Sul fosforo bianco a Falluja
Risposta all'interpellanzadell'11 novembre 2005

PRESIDENTE. Seguono le interpellanze 2-00794 e 2-00799, entrambe con procedimento abbreviato, ai sensi dell'articolo 156-bis del Regolamento, sull'utilizzo del fosforo bianco in Iraq.

Ricordo che, ai sensi dell'articolo 156-bis del Regolamento, le predette interpellanze potranno essere svolte per non più di dieci minuti e che dopo le dichiarazioni del Governo è consentita una replica per non più di cinque minuti.

Ha facoltà di parlare il senatore Di Siena per illustrare entrambe le interpellanze.

DI SIENA (DS-U). Signor Presidente, vorrei utilizzare qualche secondo prima di entrare nel merito delle interpellanze, quella di cui sono primo firmatario e quella del senatore Malabarba, per invitare la Presidenza a dedicare un attimo di riflessione al fatto che abbiamo un'organizzazione dei lavori parlamentari nella quale anche un tema di così cruciale rilevanza, come quello dell'uso da parte di truppe americane del fosforo bianco nella battaglia di Falluja, viene discusso in una situazione in cui l'Aula è vuota e abbiamo - mi sembra di capire - delle scolaresche che fanno da pubblico. Non voglio trarre nessuna conclusione di ordine generale da questo, se non una riflessione sull'organizzazione dei lavori del Senato, circa il fatto, cioè, che probabilmente argomenti di questo genere avrebbero bisogno, soprattutto quando c'è un pubblico, di una diversa collocazione nella discussione parlamentare.

Voglio cogliere quest'occasione per sollevare alcuni problemi in merito al contesto entro cui la questione che le due interpellanze affrontano deve essere posta, a mio parere, all'attenzione del Governo italiano. Questo me lo consente soprattutto il fatto di dover discutere in maniera congiunta l'interpellanza di cui sono primo firmatario e quella successiva presentata dal senatore Malabarba, nella quale si chiede in particolare se il Governo italiano sia a conoscenza di un uso, anche nel territorio di Nasiriya, del fosforo bianco prima dell'arrivo delle truppe italiane.

La conseguenza logica dei temi da me posti, relativi all'uso di quest'arma impropria, per usare un eufemismo, a Falluja e all'eventuale uso di questa stessa sostanza a Nasiriya prima che arrivassero le truppe italiane, mi consente di sollevare una questione più generale su cui spero di avere qualche risposta dal Governo; è cioè del tutto evidente che in questa guerra in Iraq e in tutto quello che sta avvenendo dopo l'11settembre ci troviamo di fronte al ricorso ad armi e a strumenti di offesa che sono del tutto al di fuori delle norme stabilite dal dritto internazionale in una situazione di guerra. Del resto, non è un mistero che esponenti di primo piano dell'Amministrazione Bush - da Cheney a Rumsfeld - hanno pubblicamente sostenuto che, di fronte ai problemi aperti dalla recrudescenza del terrorismo internazionale, ogni strumento si rivela legittimo.

Noi non siamo di questa opinione e penso che, rispetto alla necessità di tenere anche gli eventi bellici nel quadro di norme stabilite faticosamente dal diritto internazionale, sia necessario che da parte del Governo italiano vi sia una, non solo condanna, ma azione attiva e permanente per svolgere un ruolo di mutamento nelle relazioni internazionali che impedisca nel futuro il ricorso a questi mezzi e a queste forme.

Naturalmente, è lungi da noi l'idea che vi possa essere una responsabilità diretta delle nostre truppe e anche del Governo rispetto agli episodi richiamati nelle interpellanze o comunque ad altri di eguale natura. Ciò che intendiamo sapere è se, a partire da fatti così gravi e atroci, come il ricorso ad armi improprie che producono effetti devastanti soprattutto sulla popolazione civile, non vi sia un ripensamento da parte del Governo italiano sulle sue scelte di politica internazionale in questo cruciale e gravissimo tempo di guerra.

Leggendo frettolosamente le agenzie di stampa, mi è sembrato di capire che in queste ore il Presidente del Consiglio ha annunciato un ritiro parziale di mille uomini dalle nostre truppe: non è di questo che si tratta, ma di un mutamento di indirizzo e di azione all'interno del quadro più generale della nostra presenza nel contesto dell'alleanza a cui siamo vincolati, perché ci sia un mutamento molto forte nel quadro della politica internazionale.

Quel che soprattutto mi interessa sapere è se esiste un'azione attiva da parte del Governo affinché, di fronte ad una sequela di fatti che vanno dall'uso del fosforo bianco a Falluja, alla preoccupazione espressa nell'interpellanza del senatore Malabarba e di altri senatori che ciò sia accaduto anche a Nasiriya, a tutto quello che è accaduto a Guantanamo dopo la vicenda dell'11 settembre, alle operazioni della CIA per quanto riguarda interventi diretti nello scenario europeo su persone sospettate di essere affiliate ad organizzazioni terroristiche, si cambi pagina e si muti indirizzo da parte delle potenze cui noi siamo alleati, rispetto alle quali abbiamo dei doveri ma anche degli obblighi da richiedere. (Applausi del senatore Iovene).

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente alle interpellanze testé svolte.

BERSELLI, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, onorevoli senatori, rispondo contestualmente alle interpellanze 2-00799, del senatore Malabarba e di altri senatori, e 2-00794, del senatore Di Siena e di altri senatori.

Gli atti di sindacato ispettivo in esame ripropongono la questione del presunto impiego di fosforo bianco da parte delle forze statunitensi anche nella città di Nasiriya, rappresentando in premessa che la richiamata inchiesta condotta da RAI News 24 ha trovato conferma, tra l'altro, da parte delle stesse autorità statunitensi.

Debbo ricordare che il Governo, tramite la mia persona, ha già risposto ad analoghe iniziative di sindacato ispettivo circa tre settimane fa alla Camera dei deputati e proprio questa mattina il ministro Martino, in occasione della conferenza stampa di fine anno, ha risposto a domanda specifica sull'argomento.

Ciò premesso, ritengo opportuna una puntualizzazione. Le Autorità statunitensi, a seguito degli eventi riguardanti il presunto uso del fosforo bianco su Falluja, hanno comunicato testualmente, per il tramite dell'Ambasciata americana a Roma, che: «(...) le forze statunitensi che partecipano alla Coalizione dell'Operazione "Iraq freedom" continuano ad usare l'intera gamma di armamenti legali e convenzionali contro obiettivi legittimi (...)». Si tratta, quindi, di precisazioni e contestualizzazioni, di cui si prende atto e non possiamo fare altrimenti.

Parimenti si prende atto dell'inchiesta giornalistica nonostante - come puntualizzato il 17 novembre scorso in Aula alla Camera - non si abbiano elementi per confermare l'attendibilità di quei documenti.

Ciò premesso, ribadisco, ancora una volta, come, sin dall'inizio della crisi irachena, sia stato notevole l'impegno del Governo - a tutti i livelli e in tutti gli ambiti internazionali - ai fini della ricerca di soluzioni che potessero scongiurare il ricorso alla forza. L'Italia ha fatto quanto poteva per evitare il conflitto e, poi, non ha partecipato al conflitto medesimo.

Soltanto dopo la cessazione delle ostilità e la presa di coscienza dell'importanza di partecipare alla stabilizzazione dell'Iraq, il Parlamento, il 15 aprile 2003, ha approvato l'invio di un contingente militare. Quegli atti di indirizzo parlamentare hanno rappresentato il formale assenso ed il principio fondante della nostra missione, che vede l'Italia operare su mandato delle Nazioni Unite. Queste, recentemente, hanno approvato all'unanimità la risoluzione n. 1637 che prolunga l'intervento della forza multinazionale in Iraq fino al 31 dicembre 2006.

In tale ambito sono stati conseguiti importanti risultati e sono visibili gli straordinari, ancorché faticosi, passaggi della riconquista, da parte del popolo iracheno, della propria libertà e democrazia, secondo il calendario delineato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, come ribadito dal Segretario Generale Kofi Annan in visita a Baghdad il 12 novembre scorso, confermando, inoltre, che le Nazioni Unite sosterranno ogni iniziativa volta a riportare stabilità e pace nel Paese.

In questo quadro, l'organizzazione del nostro contingente nell'ambito della Forza Multinazionale prevede, da un lato, un elevato grado di collaborazione dei Comandi, dall'altro, un significativo livello di responsabilità dei singoli contingenti in ciascuna area assegnata, che, per il nostro contingente coincide con la provincia irachena di Dhi Qar, nella regione meridionale dell'Iraq.

La catena di comando e controllo vede il Capo di Stato Maggiore della Difesa mantenere il comando operativo sulle Forze nazionali rese disponibili alla Coalizione e un rappresentante nazionale presso il Comando della Coalizione a Baghdad. Il Comando divisionale britannico, con sede a Bassora, esercita il controllo operativo in tutta la regione meridionale, con funzioni di coordinamento organizzativo ed operativo fra le Forze dei vari contingenti internazionali. Il comandante nazionale del contingente, destinato a Bassora presso il Comando divisionale britannico, assicura l'unitarietà di comando su tutte le Forze nazionali e, contemporaneamente, ha lo specifico compito di verificare che esse siano impiegate nel rispetto del regime di deleghe in atto, cioè esclusivamente per il soddisfacimento della missione assegnata e per quelle capacità operative approvate dall'Autorità di Governo a cui risalgono le decisioni per eventuali deroghe o impieghi diversi.

Naturalmente, il rapporto funzionale, proprio della catena di comando, è stato posto in essere con continuità e con efficacia solo a partire dal giugno 2003, dall'arrivo cioè del nostro contingente in teatro. L'impiego effettivo delle Forze è stabilito sulla base della "Direttiva Ministeriale" e del conseguente "Ordine di Operazioni" che è comprensivo delle cosiddette regole d'ingaggio, la cui applicazione, nel tempo ed in funzione dei contesto operativo, risale alla discrezionalità tecnico-operativa della catena di comando. Tali regole d'ingaggio precisano che l'uso della forza deve essere esercitato in relazione alle circostanze, secondo i ben noti criteri della necessità dell'azione e della proporzionalità della risposta, con specifico riferimento a quanto previsto dal diritto umanitario.

Ricordo, altresì, che i membri del contingente italiano in Iraq, per espressa scelta di questo Governo e del Parlamento, sono soggetti ai precetti del codice penale militare di guerra, che sanzionano con specifiche e aggiornate disposizioni ogni fatto che possa essere qualificato come contrario alle norme e agli usi di guerra e assicurano il massimo livello di coesione e subordinazione militare agli atti sopra ricordati.

Al riguardo, conforta considerare come il comportamento dei nostri militari in Iraq, come altrove aggiungerei, si è comunque sempre ed in modo coerente manifestato pienamente conforme alle norme del diritto internazionale e segnatamente del diritto internazionale umanitario.

Venendo ora agli asseriti episodi di uso di fosforo bianco da parte delle truppe americane a Nasiriya, essi sarebbero avvenuti secondo gli stessi interpellanti all'epoca dell'avanzata delle forze statunitensi da Sud a Nord, verso Baghdad.

Dunque, un episodio che sarebbe occorso due mesi prima dell'arrivo del nostro contingente militare in Iraq e di cui il nostro Governo - lo ripeto - non ha ricevuto alcuna notizia, né allora, né dopo, né dal comando alleato, né da altre fonti.

Né si ha contezza di elementi che possano confermare sia la presenza di tracce di fosforo bianco sulle abitazioni di Nasiriya, sia il ricovero di civili negli ospedali riconducibili alla medesima ipotesi.
In particolare, da ricerche effettuate presso il complesso sanitario campale di Tallil, non risultano essere stati trattati casi clinici riconducibili ad ustioni da sostanze chimiche.

Inoltre, non risulta che alcuno degli oltre 600 - questa è una considerazione molto precisa e puntuale - tra giornalisti e cineoperatori delle più svariate testate giornalistiche e televisive nazionali - la maggior parte ospitata presso il nostro contingente e quindi direttamente coinvolta in tutte le operazioni quotidiane delle nostre unità - abbia mai, dico mai, lamentato episodi riferibili ai fatti citati nell'atto di sindacato ispettivo in esame.

A tal riguardo, dobbiamo anche rimarcare come negli stessi contatti quotidiani tra il nostro contingente e le autorità locali della provincia di Dhi Qar (con le quali, tra l'altro, è stato firmato un Protocollo d'Intesa relativo alle scelte di fondo alla base delle attività civili che i militari pongono in essere) non è mai stato fatto cenno - lo sottolineo - dell'uso di armi chimiche da parte dei militari della Coalizione.

D'altra parte, come già precisato presso l'altro ramo del Parlamento in risposta alle interpellanze concernenti l'uso improprio del fosforo bianco a Falluja, il Governo, se fosse stato in qualche modo informato o portato a conoscenza o avesse riscontrato direttamente l'impiego di armi proibite, non avrebbe esitato ad intraprendere le iniziative dovute.

Basti ricordare che qualora il comandante del contingente venga a conoscenza del verificarsi di un crimine contro l'umanità o di guerra, la cui competenza è attribuita alla Corte penale internazionale sulla base delle prescrizioni contenute nella direttiva operativa nazionale per l'operazione "Antica Babilonia", egli deve informare l'autorità giudiziaria militare italiana per il successivo interessamento dell'ufficio del procuratore presso la Corte penale internazionale.

In tale ottica, per fare un significativo esempio, va inquadrata l'iniziativa assunta dal comandante del contingente nazionale che, nell'agosto del 2004, informò il comitato della Croce Rossa internazionale delle ripetute violazioni del diritto umanitario da parte di miliziani iracheni.

Naturalmente, trattandosi di missione coperta da molteplici espliciti disposti delle Nazioni Unite (ricordo le Risoluzioni n. 1483, n. 1511 oltre la già citata n. 1637), è, anche, proprio a quell'ambito che dovrebbe essere ricondotto l'approfondimento delle questioni qui richiamate.

A tal riguardo, giova ricordare che l'articolo 34, Capitolo VI, della Carta delle Nazioni Unite prescrive che il Consiglio di sicurezza possa «fare indagini su qualsiasi controversia o su qualsiasi situazione che possa portare ad un attrito internazionale o dar luogo ad una controversia, allo scopo di determinare se la continuazione della controversia o della situazione sia suscettibile di mettere in pericolo il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale». In altre parole, il Consiglio di sicurezza ha la facoltà di svolgere azioni che vanno da quella della missione di accertamento dei fatti a quella più "intrusiva" della Commissione d'inchiesta.

È opportuno tenere presente che il Consiglio di sicurezza può interessarsi unicamente di questioni che possono avere conseguenze per la pace e la sicurezza internazionale, restando esclusa la possibilità di istituire commissioni di inchiesta riguardanti fatti di esclusiva competenza interna di uno Stato.
Dal punto di vista della legittimità, la Convenzione di Parigi (CWC: Chemical Weapons Convention), firmata nel 1993 e già ratificata da 175 Stati parte, compresa l'Italia, proibisce di sviluppare, produrre o impiegare armi chimiche in qualsiasi circostanza.
Il fosforo bianco, «unitamente agli esplosivi convenzionali ed ai prodotti petroliferi», non è compreso tra le sostanze chimiche tossiche vietate dalla Convenzione.

Per quanto attiene al settore delle armi convenzionali, la definizione di «armi incendiarie» adottata dal Protocollo III della Convenzione del 1980, peraltro, non ratificato dagli Stati Uniti, sulla proibizione o restrizione dell'uso di alcune armi convenzionali i cui effetti possono essere indiscriminati o eccessivamente nocivi (CCW: Carryng Concealed Weapons), non sembra includere le munizioni che producono effetti incendiari solo in via incidentale, quali ad esempio i sistemi illuminanti, traccianti, fumogeni o di segnalazione.

Il Governo coglie questa occasione, in rispetto del Parlamento e dei propri principi di trasparenza, per rimarcare e ribadire che il contingente nazionale in Iraq non è in possesso di alcun tipo di munizionamento al fosforo tale da produrre conseguenze sulle persone ed effetti inquinanti durevoli sull'ambiente. Non li abbiamo.
Sono in dotazione ai reparti bombe illuminanti per mortaio e proietti nebbiogeni che contengono fosforo, la cui esclusiva destinazione è l'illuminazione o l'annebbiamento dell'ambiente operativo di riferimento.

A questo proposito, con riferimento ad alcuni recenti articoli di giornale riguardanti il possesso e/o l'approvvigionamento di manufatti contenenti il fosforo bianco da parte delle nostre Forze armate, preciso che esse utilizzano il fosforo bianco alla stregua della totalità delle Forze armate di altri Paesi per scopi di «illuminazione», vale a dire per indicare a distanza obiettivi di difficile individuazione; per scopi «fumogeni» per la realizzazione di cortine e concentramenti nebbiogeni allo scopo di occultare le forze amiche all'osservazione del nemico, con scopi di «contromisura» contro missili a ricerca di calore per i vettori aerei e in ultimo con finalità di «tracciamento» per le armi portatili e di reparto per l'aggiustamento del tiro.

Infatti, le procedure operative per l'impiego delle armi portatili e di reparto prevedono di intervallare alcune cartucce «traccianti», cioè, che hanno sul fondo del proiettile quella necessaria quantità di fosforo che evidenzia una traccia per verificare la destinazione dei colpi e procedere all'aggiustamento del tiro selettivo, necessario per precludere effetti indesiderati del fuoco.

Tale impiego è assolutamente conforme ai dettami delle norme del diritto internazionale.
In tale quadro, nel ribadire che non si dispone di fatti e di dati riferibili oltre che all'uso, come già detto, anche alla presenza o persistenza di fosforo bianco nell'area di Dhi-Qar, che è quella dove si trova il nostro contingente, desidero richiamare all'attenzione dell'Aula la grande importanza che la Difesa pone nella verifica preventiva e costante delle condizioni ambientali nei teatri in cui operano i nostri contingenti. Questo, principalmente, ai fini della tutela della salute dei nostri uomini e delle popolazioni locali.

Anche in Iraq, prima dell'arrivo del contingente italiano, è stato inviato un team ricognitivo, a livello strategico-operativo, al fine di verificare le reali condizioni dell'area di responsabilità assegnata, definire esigenze e possibilità di supporto logistico e stabilire i necessari collegamenti con i comandanti multinazionali.

A tale attività è seguita una ricognizione tattica condotta dai comandanti ai vari livelli per la verifica dei dettagli di carattere operativo, tecnico e logistico.
Il complesso di tali attività preliminari ed i monitoraggi che la componente NBC, operante nell'ambito del contingente italiano, svolge con continuità per la sicurezza del personale militare e della popolazione locale, hanno confermato l'assenza di rischi nella zona di competenza.

In particolare, la citata componente, nell'ambito delle misure di protezione nucleare, batteriologica e chimica, ha il compito di verificare l'assenza di aggressivi chimici e/o di anomali livelli di radioattività nelle aree di responsabilità, nonché di delimitare eventuali aree contaminate e di effettuare la decontaminazione di emergenza di persone, mezzi e materiali interessati da aggressivi chimici e radiologici.

Tale componente, peraltro, è stata potenziata con l'acquisizione di recentissime sofisticate tecnologie, nonché di specifici veicoli blindati da ricognizione idonei a muovere in sicurezza in ambiente contaminato, a rilevare ed identificare composti sia liquidi che in forma di vapore, a segnalare l'entrata e l'uscita da zone contaminate, ad effettuare il prelievo di campioni ed a comunicare ai reparti, in tempo reale, le aree a rischio di contaminazione.

Più in generale, l'attenzione a questo aspetto della nostra presenza in quel teatro si manifesta con le numerose e significative attività svolte dal contingente italiano a favore della popolazione locale, nel campo del sostegno umanitario in genere e nel settore igienico-sanitario in particolare: l'assunzione di manovalanza locale per la pulizia delle strade, la redazione di piani sanitari in supporto alle strutture ospedaliere locali (fornitura di medicinali, attrezzature sanitarie, potabilizzatori e così via), l'assistenza sanitaria specialistica a favore delle popolazione, la medicina preventiva presso le scuole, il supporto alla cooperazione italiana del Ministero degli affari esteri per interventi nei settori agricolo e dell'istruzione.

Ricordo inoltre che nel 2004, solo nel settore sanitario, sono stati conclusi 58 progetti che hanno comportato l'impegno di fondi CERP (Commanders Emergency Response Programme) messi a disposizione della Divisione multinazionale a guida britannica ed altri interventi finanziati con fondi esclusivamente nazionali, tra cui l'acquisto di medicinali e di strutture sanitarie.
Vale, infine, la pena ricordare l'azione complessiva dell'Italia negli ambiti multilaterali per il disarmo chimico.

Il nostro Paese, che ha dato piena e puntuale attuazione alla ricordata Convenzione di Parigi, si è impegnato anche per incoraggiare l'universalizzazione della Convenzione stessa, ricercando l'adesione dei 18 Paesi che non l'hanno tuttora ratificata.
In tale ottica, l'Italia sostiene le iniziative dell'Unione Europea e della stessa Organizzazione per le proibizione delle armi chimiche.

L'impegno nel campo della non proliferazione e del disarmo è un obiettivo prioritario dell'azione italiana di politica estera che, negli ultimi anni, ha intensificato la propria azione in tutti i fori multilaterali: dall'Unione Europea al G8, le Nazioni Unite e la Conferenza del disarmo.

In conclusione, ribadisco quindi con fermezza - affinché nessuna ombra di reticenza o di complicità diretta o indiretta possa ricadere sull'Italia - che il Governo non solo non è a conoscenza circa il presunto impiego improprio del fosforo bianco a Nasiriya da parte degli alleati, ma è fortemente impegnato, sia in quel teatro che in tutti gli altri teatri, sia per quello specifico aspetto che per l'intera materia della proibizione di armamenti chimici; vale a dire nel più generale campo della non proliferazione e del disarmo in tutti i settori (nucleare, chimico e batteriologico) ed in tutti i fori multilaterali (come abbiamo già ricordato): l'Unione Europea, il G8, le Nazioni Unite e la Conferenza del disarmo).

Con la stessa convinzione respingiamo, ancora una volta, qualunque ricerca di strumentalizzazione di quelle vicende per mettere in dubbio la nostra presenza in un'operazione di pace voluta - lo ripeto: voluta - dalle Nazioni Unite.

Grazie anche alla nostra presenza, proprio in questi giorni stanno avendo luogo in Iraq le consultazioni per le elezioni del nuovo Parlamento iracheno (proprio oggi), ultima tappa di quel processo di transizione politica del Paese definito dalle Nazioni Unite.

DI SIENA (DS-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI SIENA (DS-U). Signor Presidente, non credo che il Sottosegretario si stupirà se affermo di essere radicalmente insoddisfatto per la risposta, sia pure così puntuale e diffusa su diversi aspetti delle questioni che abbiamo sollevato.

Vorrei aggiungere che, indirettamente, la replica puntigliosa e argomentata intorno a una serie di questioni può essere interpretata - almeno io la interpreto in questi termini - come evidente imbarazzo politico rispetto ad una situazione di sostanziale contiguità di un'azione militare e di scelte di politica estera compiute dalla maggiore potenza mondiale in quello scenario e sul piano internazionale per quanto riguarda i conflitti e i problemi del tempo presente.

Inoltre, gran parte delle risposte attinenti alla responsabilità e ai comportamenti del nostro contingente rispetto alle interpellanze da me illustrate mi sembra superflua; infatti, come ho detto nel corso della mia illustrazione, lungi da noi qualsiasi sospetto - chiamiamolo così - di corresponsabilità delle nostre forze in episodi del genere.

La questione che vogliamo sollevare, che non può essere fugata da nessuna mancata classificazione del fosforo bianco tra le armi chimiche e da nessuna considerazione sulle informazioni raccolte dal nostro Governo (che non metto assolutamente in discussione per quanto riguarda l'uso del fosforo bianco a Nasiriya in una situazione precedente al nostro intervento), è che probabilmente il complesso dei fatti e delle iniziative di cui i raccapriccianti fatti di Falluja sono solo un terribile e grave episodio dovrebbero indurre il nostro Governo ad un ripensamento e a un mutamento molto radicale nelle sue iniziative di politica internazionale.

PRESIDENTE. Senatore Di Siena, per quanto concerne l'osservazione da lei fatta all'inizio del suo intervento, quando si è lamentato che una materia come questa fosse trattata in un'Aula vuota, devo segnalarle che questa è una seduta pubblica, come tutte le altre, alla quale i singoli senatori, sia della sua parte politica come dell'altra, possono scegliere di essere presenti oppure no per ascoltare le risposte del Governo a tali atti di sindacato ispettivo. Del resto, ogni senatore, come chiunque altro, può sempre esaminare i verbali, che daranno dettagliatamente conto di quanto è stato detto in questa seduta pubblica, anche in assenza di senatori in Aula.

Roma, 16 dicembre 2005

   
 
         
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