Ma che cosa ha combinato De Magistris?

Decanter, 3-4/2009

Ma che cosa ha combinato De Magistris? Il castello accusatorio sui cui si reggevano le sue inchieste sulla Basilicata è stato praticamente raso al suolo dai magistrati che gli sono succeduti alla procura di Catanzaro. Tutti gli indiziati eccellenti prosciolti in istruttoria. I costruttori di Marinagri assolti nel primo grado di giudizio.
E poiché non c'è ragione di dubitare della competenza e della rettitudine dei giudici del capoluogo calabrese, c'è da presumere che la montagna d'indizi che il loro predecessore aveva raccolto non ha trovato i sufficienti riscontri di prova.
Quel che colpisce è che nessuno abbia speso una parola sull'esito d'inchieste giudiziarie che pure avevano, giustamente, sollevato un grande clamore. Nulla dicono gli interessati, oggi tutti prosciolti. La ragione può essere dettata da un grande senso della misura e della discrezione. Ma anche, forse, dal fatto che è interesse di tutti - alla vigilia di elezioni regionali di per sé già molto difficili - mettere la polvere sotto il tappeto per una vicenda che tutti hanno interesse a dimenticare. Nulla dice il De Magistris politico su questa così clamorosa smentita del De Magistris magistrato. E si può comprendere che questo accada per senso dell'opportunità. Ma niente dicono i dirigenti del suo partito, Italia dei Valori, in Basilicata. E questo si comprende di meno. Può una forza politica che ha fatto della giustizia il suo cavallo di battaglia non avere un'opinione sul significato politico dell'esito della più importante vicenda giudiziaria che ha investito le classi dirigenti della regione? Niente ha da dire la sinistra che sembra sempre più distratta rispetto alle cose che contano. Nulla ha da dire la destra lucana che, naturalmente, impegnata com'è a far quadrato attorno a Berlusconi e ai suoi conti non pagati con la giustizia, a tutto è interessata fuorché a mettere in discussione procedimenti che si chiudono con un nulla di fatto.
L'impressione generale che se ne ricava è che la Basilicata che conta, le sue classi dirigenti, non hanno nessuna voglia di guardarsi allo specchio. E di misurarsi con le conseguenze che, comunque, una vicenda così delicata ha lasciato nella vita pubblica della regione.
Questa discussione andrebbe fatta. E a tutto campo. Perché la peggior cosa è dare l'impressione che per tutti i protagonisti - da De Magistris a coloro che sono stati oggetto delle sue attenzioni di magistrato - ora quel che conta è tirare a campare.
Colpisce innanzitutto la disinvoltura con la quale le inchieste sono state condotte, deducibile dall'esito che esse hanno avuto, che corrisponde alla stessa disinvoltura con cui si può passare dalla magistratura alla politica senza avere alcuna assunzione di responsabilità, nella nuova veste assunta, degli esiti dell'azione precedente, che pure non è stata indifferente ai successi raccolti in politica. Mi pare che questa vicenda che riguarda De Magistris la dica lunga sul profilo etico-politico di una forza d'assalto come Italia dei Valori.
Ma tutto ciò è poca cosa rispetto al fatto che inchieste condotte in modo siffatto, e l'esito che producono, contribuiscono ad affossare qualsiasi iniziativa attorno a quella "questione morale" che investe la vita pubblica del nostro tempo, togliendo a essa ogni legittimazione e credibilità.
Eppure da qui bisogna riprovare a partire. Il modo in cui si chiudono le inchieste avviate da De Magistris ci rassicurano del fatto che nella gestione della cosa pubblica in Basilicata in questi anni di governo del centrosinistra non si siano prodotti fenomeni che possano avere un qualche rilievo di natura penale. E ciò non è poca cosa. Ma questo non può farci dimenticare che quelle inchieste sono state rese plausibili e comunque verosimili per un metodo clientelare e lobbistico con cui negli anni si è gestita la cosa pubblica. E i proscioglimenti dei mesi scorsi hanno steso un velo di silenzio anche su questo aspetto, di alcun rilievo penale, ma certamente di un enorme significato politico.
E credo che qualcuno debba anche ringraziare De Magistris, se quella che abbiamo chiamato la sua disinvoltura abbia contribuito - indirettamente e involontariamente - a produrre questo risultato.


Decanter, 3-4/2009

   
 
         
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