Unità a Sinistra. Senza aggettivi

Nella discussione in corso sulle prospettive della sinistra italiana si sovrappongono, fino a confondersi, due questioni che non sono identiche. La prima è quella di dare rappresentanza politica e elettorale unitaria a quel 13-15% di italiane e italiani che hanno votato nelle scorse elezioni europee per le liste collocate alla sinistra del "listone" riformista. La seconda è quella, invece, del profilo di una sinistra, autonoma e unitaria, che offra al paese un'autentica alternativa alla confluenza tra le forze riformiste e porti a compimento la lunga transizione che, faticosamente e confusamente, sta traghettando la sinistra europea fuori dai confini delle tradizioni del Novecento.

L'una e l'altra cosa non sono necessariamente in contraddizione tra loro. La seconda cioè non esclude la prima, come sembra pensare Fausto Bertinotti. E potrebbe anche essere di una qualche utilità al centrosinistra italiano che una convergenza a breve sul piano politico e elettorale si realizzi a sinistra. Cosa su cui sembrano insistere più di altri i comunisti italiani con la loro proposta della federazione della sinistra. Ma non c'è dubbio che il segretario di Rifondazione sia nel giusto quando afferma che una tale convergenza non sarebbe una risposta alle questioni di fondo. E, tuttavia, sbaglia quando ritiene - come quasi tutti i protagonisti di questa discussione - che questo processo, dal suo punto di vista essenzialmente fondato su un nuovo rapporto tra sinistra politica e movimenti, debba essere circoscritto a quella che si autodefinisce "sinistra radicale" e non riguardare la costruzione di una sinistra senza aggettivi che abbia l'ambizione di ricostruire e rinnovare quel rapporto tra politica e società civile laceratosi con la fine irreversibile dei vecchi partiti di massa.

E' del tutto evidente, infatti, che le discussioni in corso su un processo di unificazione della "sinistra radicale" riguardano la razionalizzazione dell'offerta elettorale attuale su un "mercato" politico che resta sostanzialmente segnato dalla crisi della rappres entanza che affligge tutte le democrazie mature. La seconda prospettiva si misura invece con il problema di dare una risposta strategica a questa crisi e l'orizzonte entro cui si colloca non può essere nazionale ma è necessariamente quello della nuova Europa in costruzione.

Del resto, l'obiettivo della costruzione di una sinistra autonoma e unitaria solo così si situa entro il medesimo orizzonte scelto dal progetto riformista e può reggere alla sfida. Mi riferisco alla costruzione di un nuovo sistema politico europeo entro cui maturino le alternative all'evoluzione neoconservatrice del Partito popolare europeo e alla deriva populista che raccoglie le resistenze al processo di integrazione. In molti hanno polemizzato con la scelta "riformista" della maggioranza dei Ds, accusandola di non avere riscontri sullo scenario europeo. Ma a ben vedere essa è in forte sintonia con le tendenze neocentriste del New Labour di Tony Blair e della socialdemocrazia tedesca di Schroeder. E corrisponde a scelte che vengono da lontano, dalle esperienze di governo di sinistra e di centrosinistra degli anni Novanta, e che resistono persino ai veri e propri rovesci elettorali che esse hanno subito nei singoli paesi europei in questo inizio di secolo.

Ma come la realizzazione di un'alternativa di sinistra al progetto riformista, autonoma e unitaria, si colloca nel quadro della costruzione di un nuovo sistema politico europeo? Quali sono, insomma, le domande inevase a cui rispondere? Esse possono essere, per brevità, riassunte nell'obiettivo di concorrere alla costruzione di un centrosinistra europeo, fondato sul rapporto tra una sinistra autonoma e unitaria e un centro democratico altrettanto autonomo. La ragione di riproporre un modello di relazioni fondate sulla alleanza tra un centro democratico e una sinistra autonoma in alternativa alla sovrapposizione di ruoli e di funzioni avanzata dal progetto riformista consi ste nella necessità che il centrosinistra europeo assuma il compito di rinnovare le tradizioni di radicamento popolare e democratico delle forze politiche da cui trae origine. Per intenderci quelle dell'antifascismo europeo.

Qualcosa di più dunque di "una sinistra che faccia la sinistra" e "un centro che faccia il centro", come affermano polemicamente i riformisti. Il progetto riformista, da parte sua, assumendo a proprio referente sociale le nuove classi medie modellate dai processi di innovazione, non rompe lo schema secondo il quale oggi la politica è questione che riguarda le elites e non gli strati profondi della società.

E, a ben vedere, lo stesso riferimento ai movimenti che viene da settori significativi della sinistra radicale riguarda comunque delle elites sia pure ampie e diffuse. Ma gli uni e gli altri - sinistra radicale riformisti - nulla dicono sulla necessità di una riforma delle società europee dove sia invertito il processo di continua separazione tra "governanti" e "governati", dove non solo strati sociali ampi ma anche quelli relativi alla composizione demografica delle nostre società (i giovani, settori della popolazione femminile, gli immigrati) siano strappati all'astensionismo e al rifiuto di una politica che per parte sua sembra aver rinunciato a fare degli uomini e delle donne comuni i suoi protagonisti.

E' per produrre questo vero e proprio rovesciamento di senso, e di direzione di marcia, delle società europee che serve una sinistra autonoma e unitaria, la quale metta finalmente all'ordine del giorno il superamento delle "muraglie cinesi" tra le due sinistre di origine novecentesca, quella comunista e quella socialdemocratica, trovi alimento in un rinnovato radicamento nel mondo del lavoro e nell'indicazione di un nuovo modello di sviluppo, ecologicamente soste nibile, che sappia disegnare un ruolo dell'Europa in un superamento della competitività selvaggia e senza confini entro una nuova divisione internazionale del lavoro. Che sappia indicare, oltre la dialettica tra elites e masse delle società del Novecento, una rinnovata analisi delle classi e delle loro contraddizioni intese come quel "legame sociale" entro cui si realizza la libertà degli individui concreti, degli uomini e delle donne in carne e ossa.

E' questa ispirazione che caratterizza l'appello lanciato dall'Associazione per il Rinnovamento della Sinistra per una sinistra autonoma e unitaria. E' a questo processo innanzitutto che a mio parere dovrà guardare - se ne sarà capace - la sinistra interna ai Ds in vista e oltre il dibattito congressuale del suo partito.

"La Rinascita", 30 luglio 2004

   
 
         
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