Sulla Sata di Melfi


Ai Ministri delle attività produttive e del lavoro e delle politiche sociali.

Premesso che:

la grave crisi che ha investito la Fiat getta un'ombra inquietante sul futuro del comparto dell'auto, l'unico grande settore produttivo in cui opera l'industria nazionale dopo l'abbandono della chimica e dell'informatica e di altri settori strategici tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta da parte delle grandi imprese del nostro paese;

si è prodotto un giusto e fondato allarme, confermato dall'annuncio di 3000 esuberi da parte dell'azienda, sul fatto che l'industria automobilistica italiana possa passare definitivamente in mani straniere, che l'area torinese sia di nuovo colpita da un'ondata di cassa integrazione e da una perdita secca di posti di lavoro;

in questo scenario diventano altresì incerte le prospettive della Fiat nel Mezzogiorno, che è ormai da tempo la principale impresa presente con propri stabilimenti in Italia meridionale e perciò la spina dorsale della pur gracile armatura industriale del Sud;

anche in quegli stabilimenti, come la Sata di Melfi, in cui sono previsti esuberi questa situazione produce un'accelerazione dei processi di precarizzazione delle relazioni industriali e delle condizioni di lavoro, accompagnata dall'eclissi del modello di "fabbrica integrata" fondato sulla "qualità totale";

soprattutto alla Sata di Melfi vi è un ricorso generalizzato e intollerabile al lavoro interinale, ai contratti a termine e ad altre forme di lavoro atipico, permanendo irrisolti da tempo i problemi derivanti da un insopportabile regime dei turni di lavoro e da uno scarto retributivo non più giustificato tra tutti gli stabilimenti Fiat e Melfi, a scapito di quest'ultimo,

si chiede di conoscere:

come il Governo intenda affrontare questa situazione che è di rilevanza nazionale per quel che concerne il destino del nostro sistema industriale con particolare riferimento al ruolo della Fiat nel Mezzogiorno;

come il Governo intenda intervenire a tutela dei lavoratori delle aziende dell'indotto auto dell'area industriale di Melfi e della zona che potrebbero essere nel Sud le principali vittime, come dimostra la vicenda dell'As di Vitalba, della crisi dell'auto;

se non intenda, anche a partire dalle conseguenze di questa crisi industriale sui rapporti di lavoro, avviare un ripensamento delle proprie politiche relative al mercato del lavoro e di quegli istituti che favoriscono processi di precarizzazione che non aiutano il perseguimento di obiettivi di qualità nella produzione industriale.

Sen. Piero Di Siena

   
 
         
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