Sul decreto per l'agricoltura
Rinviato dal presidente della Repubblica alle Camere

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Siena. Ne ha facoltà.

DI SIENA (DS-U). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, la soluzione rattoppata e pasticciata del cosiddetto condono per la previdenza agricola, che qui ci è stato illustrato, per le ragioni testé ricordate dal senatore Morando, rappresenta un esito della vicenda sostanzialmente annunciato. Eppure, abbiamo appreso questa sera che verrà istituita una commissione con l'incarico di studiare i contenuti e il contorno effettivo di tale annoso problema che ci trasciniamo da tempo.

Tuttavia, non è che la questione non fosse nota: senza bisogno di tornare a periodi molto remoti, vorrei ricordare che fin dalla legge finanziaria, sia in seno alla maggioranza - con un emendamento promosso dal presidente della Commissione bilancio, senatore Azzollini, che di coperture dovrebbe saperne, nel merito, più di ogni altro - sia in seno all'opposizione - con emendamenti presentati sia dal sottoscritto sia dalla senatrice Stanisci - si erano proposte soluzioni a tale problema. Si è cercato di affrontare, quindi, per tempo una materia che, lo ricordo, ha costituito una delle ragioni dal malessere che ha attraversato le campagne, soprattutto meridionali, nel corso dell'estate scorsa.

Che non si sia arrivati ad un risultato accettabile né ad una soluzione soddisfacente dipende non solo dalla disinvoltura con cui la maggioranza legifera - e quindi si affrontano le questioni sollevate dal Presidente della Repubblica - ma anche da un'ostilità politica presente all'interno della maggioranza stessa e portata avanti con grande determinazione.

Vorrei ricordare qui, oggi, l'azione di ostruzione condotta dalla Lega Nord nel corso della discussione che abbiamo svolto qualche tempo fa e vorrei anche che qualcuno lo spiegasse agli alleati meridionali della Lega. Insomma, da parte di questa maggioranza vi sono state ragioni di orientamento politico che hanno impedito di trovare una soluzione adeguata.
Siamo per questa ragione, del resto, di fronte forse all'esempio più evidente, alla narrazione più esplicita del fallimento della politica agricola di questo Governo. Il ministro Alemanno ha, nel corso di questi anni, mostrato in qualche momento una ostentata sensibilità ai problemi della nostra agricoltura, che spesso ha trovato anche qualche orecchio attento nel corso di questi anni verso i nostri agricoltori.
(Richiami del Presidente). Ma una politica di Governo non può limitarsi all'attenzione: quando arrivano i nodi al pettine, è del tutto evidente che non è possibile procedere come si è proceduto, attribuendo spesso la responsabilità ai vincoli dell'Unione Europea oppure ai problemi strutturali di fondo che comunque in cinque anni potevano almeno essere, non dico affrontati, ma delineati nel loro profilo e nelle prospettive.

Ci troviamo, quindi, a fine legislatura di fronte ad un fatto che ha un carattere estremamente clamoroso e che - come ricordava la senatrice De Petris - è anche stato oggetto di una già avviata campagna elettorale, oggi svelata nel suo contenuto demagogico nei riguardi di un settore così esposto ai problemi della competizione, come quello dell'agricoltura italiana. (Applausi dal Gruppo DS-U).

Intervento in aula, nella seduta pomeridiana del 7 marzo 2006

   
 
         
Copyright © Piero Di Siena.net 2005 | best view 800x600 | webmaster | Aggiungi il sito ai tuoi Preferiti | contatt@mi | credits
Melfi l'Unità il manifesto liberazione emergency.it critica marxista