Dichiarazione di voto sulla Legge Bossi-Fini

DI SIENA (DS-U) Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà
DI SIENA (DS-U) Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi Democratici di sinistra voteremo contro questo provvedimento per più ragioni. Io, soprattutto, dopo l'intervento che mi ha preceduto, potrei dare qui libero sfogo all'indignazione che questo disegno di legge suscita, al pari di altri che sono in questi giorni, in queste settimane, maggiormente sotto i riflettori dei media e all'attenzione dell'opinione pubblica.

Vi sono tratti di questo provvedimento che a ragione nel dibattito alcuni di noi hanno definito "feroci". Mi riferisco all'emendamento del Governo, approvato dalla maggioranza di questa Camera, che prevede il ricorso alle navi da guerra per fare opera di interdizione all'immigrazione clandestina. Vi sono tratti ispirati ad un grossolano cinismo, come quelli che contemplano l'uso delle risorse costituite dai contributi degli emigrati che scelgono di rimpatriare prima di aver maturato un qualsiasi diritto di tipo pensionistico, per combattere l'immigrazione clandestina. Com'è evidente, si tratta di un vero e proprio scippo, che i riferimenti dubbi del sottosegretario Mantovano alle direttive europee non bastano ad occultare.

Eppure, non è su questi aspetti che intendo soffermarmi, bensì preferisco fare appello all'intelligenza e ai sentimenti dei colleghi della maggioranza o, più esattamente, a quella parte di loro che dispongono dell'una e degli altri ancora in piena libertà. Noi vi chiediamo di riflettere su quello che state per fare.

Questo è un provvedimento che mina dalle fondamenta alcuni essenziali principi su cui si fonda la convivenza civile di un Paese. E lo si fa per corrispondere ad un diktat di una parte della maggioranza, gli esponenti della Lega che devono dimostrare di non essere una semplice truppa di rincalzo di questa maggioranza ed hanno bisogno per il proprio congresso di portare a casa uno straccio di risultato. Per questa sola ragione hanno costretto l'Aula ieri ad un rimo forsennato, non degno di un'attività legislativa. Tutto ciò testimonia non il modo in cui noi siamo stati trattati in quest'Aula, ma gli atti di vera e propria mortificazione subiti da quei settori della maggioranza che in questa occasione hanno mostrato a tratti barlumi di ragionevolezza.

Valgano per tutti i numerosi emendamenti che il senatore Forlani è stato costretto continuamente a ritirare nel corso della discussione. Non è bastato a distogliere il Governo e la maggioranza dai suoi propostiti nemmeno la generale ostilità a questo provvedimento che si è manifestata negli ambienti imprenditoriali. Ad eccezione di Confindustria, infatti, tutte le organizzazioni sinda cali degli imprenditori hanno sottolineato come si tratti di un provvedimento che soffoca la dinamica dell’attuale mercato del lavoro e le esigenze delle imprese. Non è un caso che le maggiori riserve si siano manifestate nel Nord-Est del Paese, cioè nel comparto più dinamico del sistema delle nostre imprese.

Non sono valse nemmeno le proteste del mondo cattolico nel suo complesso, a cominciare dalla Caritas, un’organizzazione che autorevolmente da tempo svolge un’opera preziosa di integrazione degli immigrati. Per non parlare delle altre associazioni.

Dagli imprenditori, dalle associazioni, dai sindacati sono invece venute sollecitazioni, certo, alla modifica della legge Turco-Napolitano, ma in una direzione del tutto opposta a quella da voi imboccata. Il problema da risolvere sarebbe stato quello di rendere più flessibili le quote, come noi abbiamo cercato di fare, invano, co n alcuni emendamenti, in modo che esse potessero funzionare da vero regolatore dei flussi e non come una forma di loro contingentamento. Non siamo noi a chiederlo, ma la dinamica del mercato del lavoro, come dimostra la richiesta, proprio di ieri, del ministro Alemanno al ministro Maroni di elevare fino a 17.000 unità gli ingressi stagionali in agricoltura, soprattutto nel Mezzogiorno.

Questo provvedimento è ispirato a due filoni culturali. Il primo è quello apertamente xenofobo, che concepisce gli immigrati come forza lavoro "usa e getta": possono restare nel nostro Paese solo per lo stretto necessario, per lo specifico lavoro per cui sono venuti, poi è meglio che se ne vadano.

Il secondo tende a rendere più selettiva e circoscritta l’immigrazione regolare, per farne un fenomeno messo ai margini della dinamica sociale e renderlo digeribile perché irrilevante.

Si tratta di due impostazioni che convivono nella norma del presente disegno di legge, ben rappresentate dal binomio Bossi-Fini con cui si è soliti designare questo provvedimento. Sono due concezioni che, secondo la nostra parte politica, non solo sono da respingere, ma sono anche obiettivamente illusorie. Non c’è nessuno, infatti, che possa ridurre e limitare i flussi migratori verso i Paesi sviluppati. Quello dell’emigrazione è un fenomeno strutturale, che deriva dalla composizione demografica dei nostri Paesi, dagli squilibri economici che attraversano il mondo, dallo stesso immaginario alimentato dalla circolazione delle conoscenze nel mondo moderno.

Allora, l’effetto che questo provvedimento avrà sarà innanzitutto quello di alimentare l’immigrazione cla ndestina, come conseguenza diretta del restringimento delle possibilità per l’immigrazione regolare. In secondo luogo, quel vero e proprio mostro giuridico costituito dal contratto di soggiorno avrà non solo la conseguenza di creare un secondo mercato del lavoro, distinto da quello che riguarda il resto del Paese, ma trasformerà un diritto di cittadinanza universale, qual è, appunto, il diritto di soggiorno, facendolo dipendere e circoscrivendolo in un rapporto di natura privatistica qual è quello che si stabilisce tra lavoratore e imprenditore.

Il risultato sarà una società, certo, multiculturale, perché questo nessuno riuscirà ad impedirlo, ma in cui l’assetto sociale complessivo sarà improntato a regimi speciali, a differenze fondate sull’etnia, di stampo corporativo. Questa situazione farà sì che le comunità di immigrati si c hiuderanno a riccio, a difesa spesso delle loro identità regressive. Invece di integrazione ci saranno separazione e differenza.

Non sono, dunque, con questa legge in gioco solo i principi di umanità e di accoglienza verso gli stranieri che dovrebbero caratterizzare la legislazione di un Paese civile, ma i tratti complessivi che assumerà il nostro modello sociale: questo è in gioco. In gioco non sono solo la vita degli immigrati, che pure non è poca cosa, ma le nostre vite e il modello di convivenza civile che consegniamo alle generazioni future.

Probabilmente chi parlerà dopo di me per il Gruppo di Forza Italia ricorderà come tutto questo è consentito dal fatto che gli italiani hanno dato alla vostra parte politica, alla maggioranza, la legittimità a governare, ma quest'ultima non può mettere sotto i piedi princìpi elementari dello Stato di diritto.

Colleghi della maggioranza, per tutte queste ragioni, su questo come su altri provvedimenti, vi pregherei - volesse il cielo! - di fermarvi in tempo! (Applausi dai Gruppi DS-U, Verdi-U, Mar-DL-U, Misto-Com, Misto-SDI e Misto-RC. Congratulazioni).

19.06.2002

   
 
         
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