Intervento del Sen. Di Siena
nell'incontro tra la delegazione di parlamentari italiani ed esponenti di associazioni e della società civile
con Sadoum Hammadi,
Presidente del Parlamento iracheno .

Signor Presidente,
voglio a nome di tutta la delegazione ringraziarla per aver accettato di incontrarci nella sua qualità di massimo esponente del Parlamento iracheno.

Questa nostra delegazione è composta da parlamentari italiani, esponenti di diverse forze politiche attualmente all'opposizione nel nostro paese e da esponenti di numerose associazioni laiche e cattoliche che si battono contro un eventuale intervento militare in Iraq.

Il nostro obiettivo è contribuire a evitare la guerra che pensiamo possa avere conseguenze disastrose non solo per l'Iraq ma per l'intera area mediorientale e la comunità internazionale nel suo complesso.
Pensiamo, a questo fine, che siano importanti i rapporti e il dialogo tra i governi dei singoli paesi interessati a un eventuale conflitto, ma anche quelli tra le istituzioni parlamentari che dovrebbero esercitare una autonoma funzione rispetto ai governi. A questa autonomia noi fermamente crediamo.

Per questa ragione le chiediamo, se la nostra r ichiesta è compatibile con i vostri impegni, di poter incontrare anche i responsabili delle vostre commissioni parlamentari, soprattutto quella degli affari esteri, ma anche quelle che si occupano di sanità e istruzione, per poter approfondire la conoscenza della vostra situazione anche in relazione agli effetti dell'embargo.

Signor Presidente,
noi le vogliamo chiedere innanzitutto che il Parlamento iracheno si adoperi acché le ispezioni previste secondo le modalità contenute nell'ultima risoluzione dell'Onu siano condotte fino in fondo e senza limite alcuno. Sappiamo che proprio dal Parlamento era venuta una forte contrarietà a accettare la ripresa delle ispezioni sulla base dell'ultima risoluzione, in nome della tutela della sovranità delle vostre istituzioni, dell'integrità territoriale e dell'indipendenza dell'Iraq. Ma ci auguriamo che – una volta che le ispezio ni sono state accettate dal vostro governo – proprio dal Parlamento parta l'iniziativa perché esse possano avere libero corso.

Agli ispettori, che incontreremo i prossimi giorni, chiederemo altresì che essi agiscano nella più completa indipendenza, con lealtà e nel pieno rispetto della sovranità irachena.

Abbiamo condannato – e abbiamo resa nota questa nostra posizione all'opinione pubblica italiana – i bombardamenti effettuati dall'aviazione statunitense sul territorio iracheno proprio il giorno del nostro arrivo in Iraq. Si è trattato di un atto grave contro le ragioni della pace che noi abbiamo voluto rappresentare venendo nel vostro paese.

Desideriamo che si apra la strada alla fine delle sanzioni e dell'embargo, che si creino le condizioni perché si arrivi al disarmo non convenzionale non solo dell'Iraq ma di tutti i paesi dell'area mediorientale che, eventualmente, dovessero possedere armi di distruzione di massa, al superamento negoziale della crisi palestinese.
Auspichiamo che anche per questa via si creino le condizioni per un'evoluzione del vostro sistema politico, nel quale crescano le libertà politiche e civili. Ci auguriamo altresì che la recente amnistia abbia riguardato tutti coloro che avevano subito condanne per motivi politici. Abbiamo anche sentito parlare di cambiamenti imminenti nella vostra Costituzione, sui quali vorremmo, se è possibile, saperne di più.
Inoltre, veniamo da un paese in cui da tempo è stata abolita la pena di morte e vorremmo che questo accada in tutti i paesi del mondo.

Signor Presidente,
spero che abbia esposto con chiarezza le nostre intenzioni e i sentimenti che ci hanno spinto a venire in Iraq. Grazie di nuovo per averci ricevuto e speriamo che questo nostro incontro possa essere un contributo alla causa della pace.

"La Rinascita", 13 dicembre 2004

   
 
         
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