Sinistra, la sfida dell’unità

rossodisera.info, 17 ottobre 2007

Sarebbe un bene che la sinistra maturasse un giudizio equilibrato sulle primarie del Partito democratico. Che non ci fosse, cioè, nessuna sottovalutazione sul grande afflusso di elettori che costituisce senza dubbio un successo politico dell'inedita forma con cui si è arrivati alla costituzione dei gruppi dirigenti di un nuovo partito, ma non maturasse nemmeno la convinzione che siamo di fronte a un'inarrestabile marcia trionfale di quello che fino ieri avrebbe dovuto essere il partito "personale" di Prodi e dalle primarie è diventato il partito "personale" di Veltroni.
Le lezione che la sinistra deve invece ricavare da questo avvenimento riguarda il fatto che quando si crea un vuoto di partecipazione, una separazione tra cittadini e politica, qualsiasi sia l'offerta in campo che allude a questa esigenza, essa comunque ha successo. E nel corso di questi mesi a sinistra abbiamo troppo a lungo dato l'impressione di costituire un complesso di oligarchie politiche e sindacali in permanente confronto - e qualche volta scontro - tra di loro e poco aperte a ricostruire un circolo virtuoso con la società.

In questo quadro è bene che la manifestazione del 20 ottobre assuma un significato diverso da quello del contesto in cui è nata. Convocata all'indomani dell'accordo del 23 luglio, e tuttavia su una piattaforma che solo una sindrome ossessiva poteva valutare come pensata contro le confederazioni sindacali, oggi si pone all'indomani della consultazione dei lavoratori sul protocollo e anche della sua tormentata trasformazione in un disegno di legge. Se si potrà fare meglio di quello che hanno consentito i delicati rapporti di forza politici e sociali attualmente esistenti, lo si vedrà in Parlamento.

Oggi sarebbe solo un'illusione il fatto che la manifestazione del 20 ottobre possa avere una influenza rilevante sull'esito del protocollo sul welfare. Ma ciò non toglie che essa oggi - dopo la consultazione e le primarie del Pd - sia ancora più importante, per dimostrare che, senza integralismi e un malinteso spirito di onnipotenza, la sinistra politica esiste, che il suo popolo è disposto a mobilitarsi per essa e per la sua unità. A me francamente sembra un errore che Sinistra democratica non sia stata in grado di dare la sua adesione e non partecipi alla costruzione del successo della manifestazione. Ma non ne faccio una questione, a patto che nessuno (tra chi vi aderisce e chi ne ha preso le distanze) faccia della manifestazione un'ipoteca destinata a pesare in un senso o in un altro sull'unità della sinistra italiana.

Dal 21 ottobre per tutti la sfida è come arrivare all'unità e come costruire una sinistra capace di contribuire a riattivare il circuito democratico tra cittadini e istituzioni nel nostro Paese. Ed è bene che i gruppi dirigenti delle forze politiche della sinistra italiana sappiano che se dovessero fallire in questa impresa per loro non ci sarebbe nessuna prova d'appello.

rossodisera.info, 17 ottobre 2007

   
 
         
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