Dopo le primarie.
Una sorpresa da gestire con giudizio.   

Più di quattro milioni di elettori che partecipano alle primarie dell'Unione sono sicuramente un fatto di enorme portata, un importante fenomeno di partecipazione democratica. Eppure, a ben vedere, non avrebbero dovuto destare lo stupore che hanno suscitato all'interno dello stesso ceto politico del centrosinistra. Dobbiamo tutti, autocriticamente, prendere atto di avere sottovalutato le risorse di democrazia che sono custodite nel profondo della società italiana.

Nel corso di questi cinque anni di governo della destra, ogni qualvolta ai cittadini italiani è stata offerta la possibilità di mobilitarsi per partecipare alle scelte più importanti della vita politica del paese, ciò è puntualmente accaduto salvo pochissime eccezioni. Naturalmente questo avviene nelle forme e nelle occasioni che la politica democratica sceglie e offre ai cittadini. Questa volta è avvenuto con le primarie per la scelta del leader dell'Unione, altre volte attraverso le manifestazioni dei girotondi contro le "leggi vergogna", con il movimento per la pace, con le mobilitazioni promosse dalla Cgil a difesa dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori.

Né deve stupire la grande affermazione personale conseguita da Romano Prodi. Non è sfuggito alla saggezza degli elettori, e nemmeno al sentimento profondo dei suoi stessi competitori, che solo l'affermazione di Prodi avrebbe potuto costituire il cemento necessario alla coesione e alla tenuta dell'Unione.

Sarebbe stato necessario, ora, tenere fede innanzitutto a queste aspettative. E invece con il ritorno da parte di Prodi alla lista unitaria dell’Ulivo, che dovrebbe servire a sciogliere la sinistra italiana - come dice Rutelli - in un vero “partito democratico” sancito anche dall’uscita dei Ds dall’Internazionale socialista, sembra si vada in tutt’altra direzione. Sarebbe stato utile che Prodi avesse riflettuto a fondo sul fatto che la domanda di unità che dalle primarie è emersa riguarda l'Unione e non l'Ulivo e l'esperienza della lista unitaria, che egli ripropone facendo leva sul consenso raccolto. Infatti, coloro che l'hanno votato lo hanno fatto in nome non del progetto "riformista", di cui Prodi fino alle regionali di quest'anno si era fatto interprete, ma investendolo della responsabilità di guidare tutta l'Unione. E’ sul successo di questa operazione che si fonda la legittimazione della sua leadership.

E' anche comprensibile che i cosiddetti "prodiani" della Margherita e settori della maggioranza dei Ds tentino di piegare a sostegno del loro progetto politico il successo di Prodi. Ma c'è da augurarsi che, qualsiasi siano le sue personali opinioni, il leader dell'Unione interpreti correttamente il mandato degli elettori. Pena il ritorno a una situazione di instabilità nei rapporti politici del centrosinistra che sarebbe oggi esiziale di fronte ai disperati, ma determinati, colpi di coda della maggioranza di centrodestra e di Silvio Berlusconi.

Certo, nessuno può sottovalutare il problema di come e con quali liste il centrosinistra debba affrontare la competizione della prossima primavera nell'eventualità venisse approvata la legge elettorale che vuole il centrodestra e di come vi debba partecipare lo stesso Prodi. E certamente non è stato un segno di lungimiranza la pregiudiziale indisponibilità di Bertinotti a un'eventuale lista dell'Unione per l'elezione del Senato.

Sarebbe stato un bene, comunque, non anticipare soluzioni che implicitamente danno già per persa l'azione di contrasto che sul cambiamento di legge elettorale bisogna continuare a condurre. Tuttavia, come anche l'eccezionale partecipazione di domenica ha dimostrato, se c'è qualcosa per cui vale la pena di mettere in secondo piano lo spirito di parte e gli interessi di partito, questa è la grande coalizione democratica rappresentata dall'Unione. Essa costituisce l'unico progetto e il solo schieramento politico che - per ampiezza e per la stessa pluralità degli orientamenti che raccoglie - sono in grado di affrontare le sfide del governo e la pesante eredità costituita dalla fallimentare esperienza del centrodestra.

E' stato detto che il compito principale di un governo guidato da Prodi è arrestare il declino del paese. E' una sfida difficile che ha bisogno di coesione nazionale, di una rinnovata solidarietà tra il nord e il sud, di un grande compromesso tra capitale e lavoro. Ora, solo l'Unione può costituire la cornice politica entro la quale cercare di realizzare questa impresa.

Se si perde di vista tutto questo e i gruppi dirigenti dei partiti dell'Unione tornano ad anteporre a questo obiettivo i progetti, tra loro in competizione, di riorganizzazione del centrosinistra, tutto potrebbe di nuovo precipitare in un campo minato. I segnali ci sono. Dalle prese di distanze di Mastella alle nostalgie "iperuliviste" di Parisi e i suoi, dalla “conversione” di Rutelli all'inquietudine che può attraversare Rifondazione per un risultato (in percentuale ma non in numeri assoluti) al di sotto delle attese.

Se questo dovesse accadere quei quattro milioni e più di voti rischierebbero di essere buttati al vento.

"Aprile", ottobre 2005

   
 
         
Copyright © Piero Di Siena.net 2005 | best view 800x600 | webmaster | Aggiungi il sito ai tuoi Preferiti | contatt@mi | credits
Melfi l'Unità il manifesto liberazione emergency.it critica marxista