Sul protocollo del Welfare
Intervento in Aula del 13 dicembre 2007

Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, gli interventi dei senatori Brutti Paolo e Zuccherini mi consentono di soffermarmi rapidamente sia sulle questioni di merito sollevate in particolare nell'intervento del senatore Brutti, sia sul contesto entro cui questa vicenda si inserisce: una situazione di totale solitudine e di deprezzamento del lavoro operaio che dura da tempo e che forse avrebbe avuto bisogno, da una coalizione e da un Governo di centro-sinistra, di segnali di inversione di tendenza molto più netti di quelli che sono arrivati nel corso di questo anno e mezzo di governo.

Non c'è dubbio che ci troviamo di fronte ad un accordo, e quindi ad una normativa che lo traduce in legge, che per tanti aspetti è discutibile ed è stato molto discusso nel corso di questi mesi. Già si è detto dei meccanismi di compensazione interna, del passaggio dallo «scalone» di Maroni agli «scalini?» di questa legge che di fatto, a fine percorso, aumenta l'età pensionabile per le pensioni di anzianità.

Nasce la preoccupazione che le misure, troppo limitate nell'incidenza e nel ventaglio, relative al mercato del lavoro stiano ad indicare un intervento su queste materie che praticamente si lascia alle spalle l'intento presente nel programma dell'Unione di superamento della legge n. 30 del 2003. Restano aperti, infatti, problemi molto importanti: mi riferisco ad una diversa normativa relativa alla cessione del ramo d'azienda, che sta diventando il principale strumento di smantellamento dei diritti acquisiti di settori importanti di lavoratori; mi riferisco ad una questione che non viene mai sufficientemente discussa, quella cioè del rapporto tra pubblico e privato nella gestione del collocamento così come definita nella legge n. 30, che ho citato, che crea sovrapposizioni e forme di privatizzazione estreme e che, tra l'altro, non aiuta a definire una distinzione di ruoli che sarebbe necessaria tra il pubblico e il privato nella ricostruzione di un mercato del lavoro contrassegnato dall'equità e dalla trasparenza.

Naturalmente adesso sarebbe ingiusto e sbagliato, soprattutto rispetto al nostro Governo e alla maggioranza che lo sostiene, non sottolineare gli aspetti positivi che sono contenuti in questo testo. Mi riferisco alle misure relative alla totalizzazione dei contributi; all'aumento, anche se relativo, delle pensioni minime; all'intervento sull'indennità di disoccupazione. Ma le mie valutazioni - come è accaduto nel corso della discussione degli ultimi mesi - sono fatte di luci ed ombre, e debbo confessare che forse le ombre prevalgono sulle luci.

Al punto in cui siamo, però, non mi sembra questo il problema rilevante. È che nella discussione parlamentare - come è stato sottolineato con forza dall'opposizione - ci siamo trovati di fronte ad una questione istituzionale per molti aspetti inedita nella vicenda politica e parlamentare del nostro Paese. In sostanza, è stato arrecato un vulnus alle prerogative parlamentari con il disconoscimento da parte del Governo del lavoro fatto dalla maggioranza nella Commissione bilancio della Camera, con l'apposizione della fiducia sul nostro testo. Questo dato ha inevitabilmente condizionato anche le modalità della discussione attualmente in corso al Senato.

Il presidente Treu ha detto in più occasioni - da ultimo questa mattina - che, quando ci si trova di fronte ad accordi concertativi, vi è sempre una certa forzatura della volontà parlamentare. Questo è indubbio nel senso che, nella delicata relazione di concertazione tra Governo e parti sociali e funzioni parlamentari, nella relazione stretta tra attività parlamentare e relazioni sociali, esistono sempre questioni aperte che riguardano il merito e le procedure.

Tuttavia, in questo caso ci troviamo di fronte a qualcosa di più. Vorrei allora partire da un'affermazione fatta più volte dai rappresentanti del Governo: in questo accordo di concertazione mai come prima non vi è stato scambio tra le parti, né tra il Governo e le parti sociali. Credo che questo sia l'indice del fatto che ci troviamo di fronte ad una concertazione sui generis. In sostanza, ci troviamo di fronte al fatto che il Governo ha sottoposto - e aggiungo: giustamente - alle parti sociali una materia che era sua esclusiva prerogativa, o meglio esclusiva prerogativa del Governo e del Parlamento. L'ha sottoposta ad una consultazione delle parti sociali per trovare il loro consenso. Se però così è (so di fare un'affermazione che può essere equivocata e che è molto pesante come giudizio), corriamo il rischio che, nei fatti e non nelle intenzioni del Governo, né dei sindacati, né delle forze politiche, la consultazione dei lavoratori, visti gli esiti della discussione parlamentare, può divenire un altro degli elementi di involuzione plebiscitaria della democrazia del nostro Paese.

Il problema posto dal presidente Treu, di una certa forzatura da parte del Governo nei riguardi del Parlamento di fronte ad accordi concertativi, ha sempre avuto una soluzione. La maggioranza parlamentare che sostiene il Governo si è fatta garante delle procedure parlamentari che stanno alla base degli accordi concertativi. Io mi chiedo - e me lo chiedo ancora dopo mesi - per quale motivo il Presidente del Consiglio - tra l'altro aspettiamo ancora una risposta - ha deciso di andare con una proposta sua, e non della maggioranza (così fino ad un certo punto gli è stato chiesto dalla CGIL), al rapporto con le parti sociali per definire la piattaforma con cui arrivare alla discussione parlamentare.

Questo mi pare uno degli elementi che va anche al di là dei problemi della vicenda politica a cui si riferiva il collega Zuccherini, e cioè della necessità di una verifica politica. Mi pare un aspetto delicatissimo quello di questi, diciamo, snodi critici della nostra vita democratica che debbono trovare, da parte del centro-sinistra e da parte di tutte le forze politiche, un'adeguata soluzione in avanti.

A proposito della verifica di Governo che è stata ampiamente annunciata dalle forze di sinistra, però, io credo che un problema si ponga anche per noi, per le forze della Sinistra Arcobaleno che già in alcune occasioni ha avuto modo di intervenire a questo titolo e con questo nome nella discussione politica e parlamentare in quest'Aula. Mi riferisco al fatto che dietro questa vicenda vi è una questione mai affrontata esplicitamente nel suo rapporto con il resto della maggioranza da parte dell'intera sinistra, e quindi da parte di noi stessi.

Dietro questo problema esistono delle scelte di politica macroeconomica che riguardano i problemi relativi alla gestione del debito che, nel corso del dibattito politico di questi anni e nelle scelte di Governo, sono stati affrontati nel modo che sappiamo da parte del Governo e soprattutto da parte del Ministro dell'economia, in ossequio alle indicazioni che venivano dall'Unione Europea, con una sostanziale proposta di sterilizzazione del debito da parte di alcuni economisti della sinistra; ma vorrei dire che, da parte di noi, che abbiamo la responsabilità politica e parlamentare della gestione della questione, io credo che sia stata sostanzialmente la sottovalutazione di un intervento specifico e di una posizione specifica su questo tema.

Ciò ha consentito ai nostri avversari politici, e qualche volta anche ai nostri alleati, di presentarci semplicemente come un irresponsabile partito della spesa. No, noi non siamo questo: siamo una forza che vuole avere un profilo ed uno spessore di forza di Governo, e quindi probabilmente, in vista della verifica che andremo a fare a gennaio, su questo dobbiamo elaborare una nostra specifica posizione; anche perché, di fronte all'attacco che è in corso dall'andamento reale dell'economia al potere di acquisto di salari e pensioni, non è scritto da nessuna parte che per ripianare il debito bisogna necessariamente partire dalla spesa pensionistica.

Insomma, io credo che il prosieguo di questa discussione sia anche una sfida per noi e io sono fiducioso del fatto che la sapremo affrontare nella maniera migliore, sia nel dibattito politico che nel prosieguo della vita del nostro Parlamento.

Seduta pomeridiana, 13 dicembre 2007

   
 
         
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