Sul CROB scelte chiare

Nel corso delle ultime settimane si è riaccesa la discussione sul futuro del CROB di Rionero a partire da una forse troppo allarmata valutazione da parte del consigliere regionale dell'Udc Flovilla di una delibera regionale del 23 marzo di quest'anno. Ai toni un po' sopra le righe di Flovilla ha già risposto, e bene, il segretario provinciale dei Ds, Angelo Nardozza.

Ma poiché ci troviamo di fronte a questioni che, più che di polemiche, hanno bisogno di un costruttivo confronto, penso che sia cosa utile e giusta utilizzare questo ritorno di attenzione sul CROB di Rionero suscitato dalla delibera in questione per fare il punto sulle prospettive di quel che resta - come ci ha ricordato Donato Martello in un suo articolo sulla "Nuova" - un grande ambizioso progetto della politica sanitaria della Basilicata.

Non c'è dubbio, come sottolineava Nardozza, che oggi il CROB è una realtà e soprattutto i medici che ne hanno accompagnato con passione lo sviluppo e l'attività ne hanno fatto un presidio che costituisce un punto di riferimento sempre più accreditato anche oltre i confini della nostra regione. Ma proprio per questo la discussione che si è aperta in queste settimane, più che dalla delibera del 23 marzo, dovrebbe prendere le mosse da un confronto su quale sbocco dare alla sperimentazione gestionale che ha caratterizzato la vita del presidio oncologico di Rionero.

Insomma resta in piedi l'obiettivo di ottenere il riconoscimento di Istituto di ricerca e cura, anche dopo che la legislazione nazionale ha sensibilmente mutato le sue caratteristiche? O vi sono nell'ambito della legislazione attuale altri modelli gestionali attraverso cui realizzare la missione, assegnatagli dal piano sanitario regionale, di anello di congiunzione tra risultati della ricerca e cura sul cancro raggiunti a livello nazionale e internazionale e azione di cura e prevenzione in Basilicata?

E' alla luce di un chiarimento su questo punto, e dall'avvio del confronto su quale sbocco dare all'attuale gestione sperimentale, che va inserita la discussione sulla delibera del 23 marzo passando dall'allarme alla ridefinizione di una prospettiva. E allora, se bisogna confermare questa funzione di cerniera attestata tra funzione regionale e livelli di eccellenza nazionali e internazionali, oggi in una certa misura assicurati dalla convenzione con l'Istituto nazionale tumori di Milano, forse un ripensamento di alcuni aspetti della delibera del 23 marzo sarebbe necessario. Non tanto in termini di contrasto di ipotetici smembramenti e ridimensionamenti del CROB di Rionero, paventati dal consigliere Flovilla, ma avendo come obiettivo un'efficace azione di prevenzione e cura dei tumori nella nostra regione.

Insomma, se il CROB deve assolvere a questa funzione di collegamento tra contrasto dei tumori a livello regionale e ricerca sul piano nazionale, sarebbe necessario che l'azione di comando in materia di oncologia, a cominciare dalla chirurgia, fosse attestata nel presidio di Rionero e non altrove, pur nell'ambito dei necessari coordinamenti tra la sua attività, quella del S. Carlo di Potenza e quella del complesso della rete ospedaliera della regione.
E' una riflessione che va affidata al nuovo assessore regionale alla Sanità, Rocco Colangelo, che si troverà a affrontare in campo di organizzazione sanitaria scelte forse da troppo tempo rinviate.
Vorrei aggiungere che, soprattutto per quanto riguarda il futuro del CROB, anche in nome delle ingenti risorse che la regione ha impegnato in questa impresa, la ricerca della mediazione tra diversi interessi e opinioni ch e attraversano il mondo della sanità regionale non deve mai velare l'efficacia delle scelte che bisogna fare, avendo come bussola l'interesse dei cittadini e dei malati.

E in questo quadro, forse, sarebbe ormai il caso di portare alla luce del sole una discussione che attraversa gli addetti ai lavori e il mondo politico che di sanità si occupa in Basilicata. Mi riferisco a un problema che, prima di essere organizzativo e gestionale è di naturale culturale. E cioè se, senza nulla togliere ai livelli di alta professionalità e all'efficacia delle prestazioni che garantisce il S. Carlo di Potenza che non hanno pari rispetto alle prestazioni presenti nel resto della regione, sia proprio fondata la pretesa di concentrare entro le sue mura e l'organizzazione di quella azienda il monopolio delle prestazioni di eccellenza che la sanità della Basilicata può offrire ai suoi cittadini e a aree limitrofe del Mezzogiorno.

La Gazzetta del Mezzogiorno, 12.6.2005

   
 
         
Copyright © Piero Di Siena.net 2005 | best view 800x600 | webmaster | Aggiungi il sito ai tuoi Preferiti | contatt@mi | credits
Melfi l'Unità il manifesto liberazione emergency.it critica marxista