Sul conflitto di interessi

DI SIENA (DS-U) Signor Presidente, signori senatori, signori rappresentanti del Governo, nel pomeriggio di ieri alcuni colleghi dell'opposizione sono intervenuti su molte delle questioni di merito che riguardano questo provvedimento e hanno illustrato gli aspetti specifici sui quali l'opposizione e il Gruppo dei Democratici di Sinistra esprimono una forte e severa valutazione critica. Adesso, invece, voglio ritornare ad alcune considerazioni di carattere generale.

La discussione sul conflitto di interessi, per la rilevanza che essa riveste rispetto al profilo che, in un'epoca come questa, dovrebbe assumere lo sviluppo delle democrazie moderne che per tanti aspetti si rivela molto problematico, avrebbe potuto costituire un'occasione per elevare la civiltà dell'ordinamento giuridico del nostro Paese e del suo assetto istituzionale disciplinando una materia che, per tanti aspetti, ha una forte rilevanza istituzionale e tocca quel punto delicatissimo dei consessi civili e delle società moderne che riguarda l'eguaglianza effettiva dei cittadini di fronte alla legge.

Credo che tutti noi possiamo, con senso autocritico, lamentare il ritardo con cui stiamo affrontando una questione sul tappeto da molto tempo nel nostro Paese, mentre in altri a democrazia sviluppata è già stato affrontato da molto tempo in vario modo e in varia misura.

Bisogna sottolineare in questo momento come probabilmente già da tempo, in un rapporto di reciproca responsabilità, il Parlamento e il complesso delle forze politiche avrebbero dovuto fornire una soluzione soddisfacente a questo tema. Invece, ci troviamo di fronte ad un provvedimento che - com'è stato ampiamente illustrato negli interventi dei rappresentanti delle opposizioni nel corso della giornata di ieri - ha il netto sapore di un'iniziativa che tende in qualche modo a creare un regime e una norma speciale che riguarda la condizione particolare del Presidente del Consiglio.

Il Governo e la maggioranza hanno imboccato questa strada e si sono posti sostanzialmente l'obiettivo non tanto di sciogliere effettivamente il nodo del conflitto di interessi nel nostro ordinamento, bensì di guardare con un occhio particolare alla condizione in cui si trova il nostro Presidente del Consiglio.

Come mi è sembrato di capire, nel passaggio di questo provvedimento dalla Camera al Senato, hanno costruito attorno a questa condizione e situazione una sorta di cordone sanitario di protezione; tutto ciò getta una luce non certo positiva sull'etica pubblica che tende a prevalere nel nostro Paese nella situazione attuale e sul senso dello Stato che attraversa il Governo, le forze che lo compongono e l'attuale maggioranza.

Com'è noto, l'aspetto più grave è rappresentato dal fatto che la materia da affrontare è strettamente connessa ai problemi dell'informazione e della comunicazione i quali, com'è stato ampiamente evidenziato ieri nell'intervento del senatore Bassanini e nella relazione di minoranza del senatore Passigli, hanno un ruolo rilevante nella formazione degli orientamenti dell'elettorato, nella determinazione della volontà che presiede alla formazione delle maggioranze e delle minoranze all'interno di un Paese e, in generale, nella formazione dello spirito pubblico della nostra società.

A questo proposito penso che la proposta in esame, sia pur indirettamente, intervenga in maniera negativa su una questione di ordine più generale, riguardante la crisi di rappresentanza all'interno delle società moderne. Per aspetti molto diversi, sia le più recenti esperienze elettorali negli Stati Uniti d'America - mi riferisco soprattutto alle ultime elezioni presidenziali - sia il voto francese - nell'ultima tornata elettorale come nella p recedente, che aveva visto la vittoria della sinistra e dei socialisti, e dunque al di là di chi ne ricava vantaggio - pongono un problema generalmente sottovalutato, anche da orientamenti culturali presenti nella nostra parte politica.

Tali esperienze pongono un problema relativo alla crisi della rappresentanza e della rappresentatività delle istituzioni democratiche, legato in maniera molto forte al carattere strutturale che sta assumendo il fenomeno dell'astensionismo nell'ambito delle competizioni elettorali.

Recentemente, rispetto ai risultati elettorali francesi e all'alto tasso di astensionismo che le ha accompagnate, Max Gallo ha affermato in maniera molto netta che ci troviamo di fronte ad una sorta di riedizione, naturalmente completamente trasformata rispetto alla situazione ottocentesca, del voto fondato sul censo.

Il provvedimento in esame che, a differenza di quanto sostengono e hanno sostenuto ieri i rappresentanti della maggioranza, crea una situazione di privilegio e di vantaggio per condizioni di ricchezza, sottolinea enfaticamente la legittimità di situazioni di favore per condizioni di enorme ricchezza, costituisce un segnale, sia pure indiretto, nella direzione cui ho accennato con riguardo alle tendenze presenti nelle nostre società democratiche. Ciò comporta un pericolo di involuzione e comunque solleva un problema circa il loro sviluppo e la loro capacità di conferire un profilo civile alla nostra comunità. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U).

19.06.2002

   
 
         
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