Il primo dicembre a Baghdad come costruttori di pace.

Partiremo il primo dicembre per l'Iraq con una delegazione di parlamentari di tutti i gruppi del centrosinistra, dalla Margherita a Rifondazione comuni sta, e di esponenti di organizzazioni pacifiste e umanitarie, laiche e cattoliche. Vi saranno tra gli altri Tana De Zulueta, Achille Occhetto, Raniero La Valle, Vittorio Agnoletto, Paolo Cento, Elettra Deiana e Gianfranco Pagliarulo. Il nostro obiettivo è contribuire, anche con le nostre modeste risorse, a scongiurare la guerra, a ricostruire un quadro il più possibilmente oggettivo delle condizioni di vita della popolazione civile irachena, che ne sarebbe la vittima principale, a chiedere agli esponenti del parlamento iracheno di adoprarsi per facilitare l'opera degli ispettori che agiranno sulla base dell'ultima risoluzione dell'Onu e agli ispettori di compiere le loro verifiche con rigore ma anche con obiettività e trasparenza, essendo rispettosi della sovranità del regime iracheno. Il nostro vuole essere un atto politico il quale affermi che - anche se si dovesse verificare che l'Iraq dispone di armi chimiche, batterio logiche e atomiche - la via maestra sarebbe quella di accompagnare la loro distruzione da parte dell'Onu con una trattativa che ponga il problema del disarmo di tutta l'area con un'azione che non risparmi nessun paese, da Israele al Pakistan. Contemporaneamente, bisognerebbe portare alla luce del sole il problema dell'Arabia Saudita e del suo ruolo ambiguo nello scenario internazionale a causa della crisi dinastica che sta investendo quel paese. Solo così sarà possibile chiudere i pozzi che alimentano il terrorismo islamico e svelare dove sono celati i suoi "santuari".

Sappiamo bene che la nostra iniziativa si colloca controcorrente rispetto al piano inclinato, che inevitabilmente conduce alla guerra, sul quale l'amministrazione Bush cerca di trascinare l'Europa e tutte le grandi potenze. Queste ultime possono essere riottose a un tale esito – come hanno mostrato di esserlo Francia e Germania, e persino la Cina e la R ussia – ma non mettono in campo un'altra alternativa. Quanto, purtroppo, sia vera questa affermazione, lo testimonia anche l'esito della riunione di Praga della Nato, che ha sancito l'ingresso in quella che fu l'Alleanza atlantica di numerosi paesi dell'est europeo. Appare del tutto evidente, infatti, che la nuova configurazione geopolitica dell'alleanza coincida nelle intenzioni dell'amministrazione statunitense con un rilancio che risulti in forte sintonia con la dottrina Bush della guerra preventiva. La difficoltà a fare da soli – come Bush ha tentato finora senza successo in Iraq – ha evidentemente riproposto il tema di una partnership che condivida le mire strategiche dell'attuale classe dirigente degli Stati Uniti relativamente ai nuovi assetti mondiali. A Praga è stato fatto un pericoloso passo avanti perché la nuova Nato possa essere lo strumento di una tale partnership, strappando l'ultimo residuo velo dell'origine difensiva dell'alleanza per farne il principale strumento delle azioni di guerra del nuovo secolo, a cominciare da un eventuale intervento contro Baghdad.

Come al solito il più zelante sostenitore delle posizioni di Bush a Praga è stato Silvio Berlusconi. Il suo entusiasmo l'ha portato non solo a parlare di un impegno diretto – poi smentito – di truppe italiane in Iraq, ma l'ha condotto a ipotizzare una sorta di ruolo sostitutivo della nuova Nato rispetto alle Nazioni Unite, per cui la nuova alleanza dovrebbe essere contemporaneamente strumento di guerra e soggetto che legittimi l'uso della forza su scala mondiale. Come chiunque vedrebbe: una mostruosa aberrazione.

Molti di coloro che hanno organizzato le manifestazioni di Praga contro la nuova Nato lo hanno fatto forse a partire da culture politiche nate nel contesto della guerra fredda e perciò non del tutto capaci di interpretare i cambiamenti in atto nel mondo. Ma una cosa è certa: i problemi che pongono sono ineludibili. A cominciare dal rapporto, che obiettivamente sembra essere molto controverso, tra questa nuova Nato che nasce a Praga e il processo di unificazione politica dell'Europa, della costruzione della sua autonomia e della sua sovranità, anche eventualmente sul piano militare.

A Baghdad la nostra delegazione porterà innanzitutto un'altra immagine dell'Italia rispetto a quella che Silvio Berlusconi ha mostrato a Praga, oserei dire anche un altro stile. Vorremmo lasciar cadere un seme di pace. Ma, per far sì che germogli e il vento non lo porti via, sarebbe necessario che tutta la sinistra europea e le forze del centro democratico scendano senza tentennamenti in campo contro la guerra.

"La Rinascita", 29 novembre 2002

   
 
         
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