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11 maggio 2007
PER LA COSTRUZIONE DI UN NUOVO SOGGETTO POLITICO DELLA SINISTRA ITALIANA
Seminario di studi a Roma
11 maggio, ore 15.00 - Sala Conferenze, via del Pozzetto 158

leggi la Relazione introduttiva

leggi l'Ordine del giorno

Un nuovo appuntamento del lavoro che da mesi stiamo conducendo con altre associazioni della sinistra per la costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra italiana.
In questa occasione daremo vita a quel movimento di opinione, un forum di associazioni, che adottano come propria piattaforma politica e ideale il documento che abbiamo elaborato lo scorso anno, che abbiamo annunciato nella manifestazione del 10 marzo.
La nuova situazione politica che si è determinata a sinistra con il varo della Sinistra europea e la nascita della Sinistra democratica conferiscono attualità politica al nostro impegno di anni. Questa è la ragione perché intensifichiamo i nostri sforzi e la nostra iniziativa politica sia sul piano nazionale che sui territori dove il nostro contributo alla costruzione delle Case della Sinistra, luoghi unitari di iniziativa comune, diventa un obiettivo che diamo a noi stessi di particolare importanza.

Questo il programma:
Per la sinistra - Forum Nazionale
Introduce: Piero Di Siena
Presiede: Aldo Tortorella

Interverranno: Mario Agostinelli, Giorgio Airaudo, Vito Angiuli, Viola Arcuri, Maria Luisa Boccia, Franco Bonello, Paolo Brutti, Paolo Cento, Paolo Ciofi, Armando Cossutta, Maura Cossutta, Claudio Cugusi, Sandro Curzi, Alessandro Cardulli, Alessio D'Amato, Walter De Cesaris, Antonello Falomi, Piero Folena, Pino Galeota, Rocco Giacomino, Giorgio Mele, Enrico Moricone, Diego Novelli, Gianfranco Pagliarulo, Giampaolo Patta, Ciro Pesacane, Francesca Re David, Tiziano Rinaldini, Mimmo Rizzuti, Nino Ronzitti, Ersilia Salvato, Nicola Tranfaglia.

Relazione introduttiva
UN FORUM DELLE ASSOCIAZIONI PER LA SINISTRA
Piero Di Siena

Siamo oggi a una nuova tappa del cammino che, ormai circa un anno fa, abbiamo intrapreso con il seminario di Orvieto promosso dall'Associazione per il rinnovamento della sinistra, Uniti a Sinistra e Associazione RossoVerde nel luglio del 2006. A partire da quella data abbiamo elaborato un documento con il quale abbiamo inteso contribuire alla discussione che - sapevamo - presto si sarebbe aperta sulla costruzione di un nuovo soggetto della sinistra politica in Italia. Ne abbiamo discusso in molteplici occasioni in ogni parte di Italia.

Oggi apriamo una fase nuova. Sulla base di quel documento alcune associazioni, nazionali e regionali, intendono dare vita a un forum nazionale, aperto a adesioni successive di soggetti collettivi e di singoli, che dovrebbe quanto prima costituire un proprio coordinamento nazionale e coordinamenti regionali. L'obiettivo è quello di concorrere con le nostre idee delineate in quel documento e la nostra iniziativa culturale e politica alla costruzione di quel soggetto politico unitario della sinistra italiana di cui da tempo avvertiamo il bisogno.

Nel corso degli ultimi mesi e delle ultime settimane - con il compimento del processo che porterà a metà giugno alla nascita di Sinistra Europea, con lo spirito unitario con cui si sono chiuse le recenti assisi dei comunisti italiani e dei Verdi, con la formazione da parte della Sinistra Ds del movimento politico Sinistra democratica - quell'obiettivo è ormai all'ordine del giorno nel dibattito politico della sinistra italiana. La stessa costituente socialista lanciata dallo Sdi e da quanti si richiamano comunque alle tradizioni del Psi è resa possibile da queste aspettative e da questo clima politico. E tante iniziative, tendenti allo stesso fine, sono in corso: quella nostra di oggi, quella promossa per domani dal Cantiere di Achille Occhetto a cui molti di noi porteranno il loro contributo di idee.

Ciò non vuol dire, tuttavia, che tale obiettivo sia a portata di mano, come dimostrano - dopo i primi entusiasmi - i numerosi distinguo e le battute di arresto che provengono dall'interno di tutte le forze della sinistra attuale. E' sempre più evidente infatti che, se non si realizza a sinistra un rinnovamento profondo delle culture politiche e dell'agire politico, l'impresa potrebbe rivelarsi molto ardua o addirittura impossibile. Ritornerebbero ad affermarsi criteri di divisione politica, tra sinistra radicale e sinistra moderata, tra comunisti e socialisti, frutto di uno sguardo rivolto al passato. Ritornerebbe a manifestarsi l'ossessione delle "due sinistre" che sta alla base delle divisioni degli anni Novanta e che costituisce una delle matrici della deriva dei Ds verso il Partito democratico. Sarebbe la fine per la sinistra in Italia. E sarebbe, non è eccessivo affermarlo, anche un ulteriore segnale di quanto a rischio sia la sinistra in Europa. E del resto, se ciò dovesse accadere in Italia, il cammino del nostro paese verso il futuro sarebbe più buio e incerto. E se qualcosa di simile dovesse accadere a livello continentale, verrebbe largamente pregiudicata la missione di civilizzazione che l'Europa dovrebbe svolgere in un mondo messo sotto assedio dai fondamentalismi e dal sentimento di insicurezza che la globalizzazione capitalistica produce. Tendenze che danno vita al razzismo e al populismo su cui la destra europea costruisce il suo forte radicamento popolare, come viene riconfermato per certi aspetti dai recenti risultati delle presidenziali francesi.

A maggior ragione quindi pensiamo che - per costruire una sinistra nuova - ci sia bisogno di noi, di uomini e donne, compagne e compagni che nella dimensione associativa come forma nuova benché non esclusiva dell'agire politico hanno inteso praticare la possibilità di una sinistra nuova, evocando la necessità di una lotta alla separazione tra politica e società, rappresentanti e rappresentati, tra politica e vita.
E tuttavia l’obiettivo di contribuire alla costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra italiana, che resta la nostra principale aspirazione, non ci deve far dimenticare che c’è un’esigenza di unità politica a sinistra tra le forze attualmente esistenti che appare particolarmente urgente. Se, del resto, essa non dovesse realizzarsi in tempi brevi anche la possibilità di costruire una sinistra nuova potrebbe esserne compromessa.

Comunque, un’alleanza politica a sinistra è necessaria soprattutto per dare equilibrio e stabilità all'azione del governo Prodi e alla coalizione di centrosinistra. Da questo punto di vista, non c'è tempo da perdere. Vi è, come la manifestazione di domani indetta sui temi della famiglia dimostra, una vasta offensiva che tenta di penetrare tra gli strati profondi della società italiana. La coalizione che guida il paese si dimostra invece ancora una volta incerta e divisa. Lo scontro che - dalle convivenze di fatto ai temi della laicità dello Stato e della politica, dalle pensioni ai contratti a partire dal pubblico impiego e dalla scuola, fino all'utilizzo delle risorse provenienti dalle maggiori entrate fiscali - è in atto nella maggioranza, dimostra che non bastano più i richiami al programma dell'Unione, o all'esito in verità evanescente dell'incontro di gennaio a Caserta, o ai dodici punti illustrati da Prodi all'indomani della crisi di governo. Sarebbe necessario, prima del varo del Dpef, un chiarimento che rinvii a un accordo di maggiore spessore politico e programmatico. Sulla stessa politica estera, campo su cui si è realizzata la più ampia convergenza nell'Unione, è giunto ormai il momento di verificare l'effettiva praticabilità, soprattutto per quel che riguarda l'Afghanistan, della politica di pace che il governo italiano intende perseguire e che costituisce l’unica giustificazione della presenza delle nostre truppe fuori dai confini nazionali.

A questo appuntamento di verifica degli obiettivi della coalizione, nell'interesse della sua stessa sopravvivenza, sarebbe utile che si arrivi avendo realizzato, prima, l'unità politica e programmatica della sinistra dell'Unione, una piattaforma comune da portare al confronto con l'ala moderata della coalizione.

A questo scopo sarebbe utile che, dopo la costituzione alla Camera e al Senato dei gruppi della Sinistra democratica, si realizzasse tra i gruppi della sinistra un coordinamento, come ha proposto Russo Spena per il Senato, per dare un indirizzo unitario all'azione parlamentare della sinistra nel sostegno alle politiche del governo.

Ciò favorirebbe, per i prossimi appuntamenti elettorali, la presentazione di liste unitarie di sinistra nel quadro di un'azione comune che guardi a una riforma della legge elettorale per le elezioni politiche che contemporaneamente favorisca l'aggregazione politica e la rappresentanza (il cosiddetto modello tedesco), contrastando le tentazioni ipermaggioritarie che si esprimono in modo particolare nell'iniziativa referendaria in nome non degli interessi dei piccoli partiti ma di quelli della democrazia italiana.
Porsi l'obiettivo di realizzare sui contenuti programmatici attinenti all'azione di governo l'unità della sinistra dell'Unione contribuisce, altresì, a liberare la discussione sul futuro della sinistra italiana da ipoteche che riguardano le appartenze politiche che tuttavia non fanno i conti con una convergenza di sentire politico e di obiettivi che scaturisce dall'azione politica reale.

Nel favorire queste convergenze, nel vivo della lotta politica immediata e nel confronto stringente sull'azione di governo del paese, noi vediamo la progressiva costruzione di un legame, di esperienze comuni sul piano parlamentare e istituzionale capaci di delineare i confini entro i quali potrà realizzarsi quell'azione di rinnovamento necessaria alla costruzione di una sinistra nuova.

Come si è detto, questa alleanza tra le attuali forze della sinistra è una premessa necessaria e tuttavia non sufficiente per la costruzione di una sinistra nuova. Le grandi sfide che ha di fronte l'umanità - da quella ambientale all'affermarsi di un senso comune non oscurato dai fanatismi del tempo presente, dal tema della pace e della non violenza come criterio dell'agire politico a quello di un diverso ordine antropologico fondato sulla differenza di genere - possono tornare ad essere affrontate con la speranza di poterle vincere solo se la sinistra ritrova nel lavoro il suo fondamento sociale, non solo nella sostanziale difesa delle conquiste del lavoro realizzate in Europa nel secolo scorso ma per quello che il lavoro, a partire dalla sua generale condizione di precarietà, rappresenta nel tempo presente, ne esprime le nuove e inedite contraddizioni, per cercare di capire come ( per usare un'antica espressione) liberando se stesso contribuisce alla lotta per liberare tutta l'umanità.

Sappiamo bene, come ha detto Walter Veltroni al congresso dei Ds, che la sinistra nel mondo non è tutta socialista, che solo in Europa ha resistito quel legame tra sinistra e movimento operaio che abbiamo conosciuto nel secolo scorso e che costituisce il fondamento stesso delle idealità socialiste. E aggiungiamo che se oggi il mondo rischia di essere preda di contrapposti fondamentalismi ciò è anche il frutto del fallimento dell'unico tentativo di universalizzazione del socialismo praticato dal movimento comunista internazionale spesso attraverso scorciatoie dall'esito tragico.

Ma sarebbe singolare che ora in cui il lavoro sottoposto al dominio capitalistico ha un'estensione senza precedenti su scala mondiale, proprio in Europa, che l'unico posto al mondo in cui - rinnovato nelle forme e nei contenuti - il legame tra sinistra e lavoro può essere riaffermato sul terreno dell'evoluzione di un’esperienza storica consolidata, qui esso venga reciso. Come avviene con la formazione del Partito democratico, come per qualche aspetto sin dagli anni Novanta sono stati tentati di fare importanti partiti socialisti europei. Si tratta di una questione cruciale ora che, soprattutto dopo le elezioni francesi, appare a molti che oltre che in Italia anche nel resto d’Europa per la sinistra che vuole governare si impone una scelta strategica di centrosinistra. Si tratta però di evitare, perché questa scelta possa effettivamente essere un’alternativa popolare alla destra europea, che tale scelta non significhi che la sinistra che si faccia essa stessa centro come sta avvenendo in Italia per i Ds nel partito democratico e come, in parte, è avvenuto con l’esperienza blairista in Inghilterra.

E' mia opinione che gli stessi temi relativi alla sessualità, alla differenza di genere, al rapporto tra la vita e la morte, a quello tra sentimento religioso e senso del limite affidato a un sapere critico laicamente costruito, al superamento dei conflitti e dei pregiudizi razziali, che costituiscono le frontiere nuove dell'agire politico entro le quali costruire una nuova attribuzione di senso al rapporto tra politica e vita, che appare ormai logoro e compromesso agli occhi dei più, potranno essere affrontati solo in una società resa più generosa e accogliente sul terreno della giustizia sociale, nella quale si possa evitare che uomini e donne insicuri della loro condizione materiale siano per istinto di difesa travolti da culture e sentimenti regressivi. Non credo insomma a un socialismo dei diritti civili e umani separato da quello dei diritti sociali e della liberazione del lavoro.

Per queste ragioni abbiamo indicato nel nostro documento quali possono essere a nostro parere le nuove frontiere della lotta per la libertà del lavoro nell'età del capitalismo globalizzato: dal rapporto tra tempo di vita e tempo di lavoro, all'obiettivo di una inedita alleanza tra scienza e lavoro, alla costruzione di un nuovo modello di democrazia economica nel rapporto tra lavoro, impresa e sviluppo dei mercati finanziari.

In questo percorso costruire una sinistra nuova è soprattutto dare rappresentanza politica al lavoro. Questa è la sfida che abbiamo di fronte, questa è la frontiera del “nuovo socialismo”, formula che ricorre comunemente e per vie del tutto indipendenti sia nei nostri documenti che in quelli della Sinistra europea e in quelli della Sinistra democratica.

Non voglio ora sfuggire al problema che una sinistra nuova in Italia non può nascere se non in rapporto a ciò che è e diventerà la sinistra in Europa. La dimensione europea, quella della sua unità politica, costituisce del resto il terreno costitutivo del progetto della Sinistra europea a suo tempo lanciato da Rifondazione comunista. D'altro canto la Sinistra Ds e la mozione Angius hanno fatto del loro rapporto con il Partito del socialismo europeo l'architrave della loro lotta all'interno dei Ds contro la prospettiva del Partito democratico. La mia personale opinione è che nessuna sinistra nuova e unitaria può nascere nel nostro paese al di fuori di un rapporto e un confronto con le grandi forze organizzate del socialismo europeo. Ma queste non sono un porto tranquillo a cui approdare o rimanere ancorati, ma un campo in cui convivono tendenze diverse e spesso attraversato dagli stessi dilemmi che sul piano dei contenuti in Italia hanno prodotto le scelte che hanno portato al Partito democratico. Misurarsi con le forze fondamentali del socialismo europeo significa quindi partecipare al confronto e spesso alla lotta che riguarda il suo sbocco storico. Essa sarà, però, una lotta che potrà avere l’esito da noi auspicato solo se nella sinistra in Europa cadano contemporaneamente le antiche muraglie cinesi tra comunismo e socialismo, tra antagonismo e riformismo, si superino cioè i dilemmi che hanno caratterizzato il movimento operaio del secolo scorso. In questo senso, e non per civetteria con una qualche forma di "nuovismo", pensiamo che nella sinistra non ci sia niente da rifondare ma un "nuovo socialismo" da costruire a partire dalle soluzioni che sapremo dare alle contraddizioni del tempo presente.

Siamo tuttavia consapevoli che, se vogliamo far vivere queste idee esse debbono sapersi incontrare con le aspirazioni e i bisogni di tanti uomini e donne comuni, con i loro timori e i loro sogni. Perciò, mettere in rete le nostre energie, pensare a un soggetto politico nuovo della sinistra italiana, vuol dire contribuire a costruire una grande forza di ispirazione popolare a partire da tanti nodi irrisolti nella società italiana.
Abbiamo, sin dalla precedente iniziativa tematica del 10 marzo, messo in cantiere momenti di discussione sui temi dell’ambiente, della pace, della rappresentanza del lavoro. Vedo di fronte a noi, al lavoro delle nostre associazioni, la possibilità che altri nodi siano affrontati: il rapporto, in tante realtà lacerato o mai stabilito, tra classe operaia e sinistra nel nord del paese; che cosa sia oggi la rete dei poteri locali dell’Italia centrale, storico patrimonio della sinistra italiana, ma della cui funzione di progresso si stanno smarrendo le tracce; lo stato del centrosinistra nel mezzogiorno sul cui declino si accumulano tanti segnali inquietanti; un ripensamento del rapporto tra pubblico e privato nel nostro paese, dopo un decennio di privatizzazioni, entro cui far crescere una strategia dei “beni comuni” che riguardi le risorse naturali, dall’acqua alle materie prime, ma che si estenda alle reti e alle infrastrutture, e comprenda istruzione e sanità.

Insomma, l’obiettivo di un nuovo soggetto politico della sinistra italiana per essere realizzato necessita di un lavoro politico su più piani: un nuovo orizzonte di principi e valori da costruire nel tempo, un’alleanza politica immediata tra le diverse forze della sinistra dell’Unione oggi, un’azione politica che si misuri con nodi di fondo della società italiana.
Ma esso necessita anche di un’organizzazione di base. Sin da ora per movimenti e partiti che restano distinti tra loro, nei territori e rispetto ai problemi locali – dalle grandi città ai piccoli comuni -, proponiamo che in forma generalizzata si realizzi l’esperienza di una pratica comune su obiettivi comuni. Per questa ragione la proposta, la più importante tra tutte, che avanziamo a movimenti e partiti, a quelle esperienze che nel sindacato e nell’associazionismo vogliono contribuire a creare un nuovo agire politico, è quella di dar vita nel corpo del paese, nelle diverse realtà locali, alle Case della sinistra quali fondamentali luoghi della partecipazione politica.

La nostra ambizione dunque è cercare di contribuire al capitolo nuovo che si apre per la sinistra italiana con spirito unitario e animati da una grande volontà di rinnovamento, attraverso un processo che sia aperto a tutti, che non chiuda le porte a nessuno, anche ai tanti che sceglieranno oggi il Partito democratico e potrebbero domani esserne delusi, a quanti vengono da quella tradizione del socialismo italiano che è stata ragione sino agli anni novanta di uno scontro aspro nella sinistra italiana, ma che oggi potrebbe concorrere a una nuova presenza politica di impianto riformatore. Ma tutto ciò deve essere fatto guardando al futuro, alle sfide inedite che sono di fronte a noi, senza replicare le contrapposizioni (tra socialisti e comunisti, radicali e riformisti) che nel Novecento hanno spesso assunto le movenze della tragedia ma che oggi avrebbero solo, probabilmente, quelle della farsa.
Roma, 11 maggio 2007

Ordine del giorno
Sulla base delle decisioni prese nell'assemblea del 10 marzo e aderendo agli indirizzi del documento presentato il 7 novembre del 2006 diamo vita al

“Forum delle associazioni per la sinistra”

aperto all’adesione di soggetti individuali e collettivi che vogliano contribuire alla nascita di un soggetto politico della sinistra che abbia alla propria base l’idea di un nuovo socialismo, pacifista, ambientalista, antiliberista, libertario, partecipativo, in cui possano riconoscersi i lavoratori e le lavoratrici del nostro paese e quanti non hanno oggi rappresentanza.

Salutiamo le grandi novità intervenute negli ultimi mesi e ricche di promesse per l'avvenire: la decisione della Sinistra Ds di dare vita ad un movimento autonomo; la disponibilità dei Verdi e del Pdci ad un percorso unitario; la decisione della Sinistra Europea di tenere in giugno il proprio congresso fondativo.

Auspichiamo che tutti questi percorsi trovino al più presto un punto di incontro che sia l'inizio di un cammino di unitario che è responsabilità dei partiti, dei movimenti e dei loro gruppi dirigenti attuare. Lo scopo è di dare vita ad un soggetto unitario, una casa per quanti, da anni, attendono che la sinistra trovi la forza dell’unità per noi oggi e per le giovani generazioni.

Siamo coscienti che l’unità è un cammino accidentato, sul quale altri tentativi sono falliti. La condizione essenziale per avere successo è la disponibilità di ciascuno a una discussione vera, senza pregiudiziali relative ad appartenenze a partiti e movimenti della sinistra, in cui ciascuno concorra alla realizzazione dell'obiettivo comune.

Auspichiamo che le forze politiche organizzate, i movimenti, la sinistra diffusa possano oggi darsi alcuni obiettivi comuni. Proponiamo perciò:

  • di costruire nei territori le “Case della sinistra”, in cui siano presenti sia i soggetti organizzati - partiti, associazioni, movimenti - che i singoli interessati alla costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra italiana.
  • di dare vita, nelle istituzioni elettive tanto nazionali che territoriali, a coordinamenti tra gli eletti appartenenti ai gruppi della sinistra dell'Unione al fine di incidere sull'agenda dei governi nazionale e locali.
  • di lavorare sin da ora perché negli appuntamenti elettorali successivi a quelli attuali si possano presentare liste comuni della sinistra.

La prospettiva di un soggetto politico unitario passa attraverso uno straordinario lavoro di rinnovamento della cultura politica ma anche da un'intesa da costruire su punti essenziali e irrinunciabili di impegno comune.

Associazione per il Rinnovamento della Sinistra, Uniti a Sinistra, Associazione RossoVerde, Sinistra RossoVerde, L’Altralombardia, Sinistra Ligure, Sinistra Romana, articolouno, Cias, Bella Ciao, Movimento sardista, Associazione Luigi Longo, Per la sinistra.

Roma, 11 maggio 2007


   
 
         
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