La lotta al terrorismo, la sinistra e le occasioni perdute

"Le componenti di sinistra dell'Unione, dalla minoranza dei Ds a Rifondazione, non votando a favore dei provvedimenti per prevenire e contrastare il pericolo terrorista hanno perso più di un'occasione.

Innanzitutto quella di corrispondere alle ansie e ai timori della generalità dei cittadini italiani di fronte a un pericolo realisticamente incombente. E' prevalsa invece la necessità di rispondere alle pur legittime preoccupazioni di nicchie di opinione pubblica particolarmente sensibili a un sia pur limitato restringimento delle libertà personali, che inevitabilmente ogni inasprimento delle norme di polizia comporta.

In secondo luogo quella di coniugare con tutta evidenza la contrarietà al ricorso alla guerra in ogni circostanza ("senza se e senza ma" si è stati soliti dire in questi anni) con un'attiva azione di contrasto e prevenzione dei piani del terrorismo internazionale attraverso l'intelligence e tempestive azioni di polizia.

Sarebbe stata un'arma in più contro le troppe contiguità culturali prima che politiche, presenti nelle componenti moderate dell'Unione, con una concezione del ricorso all'uso indiscriminato della forza che si è andata pericolosamente affermando in Occidente dopo l'attacco alle Torri Gemelle del settembre del 2001.

Mi si può obiettare che alle esigenze della sicurezza non possono essere sacrificate, oltre un certo limite, le garanzie relative alla libertà personale, che queste ultime sono il fondamento della nostra civiltà giuridica, che se le si vuole estendere al mondo intero l'ultima cosa da fare è conculcarle laddove esse sono nate. Ma il problema è capire se questo "limite" sia stato superato vistosamente dalle norme contenute nel decreto Pisanu. Se la transitorietà di alcune delle disposizioni in esso contenute, le correzioni apportate e la disponibilità manifestata dal governo alla Camera di farne altre in autunno, non siano tali da dimostrare che, tanto nella maggioranza quanto \nell'opposizione, sia prevalsa in questa circostanza la tendenza ad assumere misure di contrasto del terrorismo senza compromettere in modo irreversibile i principi di fondo del nostro ordinamento giuridico.

Del resto se qualcuno avesse pensato che così non fosse, non sarebbe stato possibile che nei due rami del Parlamento il decreto Pisanu fosse approvato nel giro di quattro giorni. In un lasso di tempo così breve sarebbe materialmente impossibile approvare qualsiasi provvedimento se ci fosse una minoranza anche estremamente ridotta che fosse orientata a impedirlo.

Quindi più che sul merito del provvedimento bisogna soffermarsi sulle ragioni politiche che non hanno consentito alle componenti di sinistra dell'Unione di votare le norme contenute nel decreto Pisanu. E' che, di fronte a questioni particolarmente controverse, a sinistra si preferisce assolvere a un ruolo di condizionamento rispetto alle posizioni moderate presenti nel centrosinistra più che assumersi a tutto tondo le proprie responsabilità di fronte al complesso dell'opinione pubblica e al paese. Non c'è candidatura di Bertinotti o di Pecoraro Scanio alle primarie che possa supplire a questa condizione di minorità.

E essa ci dice più di qualsiasi altro argomento sulle cause che determinano l'attuale stato di frantumazione delle forze che si collocano a sinistra nell'ambito dell'Unione.

Ma è bene aver presente per i prossimi appuntamenti che nella lotta al terrorismo la sinistra non può permettersi di lasciare il campo libero ad altri se non vogliamo che affiorino dal ventre molle del paese i "mostri" del fanatismo, dell'intolleranza religiosa e del pregiudizio xenofobo, che la Lega e i novelli "teocons" che allignano nella destra italiana hanno tentato di evocare dopo gli attentati di Londra e di Sharm el Sheik. Se questo dovesse accadere, è allora che le nostre libertà sarebbero davvero in pericolo.

L'Unità, 14.08.2005

   
 
         
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