Discussione interpellanza FIAT del 17.02.2004

DI SIENA (DS-U). Signor Presidente, ci siamo decisi a presentare questa interpellanza perché fosse possibile riavviare la discussione sulla vicenda FIAT in una sede parlamentare, visto che, dopo la fa se intensa della crisi dello scorso anno, in Parlamento era caduta una cappa di silenzio sul destino di questo decisivo ed importante comparto dell’industria italiana.

Naturalmente, noi pensiamo che questo sia solo l’avvio di un’iniziativa parlamentare, almeno da parte delle opposizioni, puntuale ed articolata che rimetta nel pieno della discussione politica e parlamentare il tema dei destini del settore dell’auto nel nostro Paese. Credo che questo lo si debba fare - e per parte nostra faremo tutto quello che ci compete - anche di fronte ai dati delle vendite che ieri abbiamo avuto modo di leggere e che confermano un andamento positivo sul mercato delle vetture FIAT.

Noi non possiamo che rallegrarci di questi risultati che danno sicuramente una boccata d'ossigeno al settore dell’auto nel nostro Paese, ma naturalmente questo ci impone di formulare nuovamente un interrogativo, anche se in termini retrospettivi, sulla ragione per la quale modelli pronti da tempo (penso soprattutto alla nuova Ypsilon) siano stati, nella fase precedente, congelati, mentre i fatti dimostrano che avrebbero potuto evitare quelle giornate molto buie per la produzione e la vendita delle auto con marchio italiano.

Tuttavia, non ci sfugge il fatto che questi risultati positivi della FIAT si realizzano all’interno di un andamento del settore dell’auto che ancora presenta momenti di sofferenza e in un contesto - questo mi sembra il punto fondamentale - in cui il futuro e la prospettiva strategica di questo comparto industriale fondamentale rimangono, per molti aspetti, ancora circoscritti in una situazione di emergenza.

Infatti, sono di oggi le notizie di stampa relative al fatto che sembra sostanzialmente compromesso il rapporto fra FIAT e General Motors. Noi sappiamo invece che non può esserci futuro per la produzione italiana se non in un processo di integrazione sul piano internazionale, p ur salvaguardando l’autonomia, il marchio, la fisionomia ideativa dal punto di vista dei modelli delle nostre vetture.

È difficile dire come i nuovi modelli finora prodotti si comporteranno rispetto al fenomeno di sempre più rapida deperibilità dei modelli di auto sul mercato. Quindi, per intenderci, è difficile affermare, non avendo sciolto o almeno chiarito una serie di nodi di carattere generale, se i risultati positivi di questo periodo non abbiano un valore meramente congiunturale.

La nostra sollecitazione a riprendere una discussione complessiva nasce, naturalmente, anche dal convincimento che sia necessario un forte interessamento pubblico per rilanciare le strategie dell’industria nel nostro Paese, che non vanno affidate quindi solo agli andamenti del mercato. Non bisogna avere comunque una posizione nostalgica riguardo al vecchio intervento statale nell’industria e nell’economia.

Occorre pensare in termini moderni ad una funzione pubblica che si occupi del sostegno e del rilancio delle nostre attività produttive. L’auto costituisce probabilmente uno degli ultimi grandi settori rispetto al quale il nostro Paese non è stato messo fuori dalla competitività internazionale.

Inoltre, la nostra interpellanza tende ad evidenziare la situazione degli stabilimenti FIAT nel Mezzogiorno, la cui presenza è di importanza cruciale. Ormai da molto tempo e si costituiscono la principale armatura della struttura industriale del Meridione: non più cattedrali nel deserto ma parte di un sistema a rete che ha un suo significato e un peso molto importante, sebbene ancora gracile.

Ebbene, da questo punto di vista non possiamo non evidenziare alcune preoccupazioni. Lo stesso stabilimento di Melfi, che resta il più moderno della Fiat in Italia, vede ormai da tempo ampiamente assorbito il vantaggio innovativo che per tanti anni ha avuto nella produzione dell’auto; è in sostanza legato ai processi nuovi di organizzazione del lavoro, che hanno dissolto l’impianto originario della produzione snella e della fabbrica integrata per approdare a nuove forme organizzative che non lo distinguono in maniera particolare dal resto degli stabilimenti di produzione dell’auto.

Lo stabilimento di Termoli è stato messo a dura prova dall’alluvione dell’anno scorso e per esso sarebbero necessari interventi di sostegno. Non è ancora chiaro il destino dello stabilimento di Termini Imerese, per il quale si ipotizza la produzione della nuova Ypsilon, scelta importante che però non costituisce certo una prospettiva duratura.

All’interno di questo quadro sono evidenti soprattutto nel Mezzogiorno - parlo in modo particolare della realtà di Melfi - i processi di deterioramento delle relazioni indust riali normali che in genere presiedono ed accompagnano il buon andamento dei processi produttivi. Troppe le azioni unilaterali di licenziamento di lavoratori, molto spesso di delegati sindacali regolarmente eletti nelle RSU, finora quasi sempre reintegrati dalla magistratura.

La reiterazione di tali atti costituisce, però, un normale comportamento che, al di là dell’esito finale per il singolo lavoratore, crea un clima che non agevola il normale sviluppo delle relazioni sindacali. Non aiuta, quindi, il decollo di un’attività produttiva ampia, fondata sulla partecipazione dei lavoratori, sul loro ruolo e sulla possibilità di ottenere da essi un contributo fattivo allo sviluppo del settore.

Mi sembra, per quanto riguarda la FIAT e il settore dell’auto, che molti problemi siano ancora aperti, i quali non attengono solo alle questioni riguardanti le vicende dell’azienda, ma anche alle responsabil ità del Governo e della guida politica ed economica del Paese che ci è sembrata in questi anni, in merito alla vicenda FIAT, particolarmente assente e muta. Al contrario, vorremmo una guida propositiva e capace di accompagnare le scelte aziendali attraverso una politica generale di settore che non esiste e che ci sembra deficitaria.

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere all'interpellanza testé svolta.

VALDUCCI, sottosegretario di Stato per le attività produttive. Signor Presidente, onorevoli interpellanti, come è noto la FIAT Auto ha attraversato una profonda crisi aziendale che ha avuto inizio molti anni fa.

Il 5 dicembre 2002 il Governo ha sottoscritto con l'azienda un Accordo di programma con il quale si impegnava ad adottare misure volte essenzialmente a sostenere l'occupazione attraverso l'innovazione con lo sviluppo di progetti ed applicazioni finalizza ti al miglioramento della sostenibilità energetica ed ambientale e della sicurezza attiva e passiva.

Da parte sua, la FIAT si impegnava a formulare un piano industriale che favorisse la ripresa e lo sviluppo delle attività progettuali e produttive nei siti italiani a salvaguardia dell'occupazione.

L'Accordo di programma prevedeva inoltre che il Ministero delle attività produttive effettuasse una verifica sull'attuazione dello stesso.

In vista dell'avvio di iniziative di investimento industriale, volte a favorire un nuovo programma di sviluppo e di rilancio della competitività del gruppo FIAT, gli uffici del Ministero delle attività produttive hanno dato luogo, nel corso del primo semestre del 2003, ad una serie di incontri con rappresentanti della stessa FIAT, diretti a finalizzare e selezionare i possibili interventi agevolativi in riferimento alle iniziative contenute nel piano industriale di rilancio dell'azienda.

Nell'ambito di detti incontri è stato presentato dall’azienda il quadro degli interventi del piano industriale articolato in: formazione (l'Accordo di programma prevede una copertura di 60 milioni di euro a fronte delle spese di formazione sostenute per la riqualificazione dei lavoratori); ricerca e sviluppo (32 progetti da svolgere nel periodo 2004-2007, comportanti spese per 620 milioni di euro volti a migliorare la sostenibilità ambientale, la sicurezza e la qualità); investimenti produttivi (relativi ai siti produttivi italiani, comportanti spese per 2.600 milioni di euro nel periodo 2003-2007).

Alla luce delle azioni prospettate dalla FIAT, il Ministero delle attività produttive ha analizzato le possibilità di intervento, decidendo di fornire un primo supporto attraverso lo strumento del contratto di programma, circoscritto in una prima fase a quella parte di inter venti proposti che risultassero di urgente realizzazione e che quindi garantissero anche la loro immediata cantierabilità.

La proposta di contratto di programma, approvata dal CIPE in data 29 gennaio 2004, si inserisce nell'ambito del più generale piano di rilancio del gruppo FIAT redatto nel giugno 2003 ed è coerente con l'Accordo di programma sottoscritto tra il Governo e l'azienda il 5 dicembre 2002 ed ovviamente con il sottostante piano industriale.

Come è noto, il piano di rilancio del gruppo FIAT redatto nel giugno 2003 prevede investimenti per 19,5 miliardi di euro, così ripartiti: nuovi progetti 9,1 miliardi, ricerca e sviluppo 7,9 miliardi, reti commerciali 0,7 miliardi, ristrutturazioni operative 1,8 miliardi.

In tale ambito, il contratto di programma prevede investimenti per circa 1,25 miliardi di euro ed in particolare la realizzazione di tre progetti di investimento industriale, due progetti di ricerca e sviluppo e due pr ogetti di formazione degli addetti produttivi. Gli investimenti industriali saranno realizzati nei siti industriali di Pomigliano d'Arco (Napoli), di Melfi (Potenza) e Cassino (Frosinone) e ammontano complessivamente a 1.226.350.000,00 euro; i progetti di ricerca e sviluppo saranno realizzati presso il centro di ricerca della ELASIS di Pomigliano d'Arco per 24.900.000,00 euro; gli investimenti in formazione del personale nei siti produttivi di Pomigliano d'Arco e Melfi ammontano complessivamente a 2.999.700,00 euro. In totale l'ammontare delle spese proposte è pari a 1.254.249.700,00 euro.
A fronte di tale impegno di spesa, corrisponde un onere per lo Stato pari a circa 155 milioni di euro.

La proposta di contratto di programma prevede che, all'entrata a regime delle iniziative costituenti il piano di investimenti presentato, le nuove unità lavorative occupate ammonteranno a 1.251 nuovi addetti, dei qual i 250 a Melfi, 400 a Cassino e 801 a Pomigliano d'Arco.

La predetta proposta di contratto di programma prevede tra l'altro, in coerenza con quanto indicato nel più volte citato Accordo di programma del 5 dicembre 2002, la conferma della missione produttiva dello stabilimento di Termini-Imerese e dei relativi impegni assunti, come indicato in una nota della stessa FIAT Auto, trasmessa al Ministero delle attività produttive unitamente alla presentazione della proposta di contratto di programma, nella quale si evidenzia l'interesse dell'azienda di definire al più presto la presentazione di altri investimenti relativi ad altri siti industriali italiani, incluso quello di Termini Imerese, che a quel momento non mostravano di possedere il requisito della immediata cantierabilità previsto dalle recenti procedure deliberate dal CIPE sullo strumento dei contratti di programma.

A conferma di tale impegn o l'azienda ha comunicato ufficialmente, a fine gennaio 2004, la definizione delle missioni produttive degli stabilimenti italiani, specializzando quello di Termini Imerese nella produzione del modello Ypsilon sotto il marchio Lancia.

Si ricorda che per i lavoratori dello stabilimento di Arese l'Accordo di programma del 5 dicembre 2002 prevede che si devono realizzare iniziative di ricollocazione del personale previa predisposizione di adeguati finanziamenti finalizzati ad interventi formativi dello stesso.

Si osserva infine che i risultati preliminari del 2003, esaminati dal consiglio di amministrazione della società del 27 febbraio 2004, mettono in evidenza che tutti i business mantenuti dalla FIAT hanno fatto progressi significativi. In particolare, per FIAT Auto, benché sia già possibile vedere i miglioramenti realizzati sui costi (comprese le sinergie industriali con General Motors), non sono ancora pienamente apprezzabili quelli sui margini, dal momento che i nuovi modelli, presentati verso la fine dell'anno, non hanno ancora potuto manifestare pienamente i benefìci attesi; in ogni caso, i principali parametri economici e finanziari risultano in linea con gli obiettivi fissati dal piano di rilancio.

DI SIENA (DS-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI SIENA (DS-U). Signor Presidente, ringrazio il rappresentante del Governo per la risposta puntuale e documentata che ha fornito all'interpellanza 2-00513. I dati qui forniti - in gran parte, per la verità, noti - costituiscono una preziosa informazione per il lavoro parlamentare che non va sottovalutato. Detto questo, tuttavia, non posso dichiararmi soddisfatto della risposta, perché essa elude alcuni nodi cruciali delle questioni poste all'interno dell'interpellanza.

Innanzi tutto, non vi è una risposta esplicita, ma si afferma nettamente che non è possibile stabilire alcun nesso tra la definizione delle missioni produttive dei singoli stabilimenti e la possibilità di un effettivo sviluppo dell'azienda FIAT e dei suoi stabilimenti in una prospettiva di medio-lungo periodo.

In secondo luogo, non c'è una risposta esplicita al quesito posto all'interno dell'interpellanza con cui si chiede se corrisponde al vero che le linee di contratto di programma prevedono una riduzione complessiva di 1.200 unità lavorative, che sarebbe il saldo netto tra dismissioni di unità lavorative e le nuove unità che qui sono state ricordate dal sottosegretario Valducci, secondo le opinioni delle più importanti organizzazioni sindacali del settore.

Infine, me lo consenta, trovo abbastanza singolare che non si sia spesa alcuna parola sulle relazioni sindacali all’interno della FIAT di Melfi, che costituivano un aspetto non secondario dei quesiti posti nell’interpellanza.

04.03.2004

   
 
         
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