Una svolta e un nuovo governo presieduto da Prodi

www.rossodisera.info 9 gennaio 2008

Siamo alla vigilia della tanto attesa verifica di governo chiesta, soprattutto da Rifondazione comunista, all'indomani dello "schiaffo" sul protocollo del welfare dato dal Governo alla sinistra con il voto di fiducia su un testo diverso da quello varato dalla maggioranza in Commissione Lavoro della Camera. Avrebbe dovuto essere la data risolutiva per i tanti nodi non sciolti che nella maggioranza di centrosinistra si sono accumulati nel corso di più di un anno di governo. Ma tutto lascia pensare che non sarà così. Sui salari è del tutto prevedibile che ci si atterrà alla decisione assunta nel confronto tra governo e sindacati di attendere la trimestrale di cassa; la gran confusione che attraversa la maggioranza in merito alla riforma della legge elettorale verrà con ogni probabilità del tutto ignorata; incognite pesano sulla politica estera non solo per quel che riguarda la nostra presenza in Afghanistan ma per quel che concerne il tema della dichiarazione di indipendenza del Kossovo. Rimarrà lettera morta il tema degli assetti e della composizione del governo e del numero dei suoi partecipanti.

La verità è che la verifica si ridurrà - se andrà bene - a quell'aggiornamento dell'attività del governo nell'attuazione del programma di cui ha parlato Prodi a ridosso dell'approvazione della legge finanziaria. Il tutto appare come un'irresponsabile tirare a campare in una situazione in cui il deterioramento della convivenza civile e democratica, del rapporto tra governo del paese e opinione pubblica è giunto a livelli inimmaginabili.

Quello che si profila è evidentemente troppo poco per un vero e approfondito bilancio politico dell'esperienza di governo del centrosinistra, soprattutto per chi come chi scrive ritiene che una vera e propria svolta nell'azione di governo - esplicitamente contrattata tra le componenti della maggioranza - si sarebbe dovuta fare sin da settembre, prendendo anche atto dei vincoli che la risicata maggioranza al Senato oggettivamente impone.

Ora è evidente che tra oggi e domani non si potranno fare miracoli. E tuttavia, messa tra parentesi l'eventualità che il nervosismo di uno degli interlocutori faccia saltare il tavolo, sarebbe già un buon risultato che vi fossero segnali piuttosto inequivocabili di un percorso che segni l'apertura di un confronto politico che porti a una svolta effettiva e a un nuovo governo presieduto da Prodi.

Perché ciò sia possibile è importante che si delineino almeno due condizioni. La prima è che il governo si riappropri del tema della riforma elettorale e ne faccia argomento su cui ricostruire la coesione della maggioranza e il rapporto con l'opposizione. Al punto in cui siamo è impresa titanica ma ineludibile. La seconda è che la sinistra rompa gli indugi e mantenga fede almeno agli impegni assunti l'8 e 9 dicembre alla Fiera di Roma e cominci a agire come un unico soggetto politico determinato, responsabile e perciò effettivamente autorevole.

www.rossodisera.info 9 gennaio 2008

   
 
         
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