Sulla variante dell'elettrodotto Matera-Santa Sofia

Al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro delle attività produttive

Premesso che:
si protrae ormai da anni la vicenda dell'elettrodotto Matera-Santa Sofia, opera effettivamente strategica per il potenziamento della rete elettrica del Mezzogiorno continentale;

la società Terna insiste con soluzioni che rischiano di pregiudicare seriamente la salute dei cittadini e l'equilibrio ambientale delle zone interessate;

la situazione ha suscitato fra i cittadini dei comuni di Barile, Melfi e Rapolla un allarme che è stato raccolto dai mezzi di comunicazione, anche a livello nazionale;

la società Terna ha riconosciuto la giustezza delle critiche accettando di predisporre una modifica del tracciato, detta "piccola variante", che tuttavia, a giudizio dei cittadini interessati, non costituisce una suffici ente salvaguardia per la salute;

la Regione Basilicata ha invece deciso di appoggiare la proposta, detta "grande variante", avanzata da un comitato di cittadini e dall'amministrazione comunale di Rapolla, che prevede lo spostamento dei tralicci a valle, in una zona scarsamente abitata;

la questione è stata oggetto di numerose interrogazioni al Senato e a alla Camera, prive di risposte soddisfacenti;

da ultimo, la vicenda è stata strumentalmente sollevata in una nota trasmissione televisiva, in occasione del blocco dell'energia elettrica che ha oscurato tutta Italia alle prime ore del 28 settembre 2003;

da tempo il Governo è investito del problema e svolge consultazioni tra le parti a livello ministeriale;

si chiede di sapere:
se il Governo intenda sostenere la revisione del tracciato dell'elettrodotto, secondo le indicazioni avanzate e le disponibilità offerte dell'amministrazione comunale di Rapolla e dalla Regione Basilicata, invece di adeguarsi acriticamente alla proposta dell'Enel, che risulta sempre più comprovata come dannosa per l'ambiente e per la salute dei cittadini.

Segue la discussione in aula dell’interpellanza avvenuta il 15 ottobre 2003

PRESIDENTE. Segue l’interpellanza 2-00437, con procedimento abbreviato, ai sensi dell’articolo 156- bis del Regolamento, sull’elettrodotto Matera-Santa Sofia.

Ha facoltà di parlare il senatore Di Siena per illustrare tale interpellanza.

DI SIENA (DS-U). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, l’annosa vicenda dell’elettrodotto Matera-Santa Sofia è assurta alle cronache nazionali dopo il blackout, in seguito a una trattazione, a dir poco estemporanea, in una trasmissione televisiva che commentava l’evento. In quell’occasione si sono fatte molte affermazioni inesatte.

La prima è che il mancato completamento dell’elettrodotto sia stata una causa diretta del blackout o comunque la causa principale del ritardo con cui, soprattutto nelle regioni meridionali, è stata attivata l’elevazione dell’energia elettrica nelle ore successive.

La seconda affermazione che si è fatta in quella occasione è che i cittadini di un piccolo comune, Rapolla, si opponevano alla costruzione dell’elettrodotto nel più totale isolamento e del tutto ignari dell’importanza strategica di un’opera siffatta; insomma, barricati nel loro chiuso egoismo contro l’interesse nazionale. Niente di più falso, come il Governo sa bene, dato che presiede da tempo la Conferenza di servizi che sta affrontando il contenzioso tra l’ENAC e le comunità locali intorno a questa materia.

I cittadini e l’amministrazione comunale di Rapolla non propongono di non realizzare l’elettrodotto, né propongono, come si è detto in quella trasmissione, l’interramento del tracciato che interessa il territorio comunale, un intervento giudicato dall’ENEL troppo oneroso; propongono semplicemente lo spostamento del percorso dell’elettrodotto dal centro abitato.

Inoltre, i cittadini di Rapolla e la loro amministrazione comunale non sono soli in questa battaglia, ma sono sostenuti nel le loro posizioni dai comuni vicini di Barile e Melfi (a parte alcune recenti oscillazioni del sindaco di quellta città) e soprattutto dalla provincia di Potenza e dalla Regione Basilicata.

Infine, i cittadini di Rapolla hanno proposto più di una variante al tracciato del progetto originario, varianti supportate anche da alcuni dati di natura tecnica.

Il fatto che il Governo di centro-sinistra della Regione e della provincia di Potenza diano il loro pieno sostegno alle posizioni espresse dai cittadini di Rapolla non è in quella particolare situazione senza significato, ma anzi, per le ragioni che dirò, è un indicatore indiretto dell’incontrovertibilità delle loro preoccupazioni e della loro posizione.

Infatti, in altri casi, come in quello della costruzione dell’inceneritore Fenice da parte della FIAT nell’area industriale di Melfi o in quello di una nuova centrale elettrica che si deve costruire nella zona di Pisticci, sempre in Basilicata, la giunta regionale non ha esitato a contrapporsi alla protesta dei cittadini con una determinazione che io, ad esempio, non sempre ho condiviso, ma che comunque è stata molto forte, ritenendo le misure di salvaguardia dell’ambiente in quei casi soddisfacenti.

Non è accaduto in questa situazione. Noi quindi ci troviamo di fronte ad amministratori locali che non sono solitamente corrivi nel cavalcare qualsiasi protesta suscitata da preoccupazioni di tipo ambientale. Eppure sono molto determinati nell’opporsi alla realizzazione di questo tratto dell’elettrodotto Matera-Santa Sofia.

Alla trasmissione «Porta a porta» era presente il ministro Marzano che su questo argomento non ha proferito quasi parola. Poiché è impensabile che il Ministro non sappia come stanno le cose e poiché nulla ha fatto perché la discussione avvenuta in televisione fosse riportata sui binari della verità di fatto, è sorto, almeno da parte mia, il legittimo sospetto che vi fosse stata la tentazione di risolvere l’annoso contenzioso sull’elettrodotto Matera-Santa Sofia, tra l’ENEL, le popolazioni locali e le amministrazioni locali sull’onda dell’emozione prodotta dal blackout.

Da questa preoccupazione nasce l’interpellanza in oggetto e il ricorso alla procedura d’urgenza. Che il progetto originario sia improponibile lo riconosce la stessa ENEL, che ha proposto essa stessa una variante all’originario percorso. Quindi il problema esiste ed è stato, come ho detto, riconosciuto dalla stessa Società elettrica in più occasioni.

Vi sono almeno due buone ragioni per accedere ai progetti proposti dai cittadini di Rapolla come varianti al percorso originario. La prima riguarda la salute dei cittadini esposti al rischio dell’inquinamento elettromagnetico, la seconda concerne problemi di impatto ambientale.

Sul primo punto penso non sia il caso di spendere molte parole dopo l’appassionata e ricca discussione che abbiamo fatto sulla mozione relativa ai tumori femminili: credo infatti che nessuno osi minimizzare problemi di questa natura legati alla salvaguardia della salute dei cittadini. Ma anche la seconda questione che riguarda i problemi di impatto ambientale non rappresenta in quella situazione né una pretesa eccessiva né un lusso.

I tralicci sono stati costruiti nel cuore di un istituendo parco naturale, quello del Vulture, che costituisce una risorsa insostituibile per lo sviluppo di una delle zone più densamente popolate e dinamiche della Basilicata. Spostarli sarebbe un atto di coerenza con la vocazione primaria di quell’area; sarebbe un atto di rispetto della legislazione regionale che ap punto ha istituito il Parco e che si occupa di problemi relativi alla tutela ambientale.

Del resto, è di questi giorni la notizia che si è addivenuti alla decisione di spostare, a partire dal mese di novembre, i tralicci che interessano alcuni Comuni coinvolti nella costruzione di una tratta della lunghezza di 98 chilometri, che riguarda le province di Sondrio, Bergamo e Brescia. In quel caso si tratta di fare una legittima opera di salvaguardia di alcuni insediamenti rupestri, se ho capito bene di origine preistorica, e dei graffiti ivi realizzati.

Non vi è alcun dubbio che questa scelta è stata saggia e rispettosa di un patrimonio culturale inestimabile; mi chiedo perché ciò che è stato possibile al Nord non sia possibile al Sud, nel rispetto della salute dei cittadini di una comunità meridionale e di un’emergenza ambientale di grande valore.

Per queste ragioni, mi permetto di chiedere al Governo di spostare totalmente l’asse della discussione che dovrà proseguire in sede di Conferenza dei servizi. A me è capitato di partecipare ad una delle riunioni in cui si chiedeva alle amministrazioni locali di pronunciarsi sulle proposte dell’ENEL.

Spero che il Governo metta sullo stesso piano tutte le proposte di variante, quella dell’ENEL e quella delle amministrazioni locali, e che si arrivi ad un confronto vero e aperto, il cui unico obiettivo sia la realizzazione in tempi rapidi di un’opera così importante: la tutela della salute e delle condizioni ambientali di una parte significativa del cuore del Mezzogiorno d’Italia.

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere all’interpellanza testé svolta.

TASSONE, vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, rispondo anche a nome del Ministro delle attività produttive, senza aver avuto alcuna estensione di competenze.

L’elettrodotto Matera-Santa Sofia, opera di interesse strategico per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese, è stato realizzato ormai per circa 200 chilometri degli oltre 207 che lo compongono. Detta opera risponde alla assoluta necessità di interconnettere i nodi costituiti dalle esistenti stazioni elettriche della Rete di trasmissione nazionale di Matera, in Basilicata, e di Santa Sofia, in provincia di Napoli, per garantire una maggiore affidabilità e sicurezza dei flussi di energia tra
Puglia, Basilicata e Campania, notevolmente limitali dalla attuale insufficiente capacità delle esistenti linee di trasporto.

Le principali cause del mancato completamento dell’elettrodotto sono da ricercarsi nel mutato orientamento di alcuni Comuni (in particolare il comune di Rapolla) che pure avevano partecipato al procedimento di localizzazione del l’opera esprimendosi favorevolmente al tracciato proposto dall’ENEL.

In data 30 novembre 2001 Terna ha presentato domanda di autorizzazione della variante al tracciato originariamente autorizzato (cosiddetta piccola variante), individuata a seguito delle risultanti di un tavolo di lavoro istituito dalla regione Basilicata con il compito di individuare, nel tratto in contestazione, possibili varianti al tracciato della linea elettrica.

La Conferenza di servizi tenutasi presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il 15 luglio 2003, finalizzata all’approvazione della piccola variante, non ha prodotto i risultati sperati in quanto il sindaco di Rapolla ha riproposto la soluzione della cosiddetta grande variante che, con un tracciato di circa 40 chilometri alternativo ai sette della piccola variante, sostanzialmente allontana dal suo territorio l’elettrodotto, spostandolo sul territorio di altri Comuni limitrofi.

Secondo Terna, però, i tem pi necessari per lo studio, le autorizzazioni e la costruzione di questa grande variante sarebbero di almeno altri cinque anni senza contare i più che probabili veti, le opposizioni e gli intralci opposti dalle popolazioni e dai nuovi Comuni interessati da questa soluzione.

Sono seguite altre riunioni nel corso delle quali è stata proposta una ulteriore modifica del tracciato della piccola variante, ma il sindaco di Rapolla ha confermato il proprio parere negativo. La Presidenza del Consiglio dei ministri ha quindi convocato una Conferenza di servizi per il giorno 20 ottobre 2003.

Fatte queste necessarie premesse, occorre sottolineare che il tracciato della variante è stato studiato in modo da allontanarlo completamente dall’abitato di Melfi e Rapolla. Lungo il tracciato della piccola variante, ulteriormente modificato a seguito della riunione del 9 luglio 2003 presso il Ministero dalle attivit à produttive, sono presenti, su una lunghezza complessiva di circa 7 chilometri ed all’interno di una fascia di 300 metri a destra ed a sinistra dell’elettrodotto, soltanto sette case e solo due sono a distanza di 95 metri dal conduttore più vicino.

A tali distanze il valore dell’induzione magnetica è di circa dieci volte inferiore (0,3) al limite di 5 microtesla fissato come obiettivo di qualità dal recente decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri 8 luglio 2003, attuativo della legge n. 36 del 2001, che rappresenta una delle normative tra le più severe al mondo.

Il tracciato, inoltre, si svolge per la gran parte in territorio agricolo e pedemontano e solo per un tratto di circa un chilometro e mezzo si sviluppa alle pendici del monte Vulture, ma parallelamente ed a ridosso dell’asse della strada extraurbana statale Potenza-Melfi, impegnando pertanto un corridoio già dedicato ad infrastrutture esistenti.

Questo Governo si è da subito impegnato per la risoluzione delle gravissime carenze evidenziate nel sistema energetico del Paese.
La rete elettrica, ossatura portante di questo complesso sistema, era da anni in condizioni critiche, soprattutto per la sottovalutazione con cui i Governi precedenti avevano trattato l’argomento. Per questo il Governo si è attivato inserendo alcuni elettrodotti, ritenuti essenziali per la sicurezza dei sistema elettrico nazionale, tra le opere strategiche che potevano utilizzare gli strumenti normativi di snellimento previsti dalla legge obiettivo.

L’elettrodotto Matera-Santa Sofia rientra tra queste ed il suo completamento è considerato essenziale per assicurare la continuità e la sicurezza del trasporto di energia in gran parte del Sud Italia da troppo tempo in crisi.

Il Governo si è adoperato perché tale importantissima opera rispettasse ampiamente tutte le norme vigenti in materia, anzi ha seguito con particolare attenzione anche i minimi dettagli tecnici, architettonici e paesaggistici e rendendosi ulteriormente disponibile per il suo inserimento nel tessuto sociale locale.

II Governo, inoltre, non ha tralasciato alcun minimo dettaglio affinché venissero rispettati tutti i criteri costruttivi per garantire l’assoluta sicurezza della salute della popolazione residente, verificando che venissero rispettati tutti i severi limiti imposti dalla normativa italiana in materia.

Ovviamente, senatore Di Siena, non posso rispondere anche in merito al comportamento dell’onorevole Marzano, Ministro delle attività produttive, ma conosco Marzano come uomo impegnato anche su questi problemi nel trattare i quali dimostra sempre grande sensibilità e grande solidarietà nei confronti delle popolazioni del Meridione.

Io sono del Sud e capisco le problematiche da lei sollevate. Ribadisco che alle notizie riportate nella risposta alla sua interpellanza il Governo riserva la massima attenzione e partecipazione in termini dinamici. Ovviamente tale impegno non si esaurisce con la risposta che ho fornito ma investe il problema nella sua complessità e nella sua importanza da lei specificatamente evidenziate e che il Governo, con tutti gli sforzi che può fare, non può sottovalutare.

DI SIENA (DS-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DI SIENA (DS-U). Signor Presidente, non posso dichiararmi soddisfatto della risposta del Governo, anche se apprezzo la cortesia del Sottosegretario nel sottolineare la fondatezza delle mie preoccupazioni e, soprattutto, di quelle delle popolazioni interessate.

Mi sarei aspettato dal Governo una maggiore apertura – così come ho chiesto nell’illustrare l’interpellanza – alle ipotesi alternative, che sono più di una, sottoposte all’attenzione della società Terna da parte dell’amministrazione comunale dei cittadini di Rapolla e dei Comuni limitrofi.

Spero solo che nella Conferenza di servizi convocata per il 20 ottobre, da parte del Governo vi sia un’azione attiva perché quel dinamismo nel comportamento del Governo, cui faceva riferimento il Sottosegretario nella sua replica diventi un elemento di efficace azione affinché si possa trovare la soluzione più giusta che componga tutti gli interessi.
Vorrei sottolineare che, sia da parte mia, che da parte dell’amministrazione comunale di Rapolla, vi è la piena consapevolezza dell’importanza di questa infrastruttura elettrica, del suo valore strategico.

Io qui non faccio nessuna osservazione al Governo in carica, ma se si fossero accolte anche negli anni passa ti le osservazioni e le proposte che veniva dalle popolazioni locali, noi oggi avremmo da molto tempo l’elettrodotto costruito. Una valutazione tra i costi e i ricavi di questa situazione probabilmente dovrebbe renderci tutti consapevoli che una eccessiva acquiescenza agli orientamenti dell’impresa elettrica costituisce un danno per l’economia della Nazione.

Sen. Di Siena, Sen. Ayala, Sen. Coviello, Sen. D'Andrea, Sen. Gruosso, Sen. De Petris, Sen. Malabarba, Sen. Pagliarulo, Sen. Donati, Sen. Turroni, Sen. Sodano, Sen. Togni, Sen. Baratella, Sen. Basso, Sen. Battafarano, Sen. Caddeo, Sen. Chiusoli, Sen. Di Girolamo, Sen. Franco V., Sen. Gasbarri, Sen. Iovene, Sen. Maconi, Sen. Mascioni, Sen. Murineddu, Sen. Nieddu, Sen. Pascarella, Sen. Pasquini, Sen. Piatti, Sen. Piloni, Sen. Rotondo, Sen. Stanisci, Sen. Tessitore, Sen. Tonini, Sen. Vicini, Sen. Viserta.

15.10.2003

   
 
         
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