Radioterapia al San Carlo? Parliamo prima del Crob

Il Quotidiano di Basilicata, 24 febbraio 2009

Naturalmente non tocca a me intervenire nella discussione se sia utile o meno che ci sia un nuovo presidio di radioterapia, oltre a quelli disponibili presso l’Ircss di Rionero, in Basilicata. E se questo debba essere allocato presso l’ospedale S. Carlo di Potenza piuttosto che a Matera o a Lagonegro. Non ne avrei le competenze e i titoli. La Regione ha la responsabilità della programmazione sanitaria regionale e l’assessore Potenza saprà quello che fa.
Ma avendo avuto in veste di parlamentare eletto in Basilicata nella passata legislatura un qualche ruolo nella realizzazione dell’obiettivo di trasformare il CROB di Rionero in Istituto di Ricovero e Cura a Carattere scientifico, ciò che mi preoccupa è che la discussione in corso denota una sottovalutazione del vero problema che le sta alle spalle.
Mi riferisco al fatto che il dibattito e le polemiche di queste settimane sul nuovo acceleratore per la radioterapia a Potenza si sono accentrate sul fatto se questa scelta sia compatibile o meno con la funzione del CROB quale centro di riferimento per la cura delle patologie oncologiche nella regione e su a chi spetti la titolarità della programmazione sanitaria a livello regionale in questo campo, sia per la prevenzione che per la cura.
Nessuno, mi pare, si è misurato con la novità che è presente da un anno a questa parte. Nemmeno il consigliere Marcello Pittella che ha speso nella discussione in corso parole assennate. E cioè che in Basilicata ora c’è, per volontà della Regione che sia pure tra contraddizioni e limiti ha perseguito questo obiettivo, un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere scientifico che attende dopo un biennio di attività di veder confermata da parte del ministero questa scelta. Il problema che ci si dovrebbe porre è come l’attività di Rionero sia saldamente inserita in un circuito almeno nazionale di attività di ricerca e di sperimentazione all’avanguardia nella cura del cancro e come questo si rifletta positivamente sulla programmazione regionale degli interventi nel settore. E viceversa come le scelte di quest’ultima non siano di ostacolo all’obiettivo di stabilizzare il sistema di relazioni del CROB sul piano generale e i benefici che ne possono derivare alla sua attività.
Il problema da affrontare è culturale oltre che politico. E esso deriva innanzitutto, a mio parere, dal fatto che l’orientamento delle elites sanitarie in Basilicata prodotte prevalentemente dall’esperienza maturata nel S. Carlo di Potenza sono affette da una sorta di sindrome di autosufficienza che rasenta a volte il provincialismo, attutita dal ricorso di tanto in tanto a rapporti di consulenza stipulati a titolo individuale con esponenti di punta della medicina sul piano nazionale. Questo atteggiamento nel corso degli anni – è vero - ha messo al riparo la sanità lucana da incursioni e contaminazioni con le altre realtà della sanità meridionale spesso allo sfascio, garantendo ai cittadini della Basilicata prestazioni sanitarie ospedaliere di gran lunga sopra la media del resto del Mezzogiorno. E di questo i lucani al S. Carlo debbono essere grati.
Ma oggi il problema è un altro. E cioè se nel campo dell’oncologia la presenza dell’Ircss a Rionero consenta alla Basilicata di fare un salto di qualità in campo sanitario e di diventare effettivamente punto di riferimento di eccellenza per tutto il Mezzogiorno continentale.
Da questo punto di vista sarebbe più interessante capire, dopo un anno, quali risultati ci siano nella sperimentazione biennale prevista per Rionero, quando e come sarà nominato il nuovo direttore scientifico essendo il prof. Marco Salvatore diventato incompatibile, quando verrà insediato il comitato di indirizzo che potrebbe consentire allo stesso prof. Salvatore e a altri che hanno contribuito al successo dell’esperienza del CROB di continuare a dare il proprio apporto in questo anno per tanti aspetti cruciale per il successo dell’impresa. E sapere che cosa stia facendo il nuovo amministratore unico in questa direzione. Fino alla nomina del prof. Salvatore per avere un direttore scientifico che fosse adatto a perseguire gli obiettivi di cui c’era il bisogno si è atteso un decennio o giù di lì. E vi sono stati anni nei quali non c’è nemmeno stato un direttore scientifico. Mi auguro che non si voglia tornare a quella situazione.


Il Quotidiano di Basilicata, 24 febbraio 2009

   
 
         
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