Sinistra, unità senza indugi

www.rossodisera.info 25 gennaio 2008

C'era da aspettarselo. Era evidente, infatti, sin dall'approvazione della legge finanziaria che al Senato il governo non avesse più una sua maggioranza. Aver voluto ignorare questa elementare verità, come non aver voluto prendere atto, dopo l'estate, che il centrosinistra avrebbe potuto avere una prospettiva politica solo se avesse affrontato con serietà una messa a punto programmatica - a cominciare dalla legge elettorale - e il tema della stessa composizione del governo, è solo servito a logorare ulteriormente i rapporti politici. Era evidente che il governo Prodi non era in condizioni di resistere al vero e proprio terremoto provocato prima dalla vicenda dei rifiuti in Campania e poi dal caso Mastella. Il vero colpo di grazia è stato tuttavia la dichiarazione di Veltroni che il Pd avrebbe partecipato da solo alle prossime elezioni. E' stato come dichiarare già morta la coalizione su cui il governo si reggeva senza per altro aver avuto la disponibilità di Berlusconi a quell'intesa tra Forza Italia e Partito democratico che costituisce il sogno infranto del leader del Pd.
E' una situazione in cui tutti, nel centrosinistra, ne escono con le ossa rotte. E non si salvano nemmeno coloro che hanno funzionato da esecutori testamentari del governo. L'Udeur - checché ne dica Mastella - si trova in una situazione di grave sofferenza, di cui la vicenda Cusumano costituisce solo la punta di iceberg. La pattuglia dei diniani si è immediatamente divisa in tre con Dini stesso che ha votato no, D'Amico invece che ha votato si, e Scalera che si è astenuto. Il Pd è sull'orlo di una crisi di nervi.
Molti, ora, parlano della necessità di un governo per fare almeno una nuova legge elettorale. Ma sinceramente non se ne vedono proprio le condizioni. E poi bisognerebbe, per dire se si tratta di una prospettiva auspicabile, capire di quale legge elettorale si parla.
La sinistra nel suo complesso è stata leale con Prodi. Fino in fondo. Ma stenta ad apparire un soggetto determinante nella nuova fase politica che si apre con la crisi di governo a causa del fatto che non sa mantenere la promessa fatta l'8 e il 9 dicembre di dar vita a una nuova formazione politica, che faccia valere con l'autorevolezza necessaria le sue ragioni.
E se alle elezioni bisogna andare, dunque, sarebbe bene che la sinistra unita ci andasse con la proposta di rilanciare e rinnovare l'alleanza di centrosinistra. E' questo al fondo che chiede l'elettorato progressista. So bene che, di fronte al clamoroso fallimento di questi due anni, una tale posizione potrebbe apparire irrealistica. Ma se si ragionasse a mente fredda, si capirebbe che si tratterebbe, non di una riedizione dell'Unione, ma di provare a costruire un nuovo patto tra soggetti politici nuovi, il Partito democratico e la Sinistra l'Arcobaleno. Le ragioni di un compromesso avanzato tra capitale e lavoro, che una tale alleanza dovrebbe rappresentare, ci sono tutte se guardiamo all'interesse dell'Italia. Ma ci vorrebbe che questi soggetti nuovi ci fossero davvero, che nel Pd la vocazione di Veltroni all'autosufficienza fosse sconfitta, e che la sinistra nuova e unita cominciasse effettivamente il suo cammino.
Chimere? Può darsi. Ma non vedo altre alternative se si vogliono evitare il collasso irreversibile del nostro sistema politico e pericoli seri per la democrazia repubblicana.

www.rossodisera.info 25 gennaio 2008

   
 
         
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