Tute blu contro il "socialdem" Marchionne

aprileonline.info, 30 ottobre 2007

Il successo di questa prima giornata di lotta per il rinnovo del contratto collettivo dei metalmeccanici non era scontato. E erano in molti a pensare che lo "sciocco" tentativo - come l'ha definito Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom - di Marchione di spezzare le gambe alla vertenza in corso con la concessione unilaterale di 30 euro di aumento ai dipendenti della Fiat avrebbe prodotto i suoi risultati.

Il 70 per cento delle adesioni a Mirafiori, i 10mila in corteo a Torino, la manifestazione di Firenze e una percentuale di partecipazione molto alta sia nelle piccole aziende che nei grandi stabilimenti dimostrano che i metalmeccanici sono in campo e che lo sono - sul contratto - in modo unitario. Chi aveva temuto, anche nel sindacato, che il confronto sul protocollo del welfare, su cui la Fiom ha espresso un giudizio negativo, avrebbe potuto incidere negativamente sui rapporti unitari è stato smentito. E il confronto sul contratto dei metalmeccanici assume, a partire dal successo dello sciopero di oggi, un significato e una valenza più generale. Intanto mette con i piedi per terra la discussione sulla questione salariale nel nostro paese. E affidando la sua risoluzione al contratto di lavoro dichiara che essa è innanzitutto un problema di redistribuzione tra salari e profitti.

Fa specie che si sia dovuto attendere il governatore della Banca d'Italia e il presidente di Confindustria perché il problema dei bassi salari divenisse di dominio pubblico, mentre se qualcuno fino a poco tempo fa si provava a dire che la politica di moderazione salariale attuata con il patto concertativo del 1993 non aveva forse più ragion d'essere di fronte al contesto macroeconomico attuale veniva trattato da delirante massimalista. Questa timidezza e subalternità psicologica, prima che culturale, ai poteri forti che alligna anche a sinistra ci costringe ora a una faticosa azione di rimonta rispetto alla campagna secondo la quale la causa dei bassi salari sta nelle tasse troppe elevate che sono per di più prelevate alla fonte.

Contrastare questa tendenza non significa disconoscere che bisognerebbe, forse, diminuire la pressione fiscale sul lavoro dipendente. Ma sarebbe necessario altresì non dimenticare che questa sarebbe una misura che potrebbe avere una sua efficacia e un impatto percepibile in modo significativo solo se accompagnasse un effettivo aumento delle retribuzioni lorde, in uno spostamento verso i salari di quote di ricchezza che sempre più sono dirottate su profitti che d'altronde faticano a tramutarsi in investimenti.

La giornata di oggi dimostra anche che sarà difficile per Fiat e Federmeccanica smantellare il contratto nazionale di lavoro. Lo specchietto per le allodole dei 30 euro - come si è detto - non ha funzionato. E i trucchi del "socialdemocratico " Marchionne sono stati ben presto svelati.

Come è noto questo generoso appellativo, per l'amministratore delegato della Fiat, è stato coniato da Piero Fassino. Non sappiamo - ora che è democratico - che idea Fassino abbia della socialdemocrazia. Ma mi sembra difficile che tale definizione possa adattarsi a chi alla Fiat di Melfi, il principale stabilimento dell'auto del Mezzogiorno, tollera o promuove il ritorno a un regime di fabbrica a dir poco dispotico, che provoca ben quattro licenziamenti in tronco approfittando di un'inchiesta su trame eversive che molto probabilmente si risolverà in una bolla di sapone. E che a Melfi la mano pesante comincia a produrre i suoi effetti lo dimostra la bassa adesione allo sciopero (50% i sindacati, 16% l'azienda), segno di un malessere che dura da tempo.

aprileonline.info, 30 ottobre 2007

   
 
         
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