Discussione in aula della mozione sul reddito di inserimento

DI SIENA (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI SIENA (DS-U). Signor Presidente, signora Sottosegretario, nell’annunziare il voto a favore del Gruppo Democratici di Sinistra-l’Ulivo alla mozione di cui è primo firmatario il senatore Montagnino, consentitemi di sviluppare qualche osservazione di carattere generale su una questione che ogni giorno di più assume un rilievo di primaria grandezza. Mi riferisco al diritto ad un reddito minimo per ogni cittadino come ad uno dei pilastri di un nuovo sistema di tutela sociale.
So bene che la mozione di cui stiamo discutendo si pone un obiettivo più limitato, sebbene segnali in tantissimi Comuni italiani situazioni di estrema e drammatica urgenza. L’intento è quello di avviare il ripristino delle norme sul reddito minimo di inserimento, varate dal passato Governo di centro-sinistra e inopinatamente cancellate dall’attuale Governo e sostituite dalle evanescenti misure sul reddito di ultima istanza (il cui fallimento è stato riconosciuto, dopo la sentenza della Corte costituzionale, stamani dalla stessa Sottosegretario), sul quale mai il Governo ha impegnato risorse finanziarie di alcun tipo.

Si è perciò creata una situazione in cui alcune Regioni (Campania e Basilicata, a mia conoscenza) sono state costrette a fare da sole, nonostante i tagli alle risorse che la politica economica generale del Governo ha condotto nel corso di questi anni.

Del resto, la nostra disponibilità a consentire al Governo di trovare una soluzione per tutelare comunque persone in condizioni di vera e propria povertà è dimostrata dal fatto che, quando ci è stato chiesto, abbiamo acceduto all’idea di un rinvio di questa discussione e del voto; nonostante ciò, siamo ancora, anche solo per la proroga per i Comuni in cui sono partiti in ritardo i programmi, a un livello di impegni estremamente vaghi e speriamo che sia effettivamente consentito a quei Comuni di portare a termine i loro programmi e spendere le risorse a loro disposizione.

Tuttavia, dev’essere chiaro che la stessa misura del reddito minimo di inserimento, che chiediamo di ripristinare, è un provvedimento molto circoscritto (ne siamo consapevoli), varato all’epoca in via sperimentale e che, nelle intenzioni della passata maggioranza di centro-sinistra, avrebbe dovuto estendere l’area degli aventi diritto gradualmente nella fase di passaggio dalla sperimentazione a norme più certe e definitive.
Non mi sfuggono ovviamente i vincoli di bilancio, che valgono per tutti rispetto a misure di questa portata, ma non possiamo non osservare che la politica finanziaria dell’attuale Governo li ha resi, se possibile, ancora più gravi rispetto al passato.

Quel che conta è comunque la direzione di marcia; infatti, già nel corso di questa legislatura sono state presentate proposte (quella relativa all’istituzione di un reddito minimo per le Regioni meridionali, perseguita con una legge d’iniziativa popolare da parte del gruppo che nel mio partito si occupa dei problemi del Meridione; quella contenuta nel disegno di legge di cui primo firmatario è il senatore Cesare Salvi, che riprende un disegno di legge d’iniziativa popolare che nel quinquennio precedente aveva raccolto 63.000 firme) che affrontano con un respiro più ampio i problemi dell’istituzione di misure di sostegno al reddito dall’impianto tendenzialmente universalistico.

Ripristinare il reddito minimo di inserimento per noi, quindi, significa riprendere questo cammino. Le misure di sostegno al reddito per gli inoccupati sono parte integrante di un progetto più complessivo di riforma degli ammortizzatori sociali, su cui - come ricordava il senatore Ripamonti - il Governo ancora latita. E, del resto, ancora l’altro ieri il sottosegretario Sacconi ha annunciato che il Governo sulla questione degli ammortizzatori sociali è in grado di prendere misure tampone e non di affrontare organicamente il problema. Eppure dovrebbe essere evidente che proprio la tanto decantata flessibilità del lavoro nella società contemporanea dovrebbe essere la condizione di un sistema robusto di ammortizzatori sociali, del quale le misure sul reddito minimo siano componenti integranti.

La stessa cosa dovrebbe altresì suggerirci il fatto che ormai è evidente che dalle difficoltà attuali dell’economia italiana ed europea si uscirà con una grande ristrutturazione, capace di fronteggiare le nuove sfide della divisione internazionale del lavoro, a cominciare dal ruolo che via via sta assumendo la Cina sulla scena dell’economia mondiale.

È un orizzonte troppo vasto per il provvedimento che chiediamo di ripristinare con l’approvazione di questa mozione? Può darsi, ma almeno ripristinare le misure relative al reddito minimo di inserimento sarebbe un segnale che si comincia di nuovo a capire qual è il percorso da intraprendere, anziché regredire, come è avvenuto nel corso di questi anni, alla cultura caritativa del neoconservatorismo compassionevole, su cui peraltro il Governo si è mostrato inadempiente ed inefficiente. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Misto-RC e Misto-Com).

Seduta antimeridiana del 2 febbraio 2005

   
 
         
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