Crisi alla Regione
La soluzione dov’è?

Il Quotidiano di Basilicata, 10 dicembre 2008

La Basilicata è nella bufera. La giunta regionale rassegna le dimissioni nel momento in cui gli effetti della crisi economica internazionale si abbatte su di essa con effetti più devastanti che altrove, dato che quasi un ventennio di governo del centrosinistra non ha saputo curarne le fragilità antiche e nuove che caratterizzano la sua compagine sociale, la sua economia, e i rapporti che con queste intrattiene la politica. Rassegna le dimissioni in un momento in cui su importanti realtà amministrative guidate dal Pd, da Firenze a Napoli, si apre una questione morale (qualcosa di più e altro dall’esito stesso delle vicende giudiziarie che riguardano amministratori pubblici) che in Basilicata si è palesata già ormai da alcuni anni. Rassegna le dimissioni in una situazione in cui nel Paese la destra è saldamente al potere, la sinistra è a rischio di estinzione, e un misto di autoritarismo e populismo sembra far breccia nell’opinione pubblica nazionale.
Ha ragione Vito De Filippo quando nel suo intervento in Consiglio regionale sabato scorso ha detto che siamo di fronte non a una crisi di governo ma a una crisi politica. Anche se probabilmente si illude se pensa che l’attività di governo della giunta che egli ha presieduto sia estranea a tale crisi, che non è importata dall’esterno ma nasce dalla scelta compiuta nell’estate del 2007 di dare uno sbocco centrista alle difficoltà insorte nei rapporti a sinistra, e segnatamente con Rifondazione. Si è pensato così, probabilmente, di dare ulteriore spazio a quelle relazioni “corte” (leggi modello clientelare di costruzione del consenso) con gli interessi operanti nella società regionale, teorizzate da autorevoli esponenti del Pd sin dai tempi in cui c’erano ancora i Ds e la Margherita.
Vincenzo Folino, provocando le dimissioni dell’intera giunta regionale, ha avuto il merito di portare alla luce del sole questa crisi politica che covava sotto la cenere e da tempo aveva prodotto una guerra intestina al Pd senza esclusione di colpi. Naturalmente sarebbe risibile attribuire all’assessore alle attività produttive la responsabilità del vero e proprio disastro che si è abbattuto sull’industria e l’intera economia lucana. Come sarebbe altrettanto pretestuoso attribuirlo all’operato della giunta e del presidente della Regione. Anche se un agire politico troppo a lungo modellato su quelle relazione “corte” ha probabilmente fatto affrontare una situazione, che aveva bisogno di interventi sistemici, come se essa fosse il frutto di una sorta di sommatoria di crisi aziendali.
Ora ciò che stupisce è che di fronte a questa crisi politica – come la chiama il presidente della Regione - da parte delle diverse forze della sinistra lucana, salvo rare eccezioni, non si riesce a formulare una posizione e una proposta politica degne di questo nome. Soprattutto da parte dei suoi esponenti in Consiglio regionale si afferma la necessità di confermare la coalizione che ha vinto le elezioni regionali nel 2005 e si mette in guardia da un possibile allargamento all’Udc della maggioranza attuale. In verità non so di quale maggioranza si parli. Quella che ha vinto le elezioni del 2005 non c’è più dall’esito della crisi di giunta di due anni dopo e non c’è più nemmeno nelle forze politiche che la componevano. Al posto di Ds e Margherita c’è il Pd, la sinistra sembra non essere in grado di superare il trauma della sconfitta della scorsa primavera, è scomparsa l’Udeur. Gran parte dei componenti del consiglio regionale hanno un rapporto incerto con il sistema dei partiti esso stesso sottoposto a forti fibrillazioni. Paventare l’allargamento all’Udc lucana della maggioranza come uno spostamento al centro della coalizione significa dimenticare che tale spostamento c’è già stato e che il problema in Basilicata non sono l’Udc né Italia dei Valori ma è il Pd e lo spazio che ad esso viene concesso da attori politici divisi e tra loro rissosi che, facendosi interpretare come possibili interlocutori di questa o quella cordata all’interno del Partito democratico, ne contribuiscono a alimentare la conflittualità e l’instabilità.
So di scandalizzare molti della mia parte politica. Ma la mia opinione è che se la sinistra avesse la necessaria determinazione e autorevolezza per svolgere un ruolo autonomo dovrebbe essa promuovere una convergenza di tutte le formazioni minori estranee al centrodestra lucano per costringere il Pd nella sua interezza a misurarsi con un complesso di forze che rinunciano così a svolgere un ruolo ancillare.
Ma per fare una scelta siffatta, ovvero per costruire un’alternativa capace di contrapporsi al quadro politico regionale così come è andato evolvendo negli ultimi due anni, sarebbe necessario che la sinistra si presentasse unita al confronto sul modo in cui uscire da questa crisi politica. Quando parlo della sinistra non penso solo ai reduci della Sinistra l’Arcobaleno che, ogni volta che si mettono insieme, pensano con orrore a quella esperienza fallimentare, ma anche ai socialisti che in Basilicata hanno una presenza significativa nella società e nelle istituzioni.
L’obiettivo dovrebbe essere, per quel che mi riguarda, non l’arroccamento all’opposizione ma la costruzione delle condizioni politiche di una nuova coalizione democratica capace di produrre quelle discontinuità necessarie - nei programmi, nei metodi di formazione del consenso, nella selezione delle classi dirigenti - indispensabile per impedire che anche nella nostra regione la destra prenda il sopravvento.


Il Quotidiano di Basilicata, 10 dicembre 2008

   
 
         
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