Sulla riforma delle pensioni

PRESIDENTE È iscritto a parlare il senatore Di Siena. Ne ha facoltà.
DI SIENA (DS-U) Signor Presidente, signor Sottosegretario, io mi sono formato il convincimento, nella lunga discussione che abbiamo tenuto anche in Commissione lavoro su questo provvedimento, che ci troviamo di fronte ad un atto del Governo e a un’iniziativa legislativa i cui obiettivi sono sostanzialmente tre.

Il primo è quello di un effettivo indebolimento del sistema previdenziale pubblico; il secondo è quello (come molti hanno già detto) di utilizzare il sistema pensionistico e le sue risorse al fine principale di ridurre la spesa pubblica nel nostro Paese; il terzo (quello che è emerso in queste ore e che mi pare possa rappresentare la spiegazione della convulsa discussione sullo stralcio o meno della parte relativa alla previdenza complementare a cui abbiamo assistito stamattina) è quello appunto di affidare la previdenza complementare interamente ai conflitti o agli accordi tra le diverse lobby che possono essere interessate a quest’enorme patrimonio di risorse (che, come giustamente ricordava il senatore Malabarba, non bisogna mai dimenticare è salario differito e quindi patrimonio dei lavoratori), operando quindi un sostanziale sconvolgimento di quell’equilibrio che si era tentato di costituire tra fondi aperti e fondi chiusi nel quadro di una rinnovata concezione anche dei processi di capitalizzazione all’interno di un’economia così debole dal punto di vista dell’autofinanziamento qual era quella italiana.

Si tratta di uno spostamento di obiettivi sensibile rispetto a quelli perseguiti con la riforma Dini, qualunque sia il giudizio sull’architettura di quella riforma. Infatti, se nel caso della riforma Dini il problema principale era quello dell’equilibrio finanziario della previdenza pubblica, ora per il Governo e la maggioranza sostanzialmente il problema è quello di una riduzione secca della spesa pensionistica, in omaggio a scelte di politica economica la cui origine sta negli interessi sciagurati formulati fin dagli anni Ottanta dal Fondo monetario internazionale e che hanno accompagnato (questo poi si è visto negli esiti) l’economia mondiale a questi anni di sostanziale stagnazione.

Ciò non significa che non possano insorgere problemi di equilibrio della spesa previdenziale legati all’allungamento delle aspettative di vita, e a questo avrebbe dovuto provvedere, com’è noto, la verifica tra Governo e parti sociali, collocata dalla riforma Dini nel 2005.

Oggi si è sostanzialmente privato di contenuto quell’appuntamento, si è anticipata senza nessuna spiegazione quella data e, quando la si intende reintrodurre (come in qualche caso è stato detto nel corso di questa discussione), lo si fa per cercare di creare occasioni per dare ulteriori colpi alla condizione dei pensionati e dei pensionandi.

Non avete voluto aspettare il 2005 per operare interventi che comunq ue sarebbero stati esaminati in quella data e che avrebbero dovuto essere affrontati con i sindacati; avete invece compiuto scelte che risultano - com’è evidente a tutti - unilaterali e avete trovato soluzioni che non è detto si sarebbero trovate in quella sede. Infatti, di fronte anche all’eventuale problema di un equilibrio del sistema previdenziale pubblico legato all’allungamento delle aspettative di vita, non è detto che le uniche soluzioni possibili siano quelle che voi avete previsto con un sostanziale innalzamento dell’età pensionabile.

Sarebbero state possibili altre strade. Si sarebbe potuto pensare, come in qualche caso qualcuno ha fatto, ad una diminuzione del coefficiente di rendimento dei contributi. Si poteva intervenire, trattando una questione come l’aspettativa di vita che è collocata nel futuro, con un metodo di calcolo attuariale per le pensioni a venire piuttosto che per coloro che sarebbero andati in pensione in questo momento, oppure poteva anche non farsi nulla sul versante della spesa, perché niente esclude che si poteva, in qualche caso, pensare ad un intervento sul lato delle entrate. Ma soprattutto si poteva intervenire risanando quello che è il vero tallone di Achille dei fondi dell’INPS, ossia lo sbilancio dei fondi speciali che restano all’interno di quella gestione.

Insomma, voi non state intervenendo sui problemi strutturali e sulla composizione demografica del Paese, cui spesso fate riferimento, ma state invece stravolgendo il sistema pensionistico del nostro Paese, non correggendolo, intervenendo con un’azione che non ha niente a che vedere con l’equilibrio della previdenza pubblica, ma sostanzialmente attraverso un’azione di consistenti tagli alla spesa pubblica.

Ciò avviene, del resto, in rapporto ad una situazione nella quale appare sempre più evidente che la riforma Dini dovrebbe es sere integrata per affrontare problemi allora non risolti e che si sono rivelati ancora più gravi con l’esperienza accumulata negli anni e con le questioni che ne sono derivate.

Insomma, invece di ridurre le pensioni di anzianità bisognerebbe affrontare ben altri problemi: essenzialmente, io penso, due in particolare. Il primo è quello che qui è stato ricordato anche da esponenti della maggioranza, che bisognerebbe però non limitarsi a denunciare, occorrendo piuttosto intervenire e trovare delle soluzioni. Esso riguarda l’intreccio perverso prodotto dall’introduzione del calcolo contributivo, previsto appunto dalla riforma Dini, e dalla precarizzazione del mercato del lavoro, sollecitata dai mutamenti che si sono introdotti nei processi produttivi ma resa selvaggia da vostre iniziative sostanzialmente racchiuse nella legge n. 30 del 2003.

Già negli anni in cui la riforma Dini era stata varata si era valutato che, a regime, il rendimento dei contributi con il nuovo sistema avrebbe toccato poco più del 50 per cento delle retribuzioni medie. Si suppliva a questa diminuzione appunto con l’introduzione della previdenza complementare e con l’avvio di quella discussione che avrebbe portato alla trasformazione del TFR in capitale per i fondi pensione.

Come è noto, questa seconda parte della costruzione della riforma Dini ha stentato a partire per i tanti ostacoli venuti da parte delle imprese, le quali hanno resistito a lungo nel farsi sottrarre queste risorse che erano nel quadro del capitale a disposizione, e poi anche per tutta una serie di questioni non risolte nel processo di costruzione di un’ordinata democrazia economica che potesse in qualche modo definire un modello di costruzione degli assetti della previdenza complementare.

Il varo della legge n. 30 ha reso tutto più ugrave; complicato ed è noto a tutti che per questi lavoratori, per i lavoratori precari, sarà difficile pensare al conseguimento di una pensione che raggiunga livelli soddisfacenti delle retribuzioni medie. A ciò si aggiunge il fatto che le pensioni sono sganciate da qualsiasi sistema serio di adeguamento all’incremento del costo della vita.

Il problema principale delle pensioni del futuro non è dunque quello di una lievitazione della spesa pensionistica, e i pensionati corrono il rischio di essere messi in condizioni molto vicine alla povertà.

In conclusione, vorrei solo per un attimo far pensare all’enormità della situazione che potrebbe creare la vostra condotta in campo pensionistico. La popolazione anziana cresce, la parte di reddito ad essa dedicata invece diminuisce. Ci sono le condizioni, appunto, perché i futuri pensionati diventino i nuovi poveri; trovo che questa scelta sia anche economicamente poco saggia, perché le pensioni non sono spesa pubblica improduttiva, come molti sono orientati a pensare, ma una forma di ripartizione del reddito destinata ad alimentare la domanda e quindi il mercato interno da una parte della popolazione via via crescente.

Insomma si tratta, intervenendo sulle pensioni, di pensare ad una svolta anche della vostra politica economica ed è questo, credo, il problema principale che abbiamo di fronte. (Applausi dal Gruppo DS-U. Congratulazioni).

04.05.2004

   
 
         
Copyright © Piero Di Siena.net 2005 | best view 800x600 | webmaster | Aggiungi il sito ai tuoi Preferiti | contatt@mi | credits
Melfi l'Unità il manifesto liberazione emergency.it critica marxista