Finanziaria. Tremonti tremante 

E’ lì con il viso imbronciato da bimbo invecchiato che è stato scoperto a con le mani nel vaso della marmellata. Il ministro Tremonti presenta ufficialmente la legge finanziaria 2004 al Senato che, quest’anno, è il ramo del parlamento italiano a dover esaminare per primo lo strumento fondamentale che dovrebbe indicare per il prossimo triennio le direttrici di marcia della politica economica del nostro paese.

Tremonti pronuncia a stento il suo intervento subissato dalle interruzioni dell’opposizione, tenta di reagire vestendo gli abiti del professore ("se non capite provo a dirvelo in termini più elementari") e suscitando così reazioni di scherno.

Quant’è lontano il Tremonti di oggi da quello che, all’inizio della legislatura, sfidava l’opposizione con baldanza e sicumera, costruendo la polemica attorno al "buco" che i precedenti governi di centrosinistra avrebbero creato nel bilancio dello Stato, gettando in faccia agli uomini dell’Ulivo l’accusa di "stagnazionisti" in economia, promettendo il nuovo vero "miracolo economico" che avrebbe fatto impallidire nel ricordo degli italiani il grande boom della fine degli anni cinquanta del secolo scorso.

Oggi il ministro dell’Economia deve ammettere che la legge finanziaria che si accinge a illustrare costituisce solo un atto "formale", che la vera finanziaria, quella "sostanziale", è fatta di controriforma del mercato del lavoro, di quella delle pensioni, di condoni tombali. E tutto quello che su questo terreno non è stato ancora fatto starà in un altro provvedimento, un decreto su cui mettere la fiducia, in barba a questi rompiscatole di parlamentari che stanno lì pronti a discutere, emendare, cambiare se è possibile.

Per il resto la presentazione della finanziaria da parte di Tremonti è un inanellarsi di giustificazioni non richieste. La guida del governo sull’economia è debole? Colpa del fatto che l’Europa ha espropriato gli stati nazionali dei propri poteri senza che ne siano sorti di altrettanto efficaci a livello sovranazionale. Il costo della vita è schizzato in alto come non mai? Colpa del fatto che la Banca centrale europea si ostini a non emettere la cartamoneta di un euro. Altro tagli alla spesa pubblica e agli enti locali? Quando mai! – replica Tremonti – c’è "invarianza della spesa pubblica sul prodotto interno lordo". Naturalmente, il ministro dell’Economia omette dal dire che il Pil non cresce e l’inflazione taglieggia anche i conti pubblici.

E poi, continua Tremonti, volete sottovalutare la rivoluzione che si attua con questa finanziaria, che consentirà (udite! udite!) di "trasformare senza burocrazia un appartamento in asilo nido" e di eliminare "l’Iva sull’acquisto di autoambolanze da parte delle Onlus e delle associazioni di volontariato".

Quando passa ai temi della competitività del nostro sistema produttivo, Tremonti si limita ad annunciare solo una serie di intenzioni protezionistiche a difesa del "made in Italy" e si rammarica che l’Europa non si attrezzi a iniziare una vera e propria guerra commerciale. E, del resto, come dimenticare che il ministro dell’economia è stato tra i più zelanti sostenitori del "pericolo giallo" e, in linea con le intenzioni più aggressive dei neoconservatori americani, della necessità di stroncare la crescita impetuosa dell’economia cinese?

Dunque, il Parlamento è stato messo di fronte a tutta una serie di argomenti per occultare una finanziaria "piccola, piccola" nella sua parte formale, e costituita invece da un selvaggio attacco allo stato sociale e alle pensioni nella sua parte sostanziale. In quanto ai conti pubblici se lo Stato fosse un’azienda saremmo alla gestione fallimentare o all’amministrazione controllata. Non bastano più i trucchi del "ragionier" Tremonti, come quello di scaricare in finanziaria 2004 i buchi presenti a bilancio consuntivo del 2003 denunciati da Morando e Pizzinato al Senato, per nascondere il disastro causato dalla cosiddetta "finanza creativa", per coprire il cumulo di macerie provocato dal quel "miracolo economico" così irresponsabilmente annunciato nel 2001, quando già erano evidenti i segni di rallentamento della congiuntura economica mondiale.

Insomma, bisogna che la destra lo ammetta: questo Tremonti è proprio un guaio ed è forse l’estrema avanguardia di quel marciare verso il disastro che costituisce la direzione di marcia del governo Berlusconi.

Il guaio è che nel baratro corre il rischio di essere trascinato il paese e sarebbe ormai ora che non solo l’ineffabile "ragionier" Tremonti ma anche il suo "patron" Silvio Berlusconi vadano via dal governo prima che per l’Italia sia troppo tardi.

"La Rinascita", 10 ottobre 2003

   
 
         
Copyright © Piero Di Siena.net 2005 | best view 800x600 | webmaster | Aggiungi il sito ai tuoi Preferiti | contatt@mi | credits
Melfi l'Unità il manifesto liberazione emergency.it critica marxista