Petrolio lucano.
Vi sono scelte che non possono essere misurate con il consenso

Il Quotidiano di Basilicata, 19 maggio 2009

Ora la Basilicata rischia di diventare davvero una colonia. Non per il rapporto che la questione meridionale stabilisce con i processi di globalizzazione, come ha pensato nel corso di questi anni Giacomo Schettini. Ma per responsabilità delle sue classi dirigenti. L’accoglimento al Senato dell’emendamento che riduce per tutti i lucani il prezzo della benzina alla pompa mette di fatto una pietra tombale su una discussione alla pari tra la regione e le compagnie petrolifere sull’entità delle roialties e sul loro impiego, sulle concessioni all’estrazione e le diverse compensazioni anche sul piano ambientale. Alla fine – è facile prevederlo – l’unica compensazione sarà questa. E si rischia di togliere ogni argomento a quanti vogliono che le comunità locali siano parte dirigente nelle decisioni relative all’uso di una risorsa del loro territorio. Che la destra lucana abbia da tempo questa posizione non è e una novità. Toccò, infatti, proprio a me motivare, nella passata legislatura, il voto contrario dei senatori lucani dell’Unione a un emendamento simile a quello accolto in questi giorni, presentato da Taddei e Vicenconte. Cosa è cambiato da allora per indurre i senatori lucani dell’attuale opposizione parlamentare a votare invece a favore?
E’ del tutto evidente che una posizione come quella che ora sto sostenendo rischia l’impopolarità, soprattutto di fronte alla constatazione che una politica delle compensazioni per le estrazioni petrolifere orientata allo sviluppo invece che ai consumi delle famiglie non ha dato nel corso di questi anni gran prova di sé. Ma se, come ha affermato Franceschini nel caso del razzismo, vi sono delle scelte che non possono essere misurate solo con il metro del consenso che sono in grado di produrre, questa è una di quelle. Anche perché essa è la spia di un problema più generale per il futuro della Basilicata.
L’impressione che se ne ricava, infatti, è che la sua classe dirigente sta rinunziando a intervenire da protagonista sul nesso tra prospettive della regione e processi economici più generali che comunque l’attraversano. Nel ventennio che abbiamo alle spalle la Basilicata ha avuto un’occasione che non è toccata a nessuna altra regione meridionale. Petrolio, intervento Fiat, industria del salotto, lo stesso arrivo della Coca Cola nel settore delle acque minerali hanno inserito la Basilicata in processi con forti connessioni con le dinamiche del mercato mondiale. Si trattava di programmare lo sviluppo della regione essendo protagonisti di quelle dinamiche. Si trattava, ad esempio, di intervenire a pieno titolo sul complesso delle politiche industriali della Fiat se si voleva mantenere aperta una prospettiva duratura per lo stabilimento di Melfi, non affidata al successo congiunturale di un solo modello. Si doveva, di fronte al fatto che la competizione internazionale stava spazzando via l’industria del salotto, elaborare una politica che radicasse nel territorio regionale la parte progettuale e ideativa e il segmento di produzione che poteva derivare da una diversificazione improntata a scelte di qualità. Si sarebbe potuto, al cospetto di una potente multinazionale come la Coca Cola, rivedere le condizioni delle concessioni con criteri di maggior favore per il potere pubblico regionale rispetto a quando le fonti di acqua minerale erano concessi a piccoli imprenditori locali. Ora tutto ciò diviene ancora più urgente di fronte ai cambiamenti che la crisi economica mondiale produrrà. Se le classi dirigenti lucane vogliono mantenere nelle proprie mani il destino della regione devono avere un’idea di ciò che può avvenire proprio in quei settori e in quelle realtà che legano la Basilicata a ciò che avviene sul piano più generale.
Perciò la scelta fatta nell’emendamento al Senato che riduce per i lucani il prezzo della benzina ha un valore indicativo e, per certi versi, simbolico. Svela una rinuncia a intervenire nei processi per accontentarsi di raccogliere e distribuire le briciole. A ben vedere è in questa assenza di un disegno e di una prospettiva la radice vera della crisi del centrosinistra in Basilicata


Il Quotidiano di Basilicata, 19 maggio 2009

   
 
         
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