Carica della polizia alla FIAT Melfi

DI SIENA (DS-U) Domando di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
DI SIENA (DS-U) Signor Presidente, chiedo che il Presidente del Consiglio venga in Aula a riferire su quanto accaduto ieri alla FIAT di Melfi e sul comportamento del Governo nella vertenza in corso. Sottolineo la mia richiesta: non qualsiasi esponente del Governo ma il Presidente del Consiglio.

In verità, ci troviamo di fronte, almeno questa è la mia opinione, ad una condotta veramente incredibile da parte di vari esponenti del Governo del Paese. Sono testimone diretto del fatto che l’intervento di ieri della Polizia a Melfi è stato ossessivamente sollecitato, anche di fronte a funzionari di Polizia ivi presenti e riluttanti, da parte di funzionari del Ministero dell’interno, cioè direttamente da Roma.

Sembrano poi incredibili gli attacchi di Maroni e Sacconi alla lotta in corso. Almeno a mia memoria è la prima volta che vedo esponenti del Governo della Repubblica aprire una vera campagna di criminalizzazione e di odio verso un sindacato. Mi riferisco alla FIOM, un sindacato che appoggia, al pari di alt ri (penso, ad esempio, all’UGL), la lotta in corso a Melfi e che è aperto, come dimostra il fatto che oggi pomeriggio ci sarà un incontro con FIM, FISMIC e UILM, a ristabilire un tavolo delle trattative.

In terzo luogo, credo che il Governo debba rispondere del fatto che non vi è una iniziativa per costruire un tavolo negoziale in cui tutti possano concorrere alla soluzione dei problemi insorti nello stabilimento di Melfi.

Per quanto mi riguarda, insieme ai senatori lucani non solo del centro-sinistra ma anche del centro-destra, avevo chiesto al sottosegretario Letta di attivarsi in questa direzione; cento deputati di tutti gli schieramenti hanno intrapreso questa iniziativa presso la Camera. Da parte nostra, non si riscontra nessuna azione da parte del Governo tale da consentire, come dovrebbe essere normale, di avviare un confronto tra le parti, dato che è del tutto evidente, per quanto è accaduto nel corso di queste settimane, che le parti da sole non sono in grado di definire un confronto che possa portare ad una soluzione positiva.

Se la vicenda di Melfi, come dicono i gruppi dirigenti della FIAT, costituisce ormai un serio problema per lo stesso andamento della produzione dell'auto nel nostro Paese, credo che bisognerà iniziare a trattare. Il Governo deve assumersi delle responsabilità. Per queste ragioni, chiedo nuovamente che il Governo si rechi in Aula a riferire del merito.

PRESIDENTE Mi risulta che oggi, alle ore 12, il sottosegretario di Stato Mantovano si recherà presso la Camera dei deputati per riferire in merito. Il Presidente del Senato ha già preso contatti con il Governo per dare un seguito alle vostre iniziative.

(...)

Comunicazioni del Governo sui recenti avvenimenti accaduti presso lo stabilimento FIA T di Melfi e conseguente discussione

PRESIDENTE L’ordine del giorno reca: "Comunicazioni del Governo sui recenti avvenimenti accaduti presso lo stabilimento FIAT di Melfi".
Come comunicato in apertura dei lavori, dopo l’intervento del sottosegretario D’Alì prenderanno la parola un senatore per ciascun Gruppo per cinque minuti, salvo il Gruppo Misto per dieci minuti complessivi.

Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

D'ALI', sottosegretario di Stato per l'interno Signor Presidente, onorevoli colleghi, com'è noto da lunedì 19 aprile nell'area industriale di San Nicola di Melfi si protrae il blocco totale dell'attività produttiva della FIAT-SATA e delle numerose aziende dell'indotto. Si tratta dell’effetto di uno sciopero ad oltranza proclamato dalla FIOM-CGIL cui hanno aderito UGL, Cobas ed alcuni sindacati autonomi e da cui dissentono invece la FILT-CISL e la UILM-UIL.

Come ampiamente riportato dalla stampa odierna, il protrarsi dell'agitazione, che prende spunto da una rivendicazione di natura prevalentemente salariale e attinente all'organizzazione del lavoro, ha determinato di fatto il blocco produttivo della fabbrica. Ciò ha causato anche la sospensione dell'attività di altri stabilimenti industriali i cui rifornimenti sono stati, a più riprese, ostacolati dalla presenza di blocchi stradali lungo la rete viaria di attraversamento dell'area industriale.

La spaccatura fra le organizzazioni sindacali più rappresentative ha posto il problema di continuare a garantire la libertà di lavoro, in condizioni di sicurezza, degli aderenti a quelle sigle sindacali che, in seguito a un accordo raggiunto dalla CISL-FIM e dalla UILM con i dirigenti della FIAT, intendevano riprendere il lavoro già a partire dal primo turno di lunedì 26 aprile.

In concomitanza di tale decisione, verso le ore 4,30 di ieri circa 200 operai dello stabilimento FIAT-SATA si sono posizionati sulla strada statale Bradanica, all'altezza dello svincolo per la zona industriale di Melfi, fermamente intenzionati ad impedire il transito degli autoveicoli diretti al citato stabilimento, nonché dei pullman scortati da operatori della Polizia di Stato, che conducevano operai e impiegati della FIAT allo stabilimento per svolgere la normale attività lavorativa.

Essendo risultati vani i tentativi di convincere i dimostranti a recedere dalla forma di protesta e per evitare azioni di forza, i pullman sono stati fatti confluire verso un itinerario alternativo. Peraltro, nel frattempo, anche sul viale di accesso all'impianto industriale si erano già concentrate alcune centinaia di persone fermamente intenzionate ad impedire il transito di due autobus sui quali erano stati fatti confluire tutti i dipendenti.

Risultati vani i tentativi di far desistere i manifestanti dall'azione di protesta, le forze dell'ordine sono dovute intervenire per garantire il diritto al lavoro di coloro che non intendevano aderire allo sciopero, incontrando la dura resistenza dei dimostranti che, sdraiati sulla sede stradale, con rapidi e continui spostamenti cercavano di ostacolare il transito degli automezzi, rendendo estremamente difficoltosa la liberazione della sede viaria.

Mentre erano in corso le operazioni di sgombero della sede stradale, venivano lanciati da parte dei manifestanti alcuni sassi contro le forze dell'ordine, uno dei quali colpiva alla fronte un primo dirigente della Polizia di Stato, responsabile del servizio di ordine pubblico. Il predetto funzionario, accompagnato in ospedale, veniva trattenuto in osservazione per la ferita riportata.

A causa della fortissima resistenza che i dimostranti continuavano ad opporre, si rendeva necessario un intervento di alleggerimento da parte delle forze dell'ordine. Nella circostanza tre operatori di polizia ed una decina di dimostranti sono rimasti contusi e sono stati visitati presso il locale ospedale, venendo subito dimessi.

Nonostante le grosse difficoltà a fronteggiare i manifestanti più accesi, le forze dell'ordine sono riuscite a far entrare i pullman nello stabilimento, mediante apposito servizio di scorta.

È noto che per domani 28 aprile la FIOM-CGIL ha proclamato quattro ore di sciopero nazionale del settore metalmeccanico. In Basilicata lo sciopero sarà di otto ore e riguarderà tutte le categorie.

Il Ministro dell'interno ha seguìto personalmente l'evolversi della situazione. Fin dal primo momento, le forze di polizia sono state invitate a comportarsi con il consueto equilibrio, garantendo da un lato il diritto degli scioperanti a manifestare le loro opinioni e dall'altro il diritto dei lavoratori che non condividono lo sciopero a recarsi l iberamente in fabbrica.

Proprio per questo il Ministro dell'interno si è opposto e continuerà ad opporsi alla pretesa di far accedere i lavoratori allo stabilimento passando attraverso due ali di scioperanti. Di conseguenza, dopo lunghe ed infruttuose trattative, la Polizia ha deciso di rimuovere il posto di blocco, resistendo alle provocazioni ed evitando con encomiabile professionalità, ulteriori e gravi complicazioni. Tale operazione sarà ripetuta ogni volta che si renderà necessario.

Consapevole dei rischi incombenti, ma anche del dovere di garantire i diritti di tutti i lavoratori, il Ministro dell'interno ha rivolto un appello alle forze sociali e politiche interessate alla positiva conclusione della vertenza, affinché vengano neutralizzati i provocatori che puntano sullo scontro e vengano, invece, garantite le indispensabili condizioni di sicurezza e di ordine pubblico.

Infine, nel pomeriggio di oggi il tribunale di Melfi, con ordinanza ex articolo 700 del codice di procedura civile, ha disposto la immediata cessazione di ogni manifestazione di blocco agli accessi stradali e ferroviari allo stabilimento SATA di San Nicola di Melfi.

Ciò in quanto il giudice, tra l'altro, ha ritenuto che - leggo testualmente - "la forma di protesta attuata esula dagli schemi normativi dell'esercizio del diritto di sciopero ed integra indubbiamente gli estremi di una condotta illecita rilevante sul piano civilistico oltre che qualificabile quanto meno come illecito amministrativo" - blocco stradale - "idonea a causare danni al sistema produttivo".

Tale circostanza, quindi, ulteriormente convalida l'operato delle forze dell'ordine volto a garantire proprio i princìpi enunciati nell'ordinanza del tribunale di Melfi.


Sono convinto che la professionalità e il senso di responsabilità delle forze dell'ordine, a tutti i livelli, non mancheranno ancora una volta di garantire da un lato l'esercizio del diritto allo sciopero nel rispetto della legalità, dall'altro il diritto al lavoro da parte di coloro che intendano liberamente esercitarlo.

Da ultimo, lasciatemi esprimere l'auspicio che lo sforzo che le parti stanno producendo in queste ultime ore per ottenere una conclusione della vertenza possa trovare rapida e favorevole soluzione, così come mi auguro che tale risultato possa rasserenare il clima del mondo del lavoro, nell'interesse generale del Paese.

(...)

PRESIDENTE È iscritto a parlare il senatore Di Siena. Ne ha facoltà.
DI SIENA (DS-U) Signor Presidente, signor Sottosegretario, avevo chiesto stamani che a riferire sulla vertenza in corso dello stabilimento FIAT di Melfi venisse il Presidente del Consiglio o qualcuno che fosse direttamente legato a quella funzione. Non si trattava nelle mie intenzioni di una richiesta motivata - per così dire - da ragioni di rilevanza gerarchica dell’interlocuzione, ma perché sulla vicenda in corso a Melfi sarebbe necessario che qualcuno potesse parlare e rispondere degli atti di tutti gli esponenti del Governo che sono in diverso modo intervenuti sulla lotta dei lavoratori di Melfi.

Lei, infatti, può rendere conto dell’azione voluta ieri ossessivamente da Roma, cioè dal Ministero dell’interno, che, anche per il fatto di avervi assistito direttamente, disapprovo con chiara e sicura coscienza.

Qui si è parlato di responsabilità delle forze dell’ordine e si è detto di non usare questo argomento; non lo userò perché la responsabilità di quello che è avvenuto ieri a Melfi è squisitamente politica e va fatta risalire alle respons abilità del Ministero che lei qui rappresenta.

Il fatto di essere stato lì in quei momenti e in quelle ore mi fa dire che la ricostruzione dei fatti che lei ha qui portato, signor Sottosegretario, non corrisponde assolutamente al vero.

Comunque, lei non ci può dire niente sul perché da parte del Ministero del lavoro, e in specie dal sottosegretario Sacconi, si è aperta una vera e propria crociata contro questi lavoratori e contro la FIOM, invocando l’intervento della Polizia già molti giorni prima che questo effettivamente si realizzasse.

Non può nemmeno renderci conto del motivo per cui di fronte a numerose richieste, per esempio, avanzate da me insieme al senatore Danzi alla Presidenza del Consiglio affinché svolgesse un ruolo che favorisse la costruzione di un tavolo su cui effettivamente negoziare da parte di quest’ultima non è stata data alcuna risposta, né a i sindacati né a noi.

Ora, in queste ore sembra che le confederazioni sindacali, insieme alle organizzazioni dei metalmeccanici, stiano provvedendo a costruire una situazione in cui effettivamente si può aprire un confronto, cercando di piegare una resistenza che - bisogna dirlo - viene sostanzialmente dall’azienda, dalla FIAT, che mi pare ha ispirato anche l’iniziativa di ieri.
Non possiamo che augurarci che quest’opera di mediazione vada rapidamente in porto, ma se malauguratamente così non fosse non vorremmo che, anziché convocare a Palazzo Chigi, come sarebbe in quell’occasione la cosa più necessaria e ragionevole da fare, tutti i sindacati e le rappresentanze dei lavoratori di Melfi, si facesse ancora ricorso ad azioni di polizia, come lei in qualche modo ha annunciato.

Ci troveremmo in quel caso di fronte ad una situazione grave ed inquietante, ad una so rta di sovversivismo dall’alto, alla costruzione di una situazione di disordine pubblico che viene dalle forze di Governo; una situazione che non ha precedenti nella storia repubblicana.

Quello che questi lavoratori chiedono è solo di poter trattare, di avere un negoziato vero, di superare condizioni di lavoro e di salario ormai intollerabili. Si è fatto qui riferimento ad accordi sottoscritti più di dieci anni fa (io all’epoca fui tra coloro che avevano sollevato alcune perplessità sul merito di quell’accordo e mi può essere testimone il senatore Gruosso, che era allora segretario regionale della CGIL in Basilicata), ma, mi consentano i colleghi, questo è un argomento risibile. Come si può sostenere che un accordo fatto molto tempo fa non possa essere migliorato e cambiato con il mutare del costo della vita e dell’esperienza della fabbrica?

Sulle violazioni della libertà sindacale abbiamo chiesto l’avvio di un’indagine conoscitiva da parte della Commissione lavoro del Senato. Speriamo che anche da parte del Senato si voglia finalmente conoscere la verità sulla situazione di Melfi.

A Melfi, qualcuno lo ha ricordato, non è in corso un’improvvisa rivolta, non ci troviamo di fronte ad una fiammata momentanea, ad uno scoppio di collera. A Melfi ormai c’è una classe operaia matura e consapevole. C’è un’adesione pressoché totale allo sciopero da parte dei lavoratori dello stabilimento e dell’indotto. Attorno a questi lavoratori c’è una solidarietà fortissima da parte della società civile, delle amministrazioni locali e della Regione.

Insomma, fatemelo dire anche con l’orgoglio di chi è lucano: non vi libererete facilmente di questa grande questione sociale solo con azioni di polizia. (Applausi dei Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Misto-Com, Misto-RC e Verdi-U. Congratulazioni).

(...)

27.04.2004

   
 
         
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