il centrosinistra lucano. Che cosa accadrà del suo equilibrio interno e dell'ampiezza dell'arco dei suoi consensi in un processo che sarà caratterizzato da una fusione resa calda dalla competizione tra i ceti politici della maggioranza dei Ds e della Margherita.

Chi è che farà attenzione acché la necessaria esigenza di dare un ruolo proprio a una sinistra autonoma dopo che i Ds sono rifluiti nel processo che porta al partito democratico non sia da Rifondazione piegato ad accentuare i conflitti interni dell'Unione in termini di rottura della coalizione?

Da questo punto di vista conterà molto la capacità delle sinistre dei Ds a trasformare la loro azione politica da variante della dialettica interna al proprio partito a fattore sistematico di convergenza a sinistra. Meno chiaro è chi starà a presidiare l'area di centro dell'elettorato lucano che, come molti segnali di queste elezioni politiche ci dicono, potrebbe essere tentata a rifluire a destra, soprattutto in quelle zone in cui il consenso al centrosinistra, quando è occasionalmente ampio come nelle regionali dello scorso anno, esprime un rapporto di totale dipendenza dalla politica che non sempre è segno di maturità democratica.

Insomma, il modo in cui si tornerà a esaminare il voto ci dirà anche se nell'agenda politica del centrosinistra lucano prevarrà la riflessione sulla qualità del radicamento dell'Unione nella società lucana o il riposizionamento del suo ceto politico nella mappa degli equilibri tra partiti e nei partiti. E il fatto che l'intera politica regionale sembri immobilizzata nell'attesa di che cosa avverrà a settembre nella composizione della giunta non è esattamente un buon segnale.

Decanter, 2, 2006

   
 
         
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