Terremoto in Molise

PRESIDENTE È iscritto a parlare il senatore Di Siena. Ne ha facoltà.
DI SIENA (DS-U) Signor Presidente, signor Ministro, il Gruppo dei Democratici di Sinistra si associa al cordoglio e alla solidarietà espresse da lei in quest'Aula alle popolazioni colpite dal sisma; si associa alla pietà per quelle piccole vite intrappolate e distrutte, ma ora, dopo che l'attenzione si è giustamente concentrata su San Giuliano di Puglia, prima per cercare di salvare la vita ai più poi per celebrare doverosamente il lutto, è necessario allargare lo sguardo alla vastità delle zone colpite e al numero effettivo dei senzatetto.

Come ha già osservato il senatore Pagliarulo, colpisce il silenzio sui comuni confinanti della provincia di Foggia, che non possono non aver subito danni, e sui problemi che possono insorgere alla diga di Occhitto. Se non c'è chiarezza sui dati diventa difficile coordinare i soccorsi e raggiungere tutti i senzatetto fino alle case isolate di campagna, come sarebbe giusto fare, e come il Ministro ci ha detto questa mattina che si sta facendo. Il freddo che incombe impone che i senzatetto escano dalle tende al più presto, in tutti i modi e con tutti i mezzi, trovando altri ricoveri.

Lo spostamento in alberghi va bene, ma questa non può essere la soluzione per tutti e può essere solo transitoria. La rapidità della ricostruzione non può far trascurare il problema di ricoveri provvisori meno precari, quali possono essere i container. L'esperienza ci dice, infatti, che nella gestione del dopo terremoto non ci sono tappe che possono essere saltate, per quanto rapida possa essere la ricostruzione, pena il moltiplicarsi dei disagi per le popolazioni colpite, specie gli anziani e i bambini.

La comunità nazionale deve fornire la risposta giusta a questo tragico evento, quella cioè della costruzione, finalmente, di una politica della prevenzione dal rischio sismico e dallo sfascio idrogeologico di aree vaste del nostro Appennino. Una politica che non intervenga solo dopo le catastrofi, ma sia azione ordinaria delle politiche pubbliche che riguardano la casa, le opere pubbliche e la tutela del territorio e che rafforzi il ruolo della protezione civile. La nostra cultura e il senso comune che abbiamo saputo costruire non sono ancora a questo punto.

Confesso di essere rimasto stupito che le zone a rischio sismico in Italia siano ancora censite in base al vecchio sistema delle serie storiche dei terremoti, quando già all'indomani del terremoto della Campania e della Basilicata del 1980 il professor Barberi aveva avviato una zonizzazione su ben altre basi scientifiche, e sono passati più di vent'anni.

Lungi da me il voler addebitare responsabilità specifiche in questo senso a maggioranza e Governo; in questi casi la responsabilità è di tutti, ma ora tocca a voi che siete al Governo fare le scelte giuste nella politica generale della prevenzione (non va bene rimandare solo alle Regioni), a cominciare dagli edifici scolastici - come abbiamo chiesto ieri con una interpellanza al Governo - e nella ricostruzione delle zone colpite. Non aiuta a procedere in questa direzione la politica dei condoni attuata dal Governo, come ben altre scelte ci vorrebbero nell'indirizzo generale della politica finanziaria del nostro Paese.

Gli abitanti del Molise ci chiedono di aiutarli a costruire case ed edifici pubblici sicuri; lungi da loro mi è sembrata essere la retorica del terremoto quale occasione di sviluppo che in molte situazioni tanti guasti ha prodotto dopo il terremoto del 1980 in Irpinia e Basilicata. A questa domanda di sicurezza dobbiamo rispondere certamente con tempestività, come credo abbia inteso fare il Presidente del Consiglio parlando di una ricostruzione in ventiquattro mesi.

Tuttavia, di fronte alle sofferenze bisogna parlare con cognizione di causa e speriamo che l'accenno allo spostamento degli abitati che Ber lusconi ha fatto e che ha già sollevato molte perplessità - per usare un eufemismo - in architetti e urbanisti, sia una valutazione estemporanea che non abbia altro corso. Anche quando è inevitabile, lo spostamento di un centro abitato non produce mai effetti positivi; un terremoto non è solo la distruzione di beni materiali, ma mette a dura prova il collante che tiene insieme una comunità.

Dopo i giorni dell'emergenza, in cui c'è anche una certa euforia, bisogna evitare il collasso del vivere civile, di tessuti economici già fragili, in questo caso di una economia fondata sull'agricoltura e su piccole attività artigianali; lo sradicamento non aiuta tutto ciò. Che cosa sarebbe più l'Umbria, al di là delle polemiche di questi giorni, se non avesse deciso di ricostruire i suoi centri storici? L'identità ed il radicamento, dovrebbe essere sommessamente spiegato al Pre sidente del Consiglio, sono una risorsa della ricostruzione perché possono dare un senso ed una prospettiva a queste popolazioni.

Per queste ragioni pensiamo che l'opera di ricostruzione debba far capo al potere locale dei comuni colpiti, perché solo le amministrazioni locali possono avere il senso delle cose da fare e in questo noi abbiamo fiducia nella compostezza, nella sobrietà e nella dignità degli abitanti del Molise, segno di un'antica risorsa di saggezza che viene da questa zona del Mezzogiorno ancora rurale e che oggi dovrebbe costituire una lezione di civiltà per tutta la comunità nazionale. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Misto-Com e del senatore Zavoli. Congratulazioni).

05.11.2002

   
 
         
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