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L’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra, sul referendum la posizione è non partecipazione al voto

L’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra, aderendo alla valutazione già espressa da tanti costituzionalisti intellettuali, politici che si sono espressi contro il referendum in materia elettorale indetto per il 21 giugno, propone la costituzione di un comitato che promuova l’impegno di rendere concreto il rifiuto di questo referendum attraverso la non partecipazione al voto. Una non partecipazione che è motivata con ragioni sia di metodo che di merito.

La prima ragione è l’uso improprio del referendum. Infatti con la proposta di abrogazione di alcune norme (come è noto la nostra Costituzione prevede solo il referendum abrogativo, oppure quello confermativo limitatamente ai casi di modifica costituzionali) con questo referendum si mira in realtà a modificare la legislazione elettorale, dando vita a una normativa che assicurerebbe una larga maggioranza assoluta in Parlamento alla lista, sia pure di un solo partito, che consegua una maggioranza relativa anche molto inferiore alla maggioranza assoluta dei votanti. Si porterebbe così alle estreme conseguenze la manipolazione sostanzialmente anticostituzionale già avviata con il referendum del 92-93: quando, abrogando alcune clausole della precedente legge elettorale, si impose un sistema elettorale maggioritario, che in questi anni ha avuto l’effetto di modificare in pratica la Costituzione del 48, violando il principio fondamentale dell’eguale valore del voto di ogni cittadino, rafforzando il potere dell’esecutivo che dispone di una maggioranza precostituita e può così imporre le sue leggi, diminuendo il ruolo delle assemblee rappresentative che secondo la Costituzione dovrebbero invece essere la sede fondamentale, non solo dell’elaborazione legislativa ma della determinazione degli indirizzi politici del paese. Infine attribuendo al premier direttamente designato dagli elettori, in quanto leader della maggioranza vincente, un potere effettivo ben più esteso di quello previsto per il Presidente del consiglio, dalla Carta Costituzionale: quel potere del quale Berlusconi ha fatto così largo uso anche per interessi personali.

Il nuovo referendum, qualora approvato, porterebbe alle estreme conseguenze questo processo di allontanamento dalla costituzione materiale dai principi della Costituzione del 48, aumentando molto pericolosamente i rischi per la nostra democrazia. Infatti la nuova legge elettorale che scaturirebbe dall’approvazione del quesito referendario, non solo aggraverebbe la legge oggi vigente, ma sarebbe più grave della famosa legge Truffa del 1953, che per essere applicata richiedeva che lo schieramento di maggioranza superasse il 50% dei voti e sarebbe invece assai simile alla Legge Acerbo con la quale il fascismo due anni dopo la marcia su Roma, si assicurò il pieno controllo anche del parlamento e quindi il potere assoluto.

È perciò essenziale impedire che il quesito referendario di questo referendum sia approvato: per non dare al centro destra quella larga maggioranza assoluta in parlamento che assicurerebbe a Berlusconi la possibilità di rafforzare il suo potere anche con modifiche costituzionali molto pericolose per la democrazia, come soluzioni presidenzialistiche vere e proprie o anche solo forme di premierato forte. Per questo è importante che le forze e le personalità impegnante contro il referendum uniscano le loro energie in un comitato che faccia appello alla non partecipazione per rifiutare questo referendum e far fallire il quesito referendario.

La non partecipazione può realizzarsi sia non andando alle urne sia anche, qualora vi si rechi a votare per un voto di ballottaggio nelle elezioni comunali o provinciali, dichiarando al seggio la propria volontà di non partecipare al voto per il referendum e rifiutando perciò le relative schede.

La Presidenza


   
 
         
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