E’ maturo il tempo di una sinistra europea.    

Il dibattito sul tema di una nuova soggettività della sinistra e dell’unità a sinistra ha avuto in questi anni un andamento da fiume carsico. Spesso sommerso, riappare per poi di nuovo scomparire, e così via, nascosto e nei fatti per lo più negato.

Molte le ragioni.
Oggi però lo scenario con cui ci misuriamo da un lato presenta nuove condizioni per la piena emersione e sviluppo del problema, dall’altro rende necessario affrontarlo con impegno e decisione.
Concorre anche a definire questo scenario sia la presenza di tutte le forze politiche della sinistra al governo del paese, sia l’accelerazione in atto nella costruzione del Partito Democratico, con la conferma di questo sbocco conclusivo per una parte delle dinamiche che si sono determinate nella sinistra con la crisi del movimento operaio e delle sue formazioni storiche.

Sul nostro versante, non interessato a questo sbocco, non serve certo un nuovo piccolo partito, né un agglomerato di forze fra loro profondamente eterogenee ed unite solo da ciò che non si condivide.
Occorre avviare un processo su fondamenta nuove e definite, per un soggetto politico della sinistra in grado di rispondere alla esigenza di una rappresentanza politica radicata nelle lotte sociali, sul lavoro, sull’ambiente e sui diritti, in grado di favorire e valorizzare il rapporto tra le nuove sensibilità e le diverse soggettività, ed il ruolo decisivo dei lavoratori e delle lavoratrici in quanto potenziale insostituibile soggetto sociale collettivo di trasformazione della realtà oggi esistente.

Negli ultimi decenni si è sempre più imposto nel mondo un modello sociale ed economico fondato sull’ingiustizia sociale e su un rapporto distruttivo con la natura, alla cui base c’è la pretesa di ridurre il lavoro a merce, con la coerente conseguenza della crisi della democrazia e del prodursi di guerre.

E’ in questo quadro che si pone il problema di uscire dalle scelte del riformismo (debole, senza popolo e senza spazi reali) e di superare l’impotenza di una critica che non riesca ad aprire la strada ad una credibile e radicale alternativa.
Ripensare in questo senso la realtà vuol dire partire dal rifiuto del piano inclinato che assume il modello sociale ed economico di questi decenni (sia quando lo si critica sia quando lo si condivide) come l’unica realtà economica possibile, al massimo suscettibile di qualche intervento di adattamento migliorativo.

E’ questo piano inclinato la prospettiva più insidiosa che ci viene proposta, che porta in sé le ragioni del travolgimento delle conquiste del passato, compreso l’attacco alla Costituzione.
La costruzione di una nuova soggettività della sinistra pone il problema di misurarsi con la definizione di una idea sociale ed economica alternativa al modello attuale che sappia tradurre in un progetto politico le ragioni dell’opposizione all’attuale realtà, con respiro europeo e internazionale e nel contempo con l’ambizione di misurarsi coi problemi di governo. Un’idea sociale ed economica alternativa al modello attuale in grado di riaprire la strada ad una dialettica sociale democratica non fondata quindi su un unico punto di vista, quello del capitale, e di rendere possibile un rapporto non distruttivo tra sviluppo e natura.

Lavoro, ambiente, valorizzazione delle soggettività sono al centro della nostra ricerca.
La partecipazione ed una radicale democrazia, il rifiuto della violenza e della guerra sono connotati vincolanti su cui fondare la stessa ricerca di nuove forme e di una nuova rappresentanza, che cerchi risposta alla attuale crisi della politica e dei partiti con la sempre più evidente separazione dalla società e lo svuotamento delle funzioni di rappresentanza dei partiti stessi, tendenzialmente ridotti a ceto politico e neonotabilato.

Nella prospettiva in cui ci poniamo si antepongono i contenuti progettuali a logiche di calcolo politico strumentale, nella consapevolezza che l’esperienza storica e le contraddizioni del nostro secolo rendono necessaria una discontinuità con la sinistra che abbiamo conosciuto. Pensiamo ad una modalità che, sulla base della condivisione di alcuni contenuti fondamentali, sia aperta e regolata da criteri di massima democraticità e che guardi ad una sinistra europea, considerando la dimensione europea riferimento indispensabile delle nostre stesse prospettive.
Si sta avviando un processo che va progressivamente riempito di analisi e di proposte.

Non è più tempo da fiume carsico.
E’ tempo che emergano scelte e contributi di tutti i soggetti che condividono la necessità di costruire una nuova soggettività della sinistra e su queste basi il problema di un nuovo soggetto politico e dell’unità della sinistra, riaprendo la possibilità della rappresentanza politica del lavoro e degli interessi sociali alternativi a quelli dominanti.
Il Seminario che si svolgerà a Orvieto il 14 – 15 luglio è stato organizzato e promosso come contributo a questo processo, con particolare non casuale attenzione ai temi della pace, del lavoro, dell’ambiente e delle forme della politica.

(firmato con Pietro Folena, Gianfranco Pagliarulo, Tiziano Rinaldini)

Il Manifesto, 8 luglio 2006

   
 
         
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