Discussione interpellanza Parmalat Atella del 05.02.2004

DI SIENA (DS-U). Vorrei sottolineare che, se non vado errato, questa è la prima volta che, per quanto riguarda la vicenda della crisi della Parmalat, il Parlamento discute di uno degli aspetti industriali della vicenda stessa.

È del tutto ragionevole che finora l'attenzione sia del Parlamento, sia del Governo, sia dell'opinione pubblica si sia concentrata sui problemi di carattere finanziario e sull'enormità del caso; ma credo che sia compito di tutti noi fare attenzione alle prospettive di un comparto industriale così importante per l'economia italiana, per le prospettive di vita e per la sicurezza del reddito di migliaia di lavoratori.

Naturalmente, come è evidente dal testo dell'interpellanza, si tratta di un aspetto del tutto particolare, di un settore limitato dell'attività industriale della Parmalat, che riguarda i prodotti da forno; l'attenzione a questo settore da parte mia e del senatore Flammia, che fra gli altri è cofirmatario con me di questa interpellanza, deriva dal fatto che alcuni importanti stabilimenti dei prodotti da forno Parmalat sono ubicati nei territori e nei collegi in cui noi siamo stati eletti.

In quelle zone, cioè in Basilicata ed in Irpinia, questi stabilimenti hanno una particolare rilevanza, anche per quanto riguarda il sia pur gracile profilo industriale della realtà meridionale. Se infatti guardiamo a quelle zone, vediamo che - oltre allo stabilimento di prodotti da forno Parmalat di Atella e a quello di Nusco in provincia di Avellino, ai quali fa riferimento l'interpellanza in questione, a non più di un'ora di strada da Atella - vi sono gli stabilimenti dei prodotti da forno della Barilla a Melfi e della Ferrero a Balvano, sempre in provincia di Potenza.

Insomma, anche se non in senso stretto, comunque ci troviamo di fronte ad una significativa concentrazione di attività industriali, in una sorta di polo dei prodotti da forno, che, insieme alla presenza della FIAT sia in Irpinia che a Melfi ed insieme ad altre attività, ne definiscono il profilo produttivo in maniera significativa.

La nostra opinione è che questo settore della Parmalat non può essere annoverato tra le attività secondarie dell'azienda parmense e che nella scelta del ridimensionamento di quest’ultima alla dimensione italiana, così come è emerso anche oggi dall'incontro tra Bondi e il ministro Marzano, la ridefinizione del profilo industriale delle attività Parmalat deve trovare un posto.

Dalle notizie di stampa finora a nostra disposizione relative all’incontro tra il commissario Bondi e il ministro Marzano, sappiamo solo che vi è l’intesa comune di concentrare l’attività industriale della Parmalat sostanzialmente in Italia e intorno a quello che il ministro Marzano definisce il core business dell’azienda. Ma si tratta esattamente di capire in che consiste questo core business e qual è, all'interno di qu esto quadro, il destino del settore dei prodotti da forno.

Io spero che in questa occasione da parte del Governo vi sia una risposta la più chiara possibile a tale quesito, anche tenendo conto delle aspettative di tante persone che da questa consapevolezza sapranno quale sarà il loro futuro.

Io non so se sia rituale, ma colgo l’occasione per chiedere al Presidente dell’Assemblea di farsi tramite presso il Governo perché sia possibile avere notizie in Parlamento, e quindi eventualmente nelle stesse Commissioni riunite che stanno esaminando la vicenda dal punto di vista generale, circa il piano industriale proposto dal commissario Bondi, affinché il Parlamento possa esprimere la sua opinione e il suo orientamento prima della definizione del piano stesso.

PRESIDENTE. Senatore Di Siena, credo che quella delle Commissioni sia la sede più adatta, sempre salva la libertà del Governo di venircene a riferire prima di assumere qualunque tipo di decisione.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere all'interpellanza testé svolta.

VALDUCCI, sottosegretario di Stato per le attività produttive. Signor Presidente, onorevoli interpellanti, la Parmalat è stata posta in amministrazione straordinaria con decreto del Ministro delle attività produttive, ai sensi del decreto-legge n. 347 del 2003, in data 24 dicembre 2003.

Con tale decreto sono state introdotte misure integrative e correttive alla vigente disciplina della procedura di amministrazione straordinaria (decreto legislativo n. 270 del 1999) per l'immediata ammissione a tale procedimento di imprese che presentino congiuntamente un numero di lavoratori subordinati non inferiore a mille, da almeno un anno, e debiti, inclusi quelli derivanti da garanzie rilasciate, per un importo non inferiore ad un miliardo di euro.

Con successivi decreti la proce dura è stata estesa ad altre 18 imprese del gruppo. Con l'apertura della procedura di amministrazione straordinaria, che ha precipue finalità conservative del patrimonio produttivo dell'impresa, è assicurata in primo luogo la continuazione delle attività ed il conseguente mantenimento dell'occupazione; conseguentemente, l'azione del commissario straordinario è stata volta a garantirne la salvaguardia sul piano produttivo ed occupazionale, nelle more della predisposizione del programma di ristrutturazione del gruppo.

A norma del citato decreto-legge n. 347 del 2003, infatti, il commissario dovrà predisporre, entro centottanta giorni dall'avvio della procedura, il piano di ristrutturazione delle società del gruppo, al fine di preservare i valori d'impresa - i quali, ricordo, si riferiscono tra gli altri ai livelli occupazionali e industriali - ed al contempo rispondere alle aspettative dei creditori.

In tale sede, il commissario fornirà tutte le informazioni e le conseguenti indicazioni in ordine alle scelte strategiche ritenute necessarie ed opportune al fine di assicurare il massimo perseguimento delle finalità conservative proprie e caratteristiche dell’amministrazione straordinaria.

Detto programma, tuttora in corso di elaborazione da parte del commissario, si ritiene debba contemplare anche il settore dei prodotti da forno, cui gli interpellanti si riferiscono espressamente.

Per quanto riguarda il secondo quesito, si deve ricordare che la vigente normativa non prevede un preliminare esame da parte del Parlamento del piano del commissario straordinario. È invece previsto che lo stesso debba essere approvato dal Ministro delle attività produttive, d’intesa con il Ministro per le politiche agricole e forestali.

Si ricorda, comunque, che sulla complessa vicenda, originata dal caso Parmalat, dei rapporti tra il sistema del le imprese, i mercati finanziari e la tutela del risparmio, le Commissioni riunite VI e X della Camera e 6a e 10a del Senato hanno avviato un’indagine conoscitiva che dovrebbe concludersi nel corrente mese di febbraio (il ministro Marzano è stato audito il 12 febbraio scorso) e che il Governo è pronto a riferire su tutti gli aspetti della questione ogni qualvolta il Parlamento lo ritenga necessario.

Ricordo, infine, che la legge Marzano prevede espressamente che non vi siano riduzioni degli organici degli interi complessi aziendali coinvolti dalle procedure e quindi sicuramente il piano di ristrutturazione, che verrà presentato entro il mese di giugno (al più tardi, entro il 24), dovrà prevedere questa indicazione che più volte il Governo ha sollecitato allo stesso commissario.

FLAMMIA (DS-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FLAMMIA (DS-U). Signor Presidente, la crisi della Parmalat è troppo grande e devastante per poter essere affrontata con un senso di impotenza e con una sorta di rassegnazione, direi anche quasi con superficialità. Il Sottosegretario, in fondo, ci ha riferito cose che conoscevamo già dai mezzi di informazione.

La crisi del sistema industriale entro cui si inquadra la crisi della Parmalat è troppo grande per poterci lasciare tranquilli ed impotenti. Se poi ci riferiamo alla crisi che investe il sistema industriale nel Sud, entro cui bisogna inquadrare le difficoltà delle aziende dei prodotti da forno di Nusco e Atella, allora abbiamo molti elementi per essere estremamente preoccupati. Ma non è sufficiente essere preoccupati: occorre trovare soluzioni, avanzare proposte, diventare protagonisti di una politica.

Ebbene, ci aspettavamo - anche perché lo avevamo espressamente richiesto - qualche parola chiara sulle misure che si intende adottare per salvare quelle aziende e soprattutto quel tipo di prodotto, non affermazioni generiche. Voglio ricordare che i prodotti da forno sono prodotti agroalimentari del secondo settore strategico della Parmalat.

Ci aspettavamo l’indicazione di un percorso politico tendente a tutelare tutto il settore agroalimentare italiano, qualche indicazione sulle forme di organizzazione della futura produzione industriale della Parmalat, sullo scongiuramento di eventuali programmi di cessione del settore dei prodotti da forno.

Ci aspettavamo l’impegno del Governo di garantire al Parlamento l’esame del piano del commissario straordinario prima che questo diventi definitivo. Ci aspettavamo qualche valutazione sul tipo di crisi che investe le aziende dei prodotti da forno, che secondo qualcuno è una crisi solo di distribuzione e non di mercato.

Abbiamo avuto solo l’assicurazione generica che si lavora per non ridurre l’occupazione. Sarebbe già un fatto estremamente importante, ma è una risposta piuttosto scontata e generica, che non interviene nel merito specifico, per cui non possiamo che dichiararci insoddisfatti.

19.02.2004

   
 
         
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