Basilicata,
Rifondazione mette in discussione la coalizione dell'Unione

La crisi politica che sta attraversando il centrosinistra alla Regione è molto grave. E, se ho ben compreso il succo dell’intervista rilasciata a questo giornale dal segretario di Rifondazione comunista, Giacomo Schettini, non ci troviamo di fronte alla richiesta di un aggiornamento politico e programmatico, anche a tutto campo, dell’alleanza di centrosinistra in Basilicata, ma di un passaggio all’opposizione che non ammette repliche.

Sebbene molte delle posizioni programmatiche, e anche politiche, che hanno indotto Rifondazione a fare questa scelta siano condivisibili, quello che non si può accettare è che si decreti senza possibilità di appello la fine dell’Unione in Basilicata. Quello che stupisce, poi, che una siffatta impostazione, la cui portata comporta implicazioni non di poco conto nelle relazioni politiche nel Mezzogiorno e per certi aspetti anche sul piano nazionale, si sia affermata senza un’ampia discussione che coinvolgesse almeno tutta la sinistra lucana e rendesse chiara all’opinione pubblica l’effettiva posta in gioco.

E’ mia opinione che si debba – fatte decantare le polemiche anche aspre di questi giorni – porre mano a un rilancio della coalizione di centrosinistra e dell’Unione. Se questo dovesse risultare impossibile per Rifondazione, le ragioni dovrebbero essere veramente molto gravi e radicate, e quindi avrebbero dovuto essere evidenti anche quando l’alleanza si è costruita. Perché dunque non denunciarle allora?

De Filippo e Folino hanno giustamente reagito agli accenni sull’intreccio tra politica e affari che, in verità non solo da parte di Rifondazione, sono stati sollevati di recente nel dibattito politico in Basilicata. C’è poi addirittura chi parla di un ruolo palese e occulto della Massoneria. Ma una classe dirigente, oltre che esprimere la propria legittima indignazione, deve interrogarsi con freddezza sul perché illazioni di questo tipo possano essere state formulate persino da amici e alleati.

Mi permetto di insistere sul fatto che tali polemiche possono essere il segnale, sia pur distorto, dell’insofferenza che ormai in settori sempre più vasti di opinione pubblica si prova per le relazioni “corte” che la politica intrattiene, che sarebbe meglio chiamare il perdurare di metodi clientelari nella costruzione del consenso. Essi sono ascrivibili più che ai contenuti della concreta azione di governo della giunta regionale a uno spirito pubblico (quindi condiviso dal ceto politico e dalla società civile insieme) di cui la Basilicata non riesce a liberarsi.

Questo potrebbe essere un tema attraverso cui realizzare quel “cambio di passo” di cui parla la maggioranza dei Ds e rilanciare l’Unione. Tuttavia se questo non dovesse accadere e i rapporti politici emersi in questi giorni si dovessero cristallizzare, sarebbe evidente che il quadro politico in Basilicata avrebbe inevitabilmente un’evoluzione di tipo neocentrista. E le altre componenti di sinistra della coalizione - dai comunisti italiani, ai Verdi, alla sinistra Ds - non potrebbero far finta di nulla e rimanere e guardare.

"La Gazzetta del Mezzogiorno", 11 febbraio 2007

   
 
         
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