Responsabilità (anche di Folino)
e non guerra per uscire dalla crisi

Il Quotidiano di Basilicata, 4 gennaio 2009

È bastata la prima riunione di giunta, dedicata alle nomine dei vertici delle aziende sanitarie, per rischiare di mandare all’aria la “tregua” che De Filippo aveva ottenuto con la riconferma della vecchia giunta e l’interim alle Attività produttive dopo un mese di crisi. È la dimostrazione che il punto di dissoluzione a cui sono arrivati i rapporti politici tra e nei partiti del centrosinistra lucano non consente il ricorso a “pannicelli caldi”. Il fatto poi che la nomine in Sanità si siano concentrate su dirigenti, certamente di provata esperienza e capacità, ma tutti facenti capo alle diverse componenti interne al Pd, dimostra come – nel quadro delle relazioni determinate dalla lotta interna al Partito democratico – le forze minori del centrosinistra rischiano di essere ridotte a mere portatrici d’acqua di questa o quella fazione del partito maggiore. Nemmeno una considerazione di puro buon senso – come il fatto che sarebbe stato opportuno che l’amministratore unico del Crob, Donato Greco, che ha realizzato il traguardo della sua trasformazione in Irccs, venisse riconfermato almeno per il biennio di prova del nuovo Istituto – è prevalsa rispetto alle logiche spartitorie all’interno del Pd.
Dovrebbe essere del tutto evidente che, se non si vuole consegnare la Regione su un piatto d’argento alla destra, così non è possibile andare avanti. Tra il partito principale della coalizione ormai balcanizzato, un consiglio regionale i cui componenti sono per lo più ormai staccati da qualsiasi organizzazione politica di riferimento, e quindi per forza di cose ridotto a mera rappresentazione di un trasformismo ormai imperante, una “questione morale” che sussiste indipendentemente dalle più o meno opinabili inchieste della magistratura, l’esito allo stato delle cose rischia di essere per le forze del centrosinistra un disastro senza precedenti. E sarebbe pura illusione se qualcuna di esse pensasse di salvarsene chiamandosi fuori in dirittura di arrivo rispetto alle prossime scadenze elettorali. Ci vuole serietà e bisogna essere privi di ogni indulgenza verso ogni manifestazione demagogica. Per esempio il Folino “operaista” del dopo dimissioni sarebbe oggi più credibile se accompagnasse questa scelta con una seria autocritica del suo operato e delle sue posizioni di un ventennio. Cosa che la Fiom prima di prodigarsi in attestati di stima, in verità imbarazzanti per un sindacato che ha fatto dell’indipendenza dalla politica il suo principale tratto identitario, avrebbe dovuto chiedere.
In questa situazione affrontare, da parte della sinistra lucana, in modo unitario la crisi del centrosinistra non è una scelta come tante altre, che possa essere sottoposta a revoca, ma un dovere verso la comunità regionale. È questa una posizione che, del resto, sostiene da tempo la segreteria regionale di Rifondazione comunista. È quanto, sia pure con un incomprensibile ritardo, in un comunicato uscito l’ultimo dell’anno hanno dichiarato i dirigenti di Sinistra democratica. Che cosa si aspetta a dare seguito a queste posizioni, non attraverso conciliaboli tra gruppi ristretti ma in una iniziativa pubblica nella quale anche orientamenti diversi possano essere discussi alla luce del sole?
È mia opinione poi che la sinistra unita, se vuol dare un contributo positivo alla soluzione della crisi politica, debba porsi immediatamente l’obiettivo di creare con socialisti e Italia dei Valori (non avrei preclusioni nemmeno se settori del centro moderato fossero disponibili) un’intesa, una sorta di patto di consultazione, un fronte comune con cui affrontare il confronto con il Pd. Uno dei primi effetti di questo atto politico potrebbe essere quello che nello stesso Pd, per reazione, ritorni un certo spirito di corpo e un senso reciproco di responsabilità, che sarebbe comunque meglio di questa guerra di tutti contro tutti.
Naturalmente una tale intesa dovrebbe avere a suo oggetto un programma politico capace di affrontare gli effetti devastanti che la crisi economica sicuramente avrà sulla Basilicata e porre il tema di un rilancio della moralità pubblica di chi amministra su cui da tempo si addensano ombre.
Sarebbe altresì importante che a tutto ciò si accompagni un rinnovamento profondo delle classi dirigenti del centrosinistra (il quale non può essere ridotto a un problema di avvicendamento tra generazioni), che produca una soluzione di continuità con la storia politica dell’ultimo quindicennio, una storia nella quale ci sono stati anche molti meriti ma che le vicende delle ultime settimane ci dicono definitivamente esaurita.
Prima tra le forze del centrosinistra lucano si capirà che questa via d’uscita dalla crisi non ha alternative e meglio sarà.


Il Quotidiano di Basilicata, 4 gennaio 2009

   
 
         
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