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7 novembre 2006

Una Sinistra nuova per rispondere alle sfide del mondo contemporaneo
Presentazione del documento dopo Orvieto

Martedì 7 novembre presso la sala stampa della Camera dei Deputati, Uniti a Sinistra, l'Associazione Rossoverde e l'Associazione per il rinnovamento della Sinistra, hanno presentato in conferenza stampa il documento congiunto: "UNA SINISTRA NUOVA PER RISPONDERE ALLE SFIDE DEL MONDO CONTEMPORANEO".
Alla conferenza stampa hanno preso parte tra gli altri:

  • Pietro Folena (Uniti a Sinistra, deputato PRC-SE),
  • Aldo Tortorella (ARS),
  • Alessio D'Amato (Rossoverde, cons.reg.le Lazio),
  • Antonello Falomi (Uniti a sinistra, deputato PRC-SE),
  • Gianfranco Pagliarulo (Rossoverde),
  • Piero Di Siena (ARS, senatore Ds),
  • Rocco Giacomino (Rossoverde),
  • Maura Cossutta (Uniti a Sinistra),
  • Mario Agostinelli (Uniti a Sinistra, cons. reg.le Lombardia)

ed altri esponenti delle 3 associazioni.




UNA SINISTRA NUOVA PER RISPONDERE ALLE
SFIDE DEL MONDO CONTEMPORANEO


1. La necessità del cambiamento

Il sorgere del nuovo millennio ha visto la piena affermazione su scala mondiale del modello capitalistico che ha dimostrato così, come aveva previsto 150 anni fa il Manifesto di Marx ed Engels, le profonde radici della sua forza e il carattere espansivo della propria concezione dei rapporti umani. Ma nel momento stesso del suo trionfo emergono i suoi limiti intrinseci, e dunque la sua incapacità a dominare le contraddizioni che esso stesso genera. Da ciò vengono i rischi gravi che incombono oggi sull’umanità.
1a
Superamento d’ogni limite nella rottura dell’equilibrio ambientale e spreco insensato di risorse si accompagnano alle disuguaglianze paurose tra le diverse aree del pianeta, tra le classi, tra i sessi, tra le generazioni. Si moltiplicano drammatiche frustrazioni nazionali e sociali. Rinascono contrapposti fondamentalismi, si minaccia lo scontro tra le civiltà, una guerra senza fine è stata proclamata, crescono le spese per gli armamenti, gli arsenali nucleari sono pieni, si combattono in molti continenti dimenticate e feroci guerre locali, nasce un nuovo terrorismo globale. La democrazia, già limitata dal peso del denaro, conosce una sempre più grave crisi della rappresentanza, a partire dalla rappresentanza del lavoro, restrizioni e minacce sempre più estese. Ma tali rischi sono anche sfide, grandi problemi da affrontare e da risolvere.
1b
Il capitale dell’età della globalizzazione assoggetta a sé tutte le attività, tutti gli spazi e tutti i beni una volta considerati comuni in un gigantesco processo di subordinazione e svalorizzazione del lavoro. E’ il massimo dello sfruttamento e dell’alienazione. A una delle più grandi ondate di innovazione scientifica e tecnologica della storia, che potrebbe consentire di dare soluzione ai principali problemi dell’umanità e che invece è sospinta dai grandi poteri finanziari verso obiettivi di massimizzazione del proprio profitto, corrisponde la persistenza di un assetto sociale che ci costringe a convivere con la povertà e la fame, con la paura e l’insicurezza, con la distruzione sistematica della natura. L’estensione a vaste aree del pianeta del modello industriale neoliberista ha portato ad un drammatico squilibrio ambientale mai conosciuto prima. All'arbitrio del capitale corrisponde la mancanza di libertà per miliardi di persone nel mondo.
1c
Si è diffusa e si diffonde la consapevolezza che così non si può andare avanti. Non può esistere una crescita infinita in un mondo finito. Una tale concezione dello sviluppo mostra di essere insostenibile, e dunque da respingere e da superare. Nascono movimenti animati dalla speranza e dalla volontà di cambiare il mondo mentre la più grande parte della vecchia sinistra vi ha rinunciato considerando la critica all’attuale sistema economico-sociale un errore e un impaccio alle possibilità di governo, ritenuto l’unico scopo della politica. Si completa così il destino della sinistra novecentesca che pure ha compiuto tra mille scontri e lotte intestine, e tra tanti terribili errori, una grande opera per il progresso civile e sociale del genere umano.
1d
E’ perciò che nasce la necessità di una sinistra nuova nei fondamenti analitici, nei principi ispiratori, nella pratica politica. Una sinistra capace di influenzare l’evoluzione dello spirito pubblico e di parlare a vasti settori della società, e insieme dotata di pensiero critico e alternativo, capace di proporsi e di affrontare i temi del governo, inteso come uno degli strumenti del suo progetto di trasformazione dei rapporti sociali e delle più generali relazioni umane.

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2. Un nuovo principio di libertà

La sinistra del XXI secolo deve essere radicata nel principio della libertà come fondamento delle scelte di giustizia e di solidarietà umana. La sinistra è nata nella lotta contro lo schiavismo, contro l’oppressione, contro lo sfruttamento, per la libertà di ciascuno e di tutti. L’attuazione della uguaglianza, sia quella giuridica che quella di fatto, doveva essere la base di un processo di liberazione e di libertà. Dalla mancata realizzazione di questo principio sono venuti i drammi e infine il crollo delle esperienze iniziate con la rivoluzione russa dominata dalla idea della onnipotenza della politica e del potere, nata nel nome della democrazia diretta ma minata dal rifiuto del pluralismo e della rappresentanza plurale.
2a
Il fine della libertà di ognuna e di ognuno dà senso alla lotta per la giustizia sociale e per una nuova concezione della uguaglianza, fondata sul riconoscimento della differenza tra i sessi. L’uguaglianza nella diversità respinge ogni discriminazione e promuove il rispetto reciproco tra le culture. Solo su queste basi diventa coerente la lotta per l’inveramento della democrazia oltre i confini attuali. Solo con la realizzazione sempre più ampia della libertà di donne e uomini è possibile trovare le risorse per affrontare le sfide del tempo presente.

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3 La libertà solidale e l'uguaglianza

La idea della piena libertà di ogni individuo è l’esatto contrario dell’individualismo esaltato dal neoliberismo che sfocia nel contrario della libertà: la tendenza alla massificazione, la riduzione al minimo della libertà dei più deboli, l’arbitrio dei più forti, la violenza morale e materiale. La riduzione delle persone – delle lavoratrici e dei lavoratori – a merce è il coronamento di questa concezione.
3a
Il neoliberismo concepisce l’individuo come un essere in lotta contro tutti gli altri e lo forma dentro tale ideologia, che è profondamente maschilista e violenta. Vi è in tutto questo l’origine della vittoria del modello dominante perché seleziona i più aggressivi e perché anche l’illusione della libertà è meglio della certezza della tirannide. Ma vi è qui anche la causa della contraddittorietà del sistema, poiché la via della competizione e della sopraffazione ha al suo termine i peggiori disastri.
3b
C’è un’altra via per la libertà in cui l’individuo è parte della società e centro di relazioni fin dal suo venire al mondo. La sua libertà è tanto più grande, quanto più si allontana dalla tendenza alla sopraffazione dell’altro. Libertà e uguaglianza non vivono senza il principio della fraternità, cioè senza una concezione che sostenga e promuova la consapevolezza della comune appartenenza alla natura e la solidarietà tra tutti gli umani, al di sopra di ogni barriera etnica, religiosa, ideologica con l’unica discriminante verso chi pratica il principio dell’assoggettamento. In questo senso è essenziale l’affermazione della nonviolenza come criterio dell’agire politico.
3c
Determinante per costituire una nuova idea di libertà è il pensiero femminile, che ha svelato i principi patriarcali e maschili con i quali si è costruito un modello d’incivilimento e ha messo a nudo una concezione di libertà che nega la autonoma soggettività della donna. La affermazione della duplicità del soggetto reca con sé una altra immagine del mondo, dalle profonde conseguenze in ogni campo. La reazione più o meno irrazionale contro il nuovo protagonismo femminile, è assai spesso esasperata e ripropone forme antiche di violenza. Una sinistra nuova ha il dovere di avvertire come propri fondamenti i temi posti dalla rivoluzione femminile.

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4. La pace come principio e le cause della guerra

La sinistra del XXI secolo deve avere come propria natura la volontà di pace, e dunque lo scopo di partecipare a determinare le condizioni per una epoca di pace. Il suo contributo, insieme con la partecipazione al movimento e con il sostegno a tutte le iniziative politiche che aiutino la costruzione della pace, è nello sforzo di comprendere e far comprendere le radici profonde della guerra permanente e preventiva proclamata dall’amministrazione Bush. La guerra, la sua pratica e la sua cultura minano i fondamenti dello stato di diritto, colpiscono in profondità i livelli di democrazia, contribuiscono a diffondere paura e insicurezza. La estensione e non la riduzione del terrorismo prova – come era evidente – che la guerra ha ottenuto effetti opposti a quelli proclamati, poiché essa ha aggravato a dismisura le cause nazionali, sociali, culturali che determinano le condizioni del terrorismo. Il terrorismo si combatte con altri mezzi e prima di tutto con azioni politiche e sociali, con l’isolamento e la condanna del terrore nelle coscienze dei popoli di tutto il pianeta. La guerra permanente e preventiva serve solo a ridisegnare l’equilibrio del mondo secondo una concezione imperiale e ha come finalità dichiarata la salvaguardia e l’egemonia del modello dominante.
4a
Il tentativo – fin qui riuscito negli Stati Uniti – è di coinvolgere la maggioranza del popolo in una difesa acritica del sistema americano fatto coincidere con la democrazia, con il pericolo di un allargamento in Occidente dell’area del fanatismo razzistico e di un convincimento diffuso a favore dell’ideologia guerresca fondata sulla paura. Dovere di una sinistra responsabile di ogni paese sviluppato è di richiamare contro tutti i fondamentalismi, che si credevano superati in Europa, le tradizioni più avanzate – cioè quelle della ragione critica – della cultura cui apparteniamo. Solo la rinuncia alle pretese di dominio e una modificazione profonda del modello di sviluppo occidentale può avviare un’opera nuova di reciproca comprensione e di pace a livello planetario. Il mercato da solo non ha evitato le guerre locali e mondiali, e anzi le ha suscitate. Il ripensamento di uno sviluppo illimitato totalmente insostenibile e una politica capace di salvare le risorse naturali e i beni comuni sono necessità assolute per la salvaguardia dell’ambiente e, dunque, dell’umanità, ma sono anche priorità urgenti per impedire nuove catastrofi belliche e salvare la pace.
4b
Essenziale, al fine di realizzare l'obiettivo della pace, è il rilancio di una politica del disarmo volta a ridurre le spese per gli armamenti e a svuotare gli arsenali convenzionali e atomici. Se vuole essere persuasiva anche nei confronti di paesi come la Corea del Nord e l'Iran, qualsiasi azione di contenimento della proliferazione del nucleare deve essere accompagnata da un’iniziativa per un accordo globale, rivolto alla riduzione progressiva e contrattata degli armamenti nucleari in tutto il mondo, a cominciare dai paesi coinvolti nel cruciale scenario della crisi mediorientale. Bisogna procedere all'effettiva messa al bando di tutte le armi, non solo chimiche e batteriologice ma anche nucleari, e avviare, inoltre, una politica bilanciata di progressiva riduzione degli stessi armamenti convenzionali.

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5. Una moderna critica del capitalismo

Tutto ciò significa mettere in discussione alla radice l’organizzazione del mondo affermatasi con la rivoluzione neoconservatrice e neoliberista. Una sinistra nuova nasce da una critica del capitalismo contemporaneo a partire dalla sua attuale organizzazione nel tempo della globalizzazione e della rivoluzione informatica: la privatizzazione della scienza, la finanziarizzazione dominante, l'onnipotenza delle multinazionali, le contraddizioni delle public companies affidate al potere assoluto dei manager. Si sta così producendo una spinta senza precedenti alla privatizzazione e alla mercificazione del pianeta, dei suoi beni comuni (come la cultura, la scienza, l’acqua, lo spazio), alla privatizzazione e alla brevettazione dei principi stessi della vita. Contemporaneamente al dominio dei grandi gruppi, l’organizzazione del sistema poggia su una miriade di piccole e piccolissime imprese che non scompaiono ma si moltiplicano. Alla diffusione e polverizzazione del grande capitale azionario corrisponde la proliferazione delle iniziative minori o singole. Sono mondi diversi anche se accomunati dalla ricerca del massimo profitto nel minimo tempo, cui occorre accostarsi con politiche diverse.
5a
Nei grandi gruppi è concentrata la ricerca e il potere delle burocrazie, in basso prevale la creatività dei singoli e la più dura concorrenza. Il mondo della finanza ha sempre di più conosciuto un processo autonomo di crescita abnorme che in parte si riferisce alla produzione ma in altra parte si alimenta da se stesso: ai titoli di proprietà e a quelli di risparmio si sommano le molteplici scommesse sul futuro, e i mille altri “prodotti finanziari”. Tuttavia, la produzione di ricchezza avviene nel processo di produzione di beni e servizi materiali e immateriali secondo la regola dello sviluppo illimitato e di una continua sollecitazione dei consumi.
5b
Mai come nell’epoca attuale la produzione della ricchezza ha potuto disporre di un enorme esercito industriale di riserva. L’ingresso dei grandi colossi asiatici, Cina e India, sul mercato globale e in settori strategici sia dell’attività industriale che dei mercati finanziari ha permesso che enormi masse umane fossero coinvolte, senza confronto con la storia passata, nei moderni processi della produzione e della circolazione delle merci. Gli equilibri arcaici della società patriarcale sono sconvolti nei paesi sviluppati e in quelli emergenti dallo sviluppo impetuoso dell’occupazione femminile nella produzione, nei servizi, nei lavori qualificati, sino alla femminilizzazione prevalente in più settori cui non corrisponde, però, la fine della disuguaglianza di potere rispetto al prevalente dominio maschile. Il lavoro (tutto il lavoro: quello materiale e quello intellettuale, nella produzione e nei servizi, dipendente e autonomo, stabile e precario) è il principale fattore di creazione della ricchezza.
5c
Lo smantellamento del diritto al sapere per tutti, frutto della lotta del movimento operaio, e in particolare della scuola pubblica e dell’università pubblica è funzionale alla libertà di manovra che il capitale globalizzato vuole per ridurre a merce il lavoro.

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6. Centralità e misconoscimento del lavoro

Alla centralità economica del lavoro a livello globale non corrisponde il riconoscimento del suo ruolo sul piano simbolico, politico e sociale. Non vi è una posizione di sinistra se non si lotta contro queste contraddizioni. Le politiche neoliberiste e la rivoluzione neoconservatrice hanno prodotto il risultato, su scala globale, di aumentare le forme di sfruttamento del lavoro fino al ricorso in modo sistematico al lavoro minorile e a forme di vera e propria moderna schiavitù, nei paesi emergenti e in quelli che sprofondano come non mai nella povertà e nell’arretratezza. La medesima cosa accade anche nei paesi sviluppati quando si realizza l’inserimento nel mercato del lavoro, legale e illegale, di masse di migranti. Nei paesi a capitalismo maturo poi le nuove forme dello sfruttamento sono all’origine, in nome della modernità e della flessibilità, regolata anche in base a una definizione e un utilizzo unilaterale delle nuove tecnologie, di un vasto processo di precarizzazione del lavoro e di un attacco senza precedenti alle conquiste sociali e sindacali realizzate, sia pure con alterne vicende, soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo scorso.
6a
Per il neoliberismo il lavoro torna ad essere pura merce: una merce che, come tutte le altre, vale poco quando ce ne è troppa e si può gettare via quando è in eccesso. Il lavoratore diventa funzione dell’impresa e il lavoro l’unica variabile dipendente dato che rendita e profitto non sono discutibili. Sono in discussione tutte le garanzie. Non c’è freno e limite alla flessibilità e alla precarietà, attraverso cui si ripristina il dominio incondizionato del capitale sul lavoro, sulla sua condizione, sugli orari e sulla sua stabilità. Il precariato da eccezione tende a diventare progressivamente una regola generale cui conformare lavoro e società. Fino al punto estremo in cui tutto il tempo di vita, come già avviene, rientra nella piena disponibilità dell’impresa, che chiama per un’ora, un giorno, o una settimana secondo le necessità da essa stabilite.
6b
La competizione e la contrapposizione tra lavoratori – diseguali pur a parità di prestazione per diritti, per stabilità nel lavoro, per retribuzione – tendono ad affermare l’idea che ciascuno è solo e che da solo deve pensare a se stesso cancellando ogni forma di solidarietà tra lavoratori e la nozione stessa di un’appartenenza ad una comunanza di interessi. Anzi, l’unica comunanza di interessi cui si dovrebbe pensare è quella dell’impresa, a patto del riconoscimento della funzione prevalente del capitale e della accettazione come giusta della totale asimmetria del potere.
6c
Questa condizione è resa ancora più aspra per le donne non solo in termini di potere rispetto alle strutture di comando e rispetto al dominio sessista, ma in termini di retribuzioni e di diritti anche nei paese più sviluppati. Nei paesi del mondo meno sviluppato la drammaticità della condizione delle donne nel lavoro, e fuori di esso, non può essere giustificata con le differenze culturali come denunciano le organizzazioni femminili spesso ancora semiclandestine di molti di quei paesi.
6d
Lo stesso compromesso socialdemocratico che ha segnato il secolo passato, particolarmente in Europa, tende ad essere cancellato. Pur se la comunità paga per tutti, la tendenza è alla privatizzazione della gestione dei servizi pubblici, dalla previdenza ai servizi sociali, dalla scuola alla sanità, in modo da stimolare la differenziazione per censo garantendo la qualità per i pochi e la mediocrità o, peggio, per i più. Per gran parte dei giovani non c’è altra realtà che questa e diviene un miraggio un posto garantito. Per masse enormi di donne e uomini del mondo senza sviluppo economico anche il lavoro più svilito rappresenta un sogno per cui rischiare la vita.

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7. Il consumo come campo di contesa. L’avvenire delle giovani generazioni

Il rapporto con il lavoro e le condizioni del suo esercizio costituiscono il principale criterio attraverso cui viene vissuto il non lavoro e la stessa dimensione del tempo libero. Quest’ultima costituisce un aspetto di primaria importanza nell’organizzazione della vita all’interno delle società sviluppate. E’ essenziale intendere che soprattutto le giovani generazioni assegnano a questa dimensione e al sistema dei consumi che al suo interno si produce un grande peso, persino per l’attribuzione di senso da dare all’esistenza medesima. I modelli di consumo divengono determinanti nella costituzione delle individualità e improntano il modo di essere delle società contemporanee. Senza proporsi questo tema non si lotta per una nuova forma di incivilimento.
Ci sono tuttavia nel mondo situazioni in cui il tempo di lavoro non ha limiti, per cui è privo di ogni senso parlare di tempo libero, i consumi primari sono ancora insoddisfatti. Oppure ci sono realtà in cui la lotta per la stessa sopravvivenza è tale che le azioni per provvedere all’alimentazione e alla riproduzione di se stessi avvengono con modalità e in contesti in cui è impossibile stabilire il confine tra lavoro e non lavoro.
7a
Nelle stesse società sviluppate l’estendersi del lavoro precario e il venir meno di ogni certezza del futuro trasformano con il trascorrerete degli anni la dimensione del tempo libero da spazio privilegiato di fruizione dei consumi a luogo dell’incertezza e dell’insicurezza per chi un lavoro ancora non ce l’ha e per chi non sa se riuscirà a mantenerlo. Disoccupazione e precarizzazione producono due fenomeni distinti anche se intrecciati rispetto al tempo libero. Per chi ha un lavoro precario la fruizione del tempo libero si riduce a zero, per chi è disoccupato essa occupa l’intero spazio della giornata producendo una forte sensazione di vuoto. Per gli uni e gli altri non c’è alcuna possibilità di programmare il futuro, non solo in relazione al tempo di lavoro, ma anche all’organizzazione del tempo libero.
7b
Compito primario di una sinistra nuova è restituire attraverso il lavoro, la sua sicurezza, la sua liberazione da ogni forma di subordinazione, e il pieno diritto al sapere e alla cultura, fiducia nel futuro alle nuove generazioni. Ricostruire un rapporto soddisfacente con il lavoro costituisce la premessa indispensabile perché i giovani ritornino a investire sul loro avvenire. Oggi non è così. Bloccate nell’accesso al lavoro fino all’età adulta e vivendo perciò in una sorta di adolescenza prolungata nelle società sviluppate, esposte alle forme più diverse di sopraffazione in quelle arretrate o in via di sviluppo, le nuove generazioni guardano al futuro con incertezza e paura. La reazione a volte è una dilapidazione del presente forsennata e senza speranza. E’ l’assenza di tutto ciò che produce nel rapporto tra i giovani e la famiglia, con il mondo dell’istruzione, con il bisogno di sicurezza che affligge le società contemporanee, una vera propria crisi di autorità, alla quale i poteri costituiti sanno rispondere solo con l’autoritarismo. E’ necessaria perciò una vera e propria svolta che operi un’inversione di tendenza nelle priorità delle politiche economiche e del lavoro, nell’istruzione e nelle sue finalità, nelle opzioni di valore.

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8.La liberazione del lavoro in alleanza con la scienza

Ritornare a pensare nei termini di oggi alla liberazione del lavoro, alla libertà concreta dei lavoratori e delle lavoratrici – e cioè della stragrande maggioranza delle persone - è la prima radice di una sinistra nuova, particolarmente nel tempo in cui la maggior parte della sinistra storica ha volutamente rinunciato a assumere come proprio riferimento essenziale il mondo del lavoro dipendente scegliendo l’interclassismo.
8a
Il più elementare dovere è quello di narrare tutto il lavoro, prendere e dare consapevolezza della coesistenza, anche nei paesi più sviluppati, di una straordinaria quantità di lavoro “antico” con le trasformazioni indotte dalla rivoluzione informatica e con le forme nuove di sfruttamento di cui è parte la introiezione per via mediatica dei valori della “controparte”: la esaltazione del successo e della ricchezza e la svalorizzazione del lavoro. Non si tratta più, come è accaduto alla sinistra novecentesca, di ridurre tutto al lavoro, e –poi – di ridurre il lavoro alla questione, pur essenziale, della redistribuzione assegnando tacitamente al capitale il compito di provvedere allo sviluppo qual che ne fosse il prezzo e le conseguenze. Ciò ha portato certamente anche alla positiva conquista dello stato sociale ma con la dura conseguenza del suo continuo ridimensionamento quando mutano i rapporti di forza e si fa sentire il rifiuto fiscale dei possidenti.
8b
Ritrovando il proprio fondamento sociale nel lavoro una sinistra nuova può porre il tema di modificare dal loro interno l’organizzazione del lavoro e il processo economico stesso. Il peso immediatamente produttivo della scienza e della tecnologia – e dunque dei ricercatori e dei tecnici – e la stessa diffusione proprietaria determinano nelle imprese la possibilità per un diverso rapporto tra lavoro manuale e intellettuale e capitale. Un “diversa organizzazione del lavoro per un diverso modello di sviluppo” possono cessare di essere esigenze astratte o vaghi modi di dire se sinistra politica e sinistra sociale lavoreranno per l’alleanza – se non l’unione – tra lavoro, scienza e tecnologia da cui dipende ogni possibile trasformazione.

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9. L’alleanza tra lavoro e risparmio

Nelle società sviluppate, entro la figura delle lavoratrici e dei lavoratori coesistono quelle del consumatore, del risparmiatore, del piccolo proprietario (e altre ancora). La creazione dei fondi pensione – che diventano strumenti d’investimento – e la diffusione dei titoli azionari e delle obbligazioni fanno partecipi del mercato finanziario parti grandi della popolazione lavoratrice a vari livelli, anche minimi. Una sinistra nuova ha dinnanzi a sé il problema della alleanza tra lavoro e risparmio, spesso in passato contrapposti. Quanto più l’accumulazione si fonda, seppure con sperequazioni abissali, su una proprietà diffusa, tanto più diventa paradossale l’arbitrio incontrollato nella allocazione degli investimenti (che è giunto fino a truffe di proporzioni straordinarie) da cui dipende la vita della collettività. Già solo la diffusione di questa consapevolezza diventando un dato nella coscienza collettiva rappresenterebbe un elemento di un altro modo di pensare e aprirebbe la strada alla ricerca dei mezzi per l’esercizio di scelte condivise in una programmazione non autoritaria, pubblicamente garantita. Aprirebbe insomma la strada a una nuova stagione della democrazia economica.

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10. Cambiare lo sviluppo per salvare l’ambiente

Poggiare sulle forze del lavoro per promuovere una diversa qualità e un diverso uso della accumulazione vuol dire anche dare forza alla lotta, decisiva per il genere umano e non solo per le specie a rischio, per affrontare come problema di tutta la politica economica e sociale la questione ambientale. Siamo già arrivati al punto di rottura dell’equilibrio ambientale.
10a
La crisi ecologica è drammaticamente pericolosa e dunque potenzialmente sospinge più di ogni altra a una trasformazione radicale. Una sinistra nuova deve saper contrastare la concezione dello sviluppo che vede nell'aumento del PIL una relazione direttamente proporzionale al miglioramento delle condizioni di vita per larghe masse di popolazione. Bisogna passare a un’idea del mondo che metta al centro la qualità della vita e dei rapporti tra uomo e natura, superando ogni concezione antropocentrica. Una sinistra nuova e di trasformazione deve assumere i concetti di limite e finitezza delle risorse come essenziali al fine di ripensare la crescita.
10b
Nella cieca salvaguardia del modello dato il capitale tende a presentare ogni modificazione del modello di sviluppo come una minaccia contro l’occupazione, cercando di associare il mondo del lavoro alla propria concezione della crescita. E’ perciò essenziale che la questione ambientale e quella sociale siano viste come una cosa sola, perché è pura menzogna l’idea che la lotta contro l’effetto serra o contro la desertificazione – per fare due esempi soltanto – sia a danno del lavoro. Non lo è non solo perché è interesse comune evitare i danni oggi già in atto, ma perché è perfettamente possibile, al livello attuale delle scienze, delle conoscenze, dell’accumulazione, programmare scelte alternative che incrementino l’occupazione anziché deprimerla salvando l’ambiente.

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11. Crisi e inveramento della democrazia

Il tempo attuale è anche quello della crisi della democrazia. Una sinistra nuova non può accettare l’idea che la democrazia attualmente esistente sia tutta la democrazia possibile. L’elettorato diminuisce e talora si riduce a minoranza. La politica, non solo in Italia, scende agli ultimi posti della considerazione pubblica. La guerra restringe i diritti e invade la sfera privata. Le precondizioni della democrazia, l’informazione e la possibilità di conoscere, sono a rischio, e in gran parte del pianeta addirittura inesistenti. La informazione, per il monopolio delle fonti, è sempre meno libera, e in Italia vive la compresenza dell’irrisolto conflitto di interessi. La formazione delle conoscenze si restringe a gruppi elitari, mentre la grande maggioranza dell’umanità resta prigioniera dell’ignoranza o della ricezione passiva di subculture veicolate dai media. Sono le conseguenze di una concezione dell’interesse generale come interesse esclusivo delle classi dominanti, e del condizionamento del denaro nella vita democratica e nella gara elettorale, spesso ridotta a puro confronto tra i diversi gruppi egemoni.
11a
La democrazia moderna non è il risultato di una spinta spontanea del capitale, ma del conflitto e dei compromessi tra capitale e lavoro. E’ la lotta di lavoratori e lavoratrici per emergere da condizioni di subordinazione economica, sociale e civile che ha esteso la sfera delle libertà e dei diritti e ha determinato il passaggio dallo stato liberale a quello democratico e la conquista dei diritti sociali dopo quelli politici e civili. In questo quadro si colloca la decisiva, sebbene contrastata, affermazione della contrattazione collettiva da parte dei lavoratori e delle lavoratrici non a caso nella fase attuale messa in discussione. La lotta per l’inveramento dei principi democratici e per la estensione della democrazia è pienamente da combattere.
11b
Dare forza nel confronto democratico a un punto di vista alternativo, riconoscere piena cittadinanza al conflitto sociale, riproporre una nuova rappresentanza del lavoro, a partire dal riconoscimento della titolarità contrattuale ai lavoratori e alla lavoratrici, rivendicare nuove forme di partecipazione significa rivitalizzare la democrazia e renderla credibile anche nell’opera necessaria per la sua espansione nel mondo. Questa non può essere sostenuta portando la guerra, calpestando e disprezzando le altre culture, esibendo la violenza e la forza come virtù, ma attraverso un processo fondato su principi di libertà, sul superamento delle diseguaglianze e sul dialogo e la comprensione tra le diverse civiltà.

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12. Il nuovo socialismo

E’ tutto questo che chiamiamo “nuovo socialismo”. Nuovo perché muove non dagli orientamenti tracciati nel secolo scorso pur traendo insegnamento dai loro successi, dalla loro crisi e dalle loro sconfitte, ma muove dai problemi di fondo dell’epoca attuale, dagli interrogativi inediti che stanno di fronte all’umanità. Socialismo perché il suo radicamento sta nel mondo del lavoro e nelle sue trasformazioni, perché l’aspirazione che l’alimenta sta nella sua liberazione. Nuovo perché sua è la scoperta che è la libertà a essere fondamento dell’uguaglianza e della giustizia, e che libertà e uguaglianza o si inverano a vicenda o non hanno ragione di esistere.
“Nuovo socialismo” significa anche, quindi, tornare a pensare come possibile la transizione da un ordine sociale a un altro. In gran parte della sinistra attuale, che si dice riformista e si muove dentro i confini segnati dalla rivoluzione neoconservatrice, abita la convinzione che un cambiamento dell’ordine sociale esistente è ormai non solo fuori dall’orizzonte storico del tempo presente ma non è nemmeno pensabile in astratto. Se la sinistra vuole darsi un futuro e un fondamento per il presente deve rompere questo pregiudizio e rielaborare dalle fondamenta l’idea stessa della transizione.
12a
A tale scopo non servono le idee di riforma e rivoluzione praticate nel secolo scorso. Si tratta di pensare al cambiamento non come ad una necessità inscritta nel corso delle cose ma come a una possibilità presente nel processo storico, liberamente scelta da uomini e donne associati tra di loro. E di pensare a una funzione delle idee di giustizia e uguaglianza nate dal socialismo che sia fonte di comportamenti pubblici qui ed ora, a uno sviluppo inedito in estensione e in profondità della democrazia, all'assunzione del principio della nonviolenza quale via maestra di un possibile superamento delle paurose contraddizioni dovute all’assetto capitalistico. Nella concezione di un nuovo socialismo questo superamento non significa il rifiuto del mercato, il diniego della proprietà, il passaggio alla statizzazione del sistema di produzione e di scambio, ma, al contrario, promozione delle imprese sociali, pieno spazio alla creatività di ciascuna e ciascuno, lotta contro il potere burocratico nelle grandi imprese a proprietà diffusa, centralità della persona, cioè del lavoro, nell’organizzazione economica e dunque programmazione democratica degli investimenti per l’orientamento del mercato a fini ecologici e di promozione umana, pieno riconoscimento dei meriti ma lotta contro lo sfruttamento e contro le abissali disparità di reddito.

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13.Una lotta laica per il pensiero critico e per la libertà del sapere

Nuovo socialismo significa capacità di lotta ideale e culturale. Pur nel rispetto pieno di tutte le tendenze culturali che componessero e comporranno una nuova soggettività politica della sinistra, c’è una convergenza necessaria e possibile nell’impegno per la laicità e per il suo significato nell’affrontare le nuove frontiere e i nuovi problemi etici determinati dallo sviluppo scientifico. Laicità nella sfera pubblica significa evitare che nella decisione legislativa e amministrativa prevalga una sola scelta morale o una sola fede. Ma, contemporaneamente, da parte di una forza politica significa anche difesa dei valori cui si richiama. Innanzitutto il valore fondante della ragione critica, che emerge da una lunga storia di pensiero e cui dobbiamo le più grandi conquiste civili, sociali, politiche, il progresso della scienza e della vita della cultura. E ciò porta alla lotta per i valori in cui si dice di credere.
13a
Una posizione laica riconosce pienamente la propria appartenenza ad un corso di civiltà in cui la comparsa dell’egualitarismo cristiano e la sua elaborazione di una complessa cultura ha avuto un ruolo determinante. Ma questa stessa cultura cristiana non solo non è univoca, ma non poteva da sola formare quella tradizione di pensiero cui dobbiamo le forme migliori dell’incivilimento cui apparteniamo, e non ha evitato, ma spesso ha determinato, paurosi sbandamenti. Solo attraverso una dura lotta contro il dogmatismo e l’oscurantismo di origine religiosa, solo con l’affermazione della libertà di pensiero e con la scoperta della concretezza del processo storico si è potuto avanzare nel cammino della civiltà.
13b
La lotta contro ogni vecchio o nuovo oscurantismo, per la libertà piena dell’espressione e della ricerca è un dovere per una sinistra nuova. Questa libertà non può essere garantita dalla finalizzazione e dall’uso della ricerca e dei suoi risultati a fini di lucro o, peggio, di speculazione. La libera ricerca è un dovere pubblico, da garantire pubblicamente. I dilemmi etici che lo sviluppo della scienza viene proponendo debbono essere discussi nello spazio pubblico e qui debbono essere trovati i limiti laicamente stabiliti nell’uso che delle scoperte scientifiche deve essere fatto. Ma la sinistra non può dimenticare di portare nel libero dibattito il senso del dovere per cui essa nasce: il dovere di assicurare la libertà di ciascuno e di tutti. Il che comporta la lotta contro tutto ciò che anche nell’uso della scienza può ridurre in soggezione o diminuire la libertà di donne e uomini – ogni singola donna e uomo – contro tutto ciò che si oppone alla dignità umana e a una vita consapevole. L’offensiva dei fondamentalismi contro l’autodeterminazione della donna sul suo stesso corpo è la forma estrema di una tendenza da sconfiggere.

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14. La sinistra e l'Europa

L’orizzonte del “nuovo socialismo”, oltre la dimensione eurocentrica propria delle esperienze delle socialdemocrazie, è quindi il mondo intero. Ma è dall’Europa che deve venire il principale contributo alla sua costruzione. Perché in Europa sono le radici del movimento operaio e di una grande sinistra politica, giacimenti preziosi di senso comune e di grandi correnti di opinione pubblica innervate da grandi esperienze democratiche segnate dal ruolo di partiti e sindacati. Perché l’Europa ha potenzialmente le maggiori risorse e ha l’interesse più grande, pena la sua decadenza, a imprimere un nuovo corso all’evoluzione del mondo contemporaneo.
E’ interesse dell’Europa infatti affrontare le sfide della globalizzazione non attraverso le regole della competitività imposte dal neoliberismo ma attraverso un ripensamento radicale del suo modello di sviluppo, nel quadro di una nuova divisione internazionale del lavoro, in cui la sua missione sia quella della “qualità”: qualità dei prodotti e dei saperi, qualità dell’ambiente, qualità dell’organizzazione delle relazione private e della vita pubblica, insomma del vivere civile.
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Perciò, dopo il fallimento della Costituzione dei governi, bisogna riprendere il cammino dell’unificazione politica dell’Europa. La nuova sinistra in costruzione deve fare di questo una vera e propria missione. Ciò significa che dall’Europa della moneta e del mercato bisogna passare a politiche comuni per il fisco, l’industria, l’istruzione e il lavoro, a partire dalla condizione di miglior favore per i lavoratori. Si tratta di avviare un vero e proprio processo di “nazionalizzazione” dell’Europa, per renderla protagonista, a partire dai caratteri peculiari della sua civilizzazione, di un nuovo sistema di relazioni nel mondo fondato sulla pace, la libertà, la giustizia e l’uguaglianza.
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Una nuova sinistra in Europa deve porsi l’obiettivo di superare le tradizioni delle famiglie del socialismo europeo, la storica divisione tra comunisti e socialdemocratici, tra antagonisti e riformisti. Di fronte alla tendenza di numerosi partiti socialdemocratici a orientarsi verso il centro dello schieramento politico - di cui la proposta dei Ds di confluire in un Partito democratico che nel suo tratto identitario neghi in radice la possibilità di una sinistra autonoma costituisce l’espressione più estrema – è necessario che in Europa nasca un nuovo soggetto unitario. Un tale progetto non può prescindere dalla necessità di un confronto che deve investire il Partito del socialismo europeo e i sindacati europei.
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Unità dell’Europa è non solo una nuova Costituzione, nuovi trattati e nuove istituzioni, ma anche la nascita di un vero e proprio sistema politico a livello europeo, nel quale la sinistra possa porre una vera e propria alternativa globale dal punto di vista sociale, economico e politico. In questa prospettiva la nascita di una sinistra nuova è parte integrante di un processo che renda anche possibile un rapporto non episodico tra sinistra e centro come incontro delle tradizioni popolari dell’Europa democratica e come espressione di un’idea di società caratterizzata dalla possibilità di un rapporto dinamico tra capitale e lavoro su scala continentale. E’ su queste basi, e non concependo un’evoluzione in senso genericamente democratico e interclassista delle forze del socialismo, che si potrà fronteggiare e contrastare l’evoluzione a destra del Partito popolare europeo e lo stesso insorgere di forze di estrema destra di aspirazione populista e xenofoba. Le radici di questo rapporto tra una sinistra e un centro democratico, alleati ma autonomi, stanno nell’esperienza storica dell’antifascismo e della resistenza in Europa.

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15. La sinistra e l'Italia di oggi

Una sinistra nuova deve sapersi misurare con i problemi dell'Italia di oggi, di un paese che negli ultimi venti anni ha conosciuto enormi cambiamenti nell'assetto economico, nei rapporti sociali, nello spirito pubblico. La fine del sistema politico fondato sui partiti di massa e del modello economico caratterizzato da un forte ruolo dell'impresa pubblica è stato percepita e vissuta da tante parte degli italiani come un processo impetuoso benché disordinato di modernizzazione. Alla prova dei fatti tuttavia questi cambiamenti hanno messo in luce, con maggiore evidenza rispetto al passato, le intrinseche contraddizioni del capitalismo italiano.
I processi di privatizzazione si sono accompagnati allo smantellamento di settori strategici della produzione industriale: dalla chimica all'informatica all'agroalimentare. Se si fa eccezione per la Fiat si può dire che non ci sia altra grande azienda del settore industriale che abbia resistito ai cambiamenti. E' emersa nel settore manifatturiero negli anni della svalutazione competitiva (a partire dal 1992 sino all'istituzione della moneta unica) una piccola e media industria, prevalentemente concentrata nel nordest del paese che di fronte alle sfide della globalizzazione rivela tutta la sua fragilità. E, contemporaneamente, si è verificato uno spostamento senza precedenti della ricchezza prodotta dai redditi da lavoro ai profitti e alle rendite. E' tornata a cresce re la forbice tra nord e sud del paese.
La grande crescita del disavanzo pubblico, iniziata negli anni ottanta, è l'altra faccia di questa situazione. Diffusa evasione fiscale, decenni di gestione clientelare della spesa hanno progressivamente eroso le basi materiali delle politiche di distribuzione delle risorse. Da questo contesto sono nati Tangentopoli e i fenomeni di corruzione che hanno investito la politica, il sistema delle imprese e i loro reciproci rapporti.
Dall'altro lato la tendenza alla finanziarizzazione, tipica degli orientamenti indotti dal neoliberismo, ha trovato in Italia alimento anche nel processo di privatizzazione dell'impresa pubblica. La scalata alle ex imprese pubbliche, soprattutto nel caso della telefonia e del sistema bancario, da parte di capitalisti senza capitali è avvenuta prevalentemente attraverso il ricorso all’indebitamento. In tutto ciò sta l'origine di quello che viene chiamato il declino del paese.
Non ci troviamo, comunque, di fronte alla tradizionale arretratezza italiana ma alla forma con cui si manifestano nel nostro paese le trasformazioni proprie del capitalismo dell’età della globalizzazione. Infatti, sono gli Stati Uniti a soffrire del maggior indebitamento con l’estero e non c’è dubbio che il sistema delle scalate senza capitali costituisca la variante italiana di quelle bolle speculative, prima della finanza poi del mercato immobiliare, che sembrano essere oggi il motore delle economie sviluppate. Per questo per affrontare i problemi dell'Italia non bastano le politiche di modernizzazione sostenute dalle componenti moderate dell'Unione.
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L'affermarsi della destra nel panorama politico italiano esprime l'illusione che coinvolge tante parte dei cittadini, di ogni classe e ceto, che l'Italia possa avere un futuro eludendo i suoi nodi strutturali. La destra ha diffuso la convinzione che una miscela costituita da meno tasse, dalla deregolazione dei rapporti di lavoro e dell'economia, dalla tradizionale arte di arrangiarsi, dall'estesa evasione fiscale possa essere la ricetta giusta per il paese. Nello stesso tempo l'evidente fragilità di tale soluzione alimenta il populismo e, soprattutto nelle aree più ricche, le paure: degli stranieri, della competizione internazionale, della integrazione europea.
Il centrosinistra fonda la sua politica di governo sulla reazione a questa deriva - populista e oligarchica, liberista e provinciale - alimentata dalla destra. Ma la mancanza di un solido ancoraggio con il mondo del lavoro, i suoi problemi e il suo ruolo nell'Italia di oggi, impedisce che un simile progetto appaia limpidamente alternativo a quello della destra, trovi solide basi popolari che possano sorreggerlo, sia animato da un saldo progetto riformatore.
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Una sinistra nuova in Italia deve servire anche a questo: a ridefinire il patto che sta alla base della costituzione della coalizione di centrosinistra portando al suo interno le ragioni e il contributo che può venire all'Unione dal mondo del lavoro, anche al fine di realizzare quel necessario equilibrio tra diverse posizioni, reso ineludibile dai rapporti di forza e dai vincoli internazionali di questa fase della storia del mondo.
Nell'ambito di una politica che punti sul rilancio dell'economia reale attraverso politiche industriali e del lavoro a dimensione europea, una sinistra nuova deve affrontare e risolvere le grandi questioni sociali a lungo disattese, al nord come al sud del paese. Al nord si è aperto un fossato tra classe operaia e sinistra politica. Il primato della destra, e in alcune realtà in particolare della Lega, nelle regioni economicamente più sviluppate del paese, è retto dal patto tra classe operaia della piccola e media impresa e il padronato diffuso, accomunati dal timore degli effetti della competitività internazionale. E' questo timore che alimenta le culture xenofobe e il razzismo. E’ questo patto che va spezzato dando rappresentanza autonoma e dignità al lavoro.
Al sud la questione meridionale da puro problema di ritardo economico deve tornare ad essere questione democratica e laboratorio per un nuovo modello di sviluppo nell’ambito del processo di integrazione europea e di un nuovo rapporto tra Europa e Mediterraneo. La società meridionale sembra ciclicamente voler rompere le maglie della propria passività. E' compito di una sinistra nuova dare una prospettiva a questo potenziale risveglio del Mezzogiorno, evitare che le grandi mobilitazioni di questi anni siano solo parentesi senza durature conseguenze.

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16. Nuovo soggetto politico, nuova pratica politica

E’ in questo quadro che appaiono sempre più mature le condizioni per la costituzione di un nuovo soggetto politico della sinistra italiana. Lo chiede la condizione in cui versa il lavoro che risulta sempre più privo di una sua adeguata rappresentanza politica nonostante per la prima volta nella storia d’Italia tutte le sinistre siano al governo. Lo richiede la necessità di riorganizzare stabilmente il sistema politico italiano che non riesce a completare la lunga transizione apertasi con la crisi degli anni novanta e con la fine dei partiti di massa che hanno fondato la Repubblica. Lo richiede l’esigenza di fare in modo che l'esperienza di governo delle forze dell'Unione sia sempre più rappresentativa degli interessi dei lavoratori, degli strati più profondi del popolo italiano e delle nuove generazioni sempre più lontani gli uni e le altre dalla politica e dalle istituzioni democratiche. Lo richiede soprattutto la crisi della politica ridotta troppo spesso entro i confini attuali a uno scambio deteriore. Si tratta, insomma, di dare vita a una forza in grado di imprimere un nuovo impulso a tutto il sistema politico, di ridare un ruolo a una politica che sappia radicarsi in forme nuove nella società, recuperando - a cominciare dal lavoro - i principi fondanti della democrazia repubblicana fissati dalla Costituzione
16a
Un nuovo soggetto della sinistra italiana non può essere la mera sommatoria delle organizzazioni politiche attualmente esistenti a sinistra. Ma non può certo prescindere da esse, dalla loro evoluzione, dalla loro opera di rinnovamento, in particolare dalla novità politica costituito dal progetto di formazione della Sinistra europea promosso da Rifondazione comunista e dall’opposizione presente nei Ds, a cominciare dalle sue componenti di sinistra, rispetto alla formazione del Partito democratico. Ma un nuovo soggetto politico deve essere soprattutto figlio di un grande rinnovamento delle culture e dell’agire politico, del rapporto tra politica e cittadini, tra la politica la società e la vita. Esso non può in alcun modo ripetere i modelli attuali della vita dei partiti.
16b
Nessuna nuova formazione politica avrebbe senso senza lo sforzo per affermare una pratica politica e una etica pubblica che tendano a superare i motivi del discredito della politica e dei partiti. Non è vero che dato che i metodi e i miti della destra risultano spesso vincenti, dato che persino i fenomeni estremi della corruzione e dell’intreccio con la criminalità spesso radunano consensi allora non c’è altra strada che la saggezza conservatrice secondo cui poiché le idee hanno come veicolo le ambizioni umane, allora è puro moralismo inconcludente proporsi il tema di un diverso modo di pensare e di fare politica. Se questo fosse vero non ci sarebbe stato alcuno svolgimento storico. Il fatto solo di porre il problema alla radice di un nuovo discorso politico è già un modo per incoraggiare il cambiamento.
16c
Non solo è stato battuto dal voto popolare, ma si è rivelata del tutto sbagliata la strada di incolpare la Costituzione per i guasti nel sistema politico della prima Repubblica. Fu il blocco imposto contro ogni alternativa di governo a portare gravi processi degenerativi nelle forze politiche costantemente al potere. I partiti come organizzatori della democrazia sono indispensabili. Trasformarli, con leggi elettorali sbagliate, in un insieme di comitati elettorali ha costituito un arretramento della partecipazione, un peggioramento della rappresentanza, un prevalere degli interessi dominanti, non esclusi quelli della grande criminalità. La ripresa dei vecchi modelli partitici sarebbe tuttavia sbagliata più che improponibile, per le mutate condizioni storiche. La personalizzazione estrema della politica ha assunto oramai forme patologiche, e va combattuta rifondando soggetti politici autenticamente democratici e con forti fondamenti etici e culturali. A sinistra vanno ripensate le forme affermatesi nel novecento relative alla distinzione tra sinistra sociale e sinistra politica. Una sinistra nuova deve battersi per l'affermazione sempre più piena dell'autonomia e dell’indipendenza dei sindacati e di ogni forma di associazionismo e, contemporaneamente, trovare alimento per la sua costruzione nelle esperienze di partecipazione organizzata della società civile.
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Il proliferare di gruppi e associazioni, il sorgere di movimenti generali e di scopo orientati a sinistra deve perciò essere considerato una ricchezza. Perché da questa molteplicità nasca una rete che non sia un coacervo indistinto occorre da un lato che nessuno si senta sottomesso a non si sa quale autorità superiore e che, contemporaneamente, il processo costituente si svolga dapprima definendo l’elenco delle domande, e solo dopo cercando le risposte condivise.
16e
Alcuni punti dovrebbero essere già chiari. La politica dovrebbe con più nettezza essere distinta dall’amministrazione e avere solo compiti di decisione e di controllo. Il carattere imparziale dell’amministrazione andrebbe garantito abrogando lo spoil sistem e introducendo forme di controllo della rappresentanza elettiva da parte della cittadinanza. 16 16f
Il cuore della riforma della politica è il pieno protagonismo dei cittadini, a partire da quelli che liberamente si associano nelle forze organizzate. I partiti che ricevono soldi pubblici dovrebbero rispettare codici di comportamento pubblicamente garantiti innanzitutto per il rispetto della democraticità interna. Ma, per una sinistra nuova, vale, accanto alla formazione di una cultura e di un programma comune, l’assunzione del principio della sovranità piena dei lavoratori, delle lavoratrici, dei cittadini che aderiscono a quel programma. Pensiamo a uno statuto democratico che si fondi sul riconoscimento di tale sovranità, da esercitare sia attraverso le forme dirette di consultazione democratica dei singoli (su temi e scelte politiche e programmatiche, e obbligatoriamente sulle cariche interne e sulle candidature in tutte le rappresentanze istituzionali). Pensiamo a quote di garanzia, in tutte le sedi elettive, che garantiscano la parità tra i generi, e a forme che promuovano la presenza di rappresentanze sociali, a partire dai lavoratori e dalle lavoratrici, e un ricambio generazionale.
16g
La pratica politica ha molto da apprendere dalla pratica femminista. Il partire da sé, il peso preminente delle relazioni tra le persone, il lavoro sui temi della comunità secondo la inclinazione di ciascuna e ciascuno, costituiscono insegnamenti validi per tutti. Bisogna ripensare in radice la nozione di professionismo politico. Dovrebbe, ad esempio, valere la norma che nessun partecipe della sinistra politica non sia anche impegnato in una attività sui problemi sociali (da quelle sindacali, a quelle ricreative, dalle opere di solidarietà alle iniziative culturali).
16h
Bisogna – cioè – costruire una formazione politica che sia strumento di partecipazione democratica, che offra un’alternativa ai modelli plebiscitari della destra e a quelli che nel centrosinistra possono derivare dalla generalizzazione del sistema delle primarie, inteso come esclusivo metodo di selezione delle classi dirigenti. Si tratta di dare dimensione pubblica e peso politico alle esperienze associative, da quelle sindacali a quelle del volontariato quali basi di un nuovo agire politico.

Associazione per il Rinnovamento della Sinistra
Associazione RossoVerde
Uniti a Sinistra

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