Il primo dicembre a Baghdad come costruttori di pace.

Noi, deputati e senatori contrari ad un attacco armato all'Iraq, rivolgiamo un appello a tutti i rappresentanti del popolo che siedono in parlamento: fermiamo la macchina di questa guerra. Noi non vediamo il collegamento con la indispensabile lotta al terrorismo internazionale, che costituisce una minaccia per l'umanità. Noi temiamo piuttosto il piano inclinato di uno scontro tra civiltà, destinato ad alimentare il fondamentalismo islamico e a rendere sempre più ingovernabile il mondo. Noi avvertiamo i rischi immanenti per la sicurezza del nostro e di ogni altro paese, in particolare quelli dell'area del Mediterraneo.

Ora molte contrarietà e dubbi, tra gli stati membri delle Nazioni unite e dello stesso consiglio di sicurezza, sembrano contrastare le certezze di un conflitto inevitabile. Siamo convinti che le Nazioni unite debbano agire in piena autonomia e non subire l'imposizione di una risoluzione che accolga il principio della «guerra preventiva», contrastante con la loro Carta fondativa.

  • perché un tale deliberato di autorizzazione alla guerra non potrebbe trasformare una scelta sbagliata in una scelta giusta;
  • perché, lungi dal rafforzare il ruolo delle Nazioni unite potrebbe essere causa della loro delegittimazione agli occhi della gran maggioranza dell'opinione pubblica mondiale.

Per questo i nostri sforzi vogliono essere orientati:

  • ad esigere dall'Iraq di accettare le ispezioni sugli armamenti e in tutti i siti;
  • ad evitare la guerra, rappresentando in questo modo gli orientamenti maggioritari dell'opinione pubblica europea e di una parte importante di quella degli Stati uniti;
  • a proporre che l'Onu avvii un processo negoziale sul disarmo, relativo agli armamenti nucleari e chimico-batteriologici, in tutta l'area medio orientale, anche nel quadro della soluzione del conflitto israeliano-palestinese.
Sono queste le posizioni che sosterremo nel parlamento e nel paese, riaffermando il valore e l'efficacia, nell'era della globalizzazione, dell'articolo 11 della costituzione italiana. Noi non voteremo per la guerra all'Iraq.

C. Acciarini, M. Agostini, E. Baio Dossi, F. Bandoli, F. Baratella, G. Battaglia, T. Bedin, K. Bellillo, G. Bellini, F. Bertinotti, G. Bianchi, V. Bielli, F. Bimbi, R. Bindi, S. Boco, M. Bonavita, D. Bonfietti, P. Brutti, G. Buffo, M. Bulgarelli, G. Burtone, V. Calzolaio, F. Carboni, F. Carella, P. Castellani, M. Cavallaro, A. Cennamo, P. Cento, M. Cialente, L. Cima, F. Cortiana, A. Cossutta, M. Cossutta, F. Crucianelli, G. D'Andrea, N. Dalla Chiesa, S. Dameri, S. De Franciscis, E. Deiana, F. De Martino, L. De Petris, T. De Simone, T. De Zulueta, O. Diliberto, O. Di Serio D'Antona, P. Di Siena, A. Donati, E. Duca, L. Duilio, A. Falomi, E. Fassone, G. Fioroni, A. Flammia, A. Fluvi, P. Folena, G. Frigato, M. Fumagalli, A. Gaglione, P. Gasperoni, L. Giacco, A. Gianni, P. Giaretta, F. Giordano, G. Giulietti, A. Grandi, G. Grignaffini, F. Grillini, R. Innocenti, A. Iovene, G. Kessler, C. Leoni, M. Lion, G. Lolli, A. Longhi, M. Magistrelli, L. Malabarba, G. Malentacchi, R. Mantovani, L. Marcora, L. Marino, F. Martone, G. Mascia, G. Melandri, L. Meduri, A. Monticone, G. Morgando, D. Mosella, F. Mussi, A. Muzio, N. Nesi, A. Occhetto, G. Pagliarulo, G. Panattoni, A. Pecoraro Scanio, L. Pennacchi, G. Petrella, R. Pinotti, S. Pisa, G. Pisapia, G. Pistone, A. Pizzinato, E. Realacci, G. Reduzzi, N. Ripamonti, M. Rizzo, A. Rotondo, R. Ruggeri, A. Rusconi, G. Russo Spena, S. Sabattini, C. Salvi, G. Santagata, R. Sciacca, C. Sgobio, A. Soda, T. Sodano, A. Soliani, A. Sasso, P. Toia, L. Trupia, S. Turroni, T. Valpiana, S. Vertone, N. Vendola, F. Vigni, M. Villone, W. Vitali, D. Volpini, G. Zancan, L. Zanella, K. Zanotti

"il Manifesto", 18 ottobre 2002

   
 
         
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