I pregiudizi di Scalfari
aprileonline.info, 12 luglio 2007

Il pregiudizio fa velo anche ad un osservatore di solito lucido e acuto delle cose italiane qual è Eugenio Scalfari. A conferma del fatto che tra sindacati e governo Berlusconi ci sarebbe stato, sullo “scalone” contenuto nella riforma Maroni, un tacito accordo, egli porta l’argomento che la Cgil preferì allora aprire lo scontro sul tentativo di abrogare l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori piuttosto che un conflitto sulle pensioni. Per il fondatore di “Repubblica” non fa nessuna differenza che quando lo scontro tra Cgil e governo del centrodestra era particolarmente acuto sull’art.18 la questione delle pensioni non fosse all’ordine del giorno della discussione parlamentare e nemmeno del confronto con la Cisl e con la Uil.

Ma tutto ciò non ha alcuna importanza. Per Scalfari i sindacati sono ormai il centro di tutte le nefandezze. Non solo difendono quella nota “corporazione” costituita dalla generalità dei lavoratori dipendenti, ma stringono anche patti occulti e informali con i governi, a cui poi non terrebbero fede.

Scalfari ha chiesto le pubbliche scuse da parte del segretario di Rifondazione comunista. Sarà Giordano a valutare se adire o meno a questa richiesta. Quel che è certo è che Scalfari dovrebbe fare pubbliche scuse ai sindacati, ai loro dirigenti e soprattutto all’intelligenza dei suoi lettori.

Ma le altrimenti inspiegabili “bizzarrie” dell’articolo di oggi di Scalfari su “Repubblica” si giustificano in ragione del fatto che la discussione sulle pensioni è diventata una “maionese impazzita” che ormai evoca questioni più generali che solo in parte sono in relazione al problema specifico che è in discussione e attiene alle pensioni di anzianità.

La più pericolosa tra tutte è quella del “conflitto tra generazioni” e del conseguente “patto intragenerazionale” attraverso cui si dovrebbe affrontare e risolvere il problema del futuro delle nuove generazioni.

Ritorna, insomma, “il togliere ai padri per dare ai figli” di Nicola Rossi: parola d’ordine che non poco contribuì a quello smarrimento dell’elettorato di centrosinistra che contribuì alla vittoria di Berlusconi nel 2001. Oggi a riprendere questo tema è Walter Veltroni, futuro leader del Partito democratico. Ma il sindaco di Roma deve comprendere che se questo diventa l’elemento centrale con cui interpretare le dinamiche sociali, egli mette una pietra tombale sul centrosinistra. Il rapporto tra generazioni così declinato costituisce il principale paradigma di una concezione delle dinamiche sociali che taglia in radice ogni interpretazione della società che fa discendere dal rapporto tra le classi e dai loro conflitti, e dalla loro regolazione, le fondamentali scelte di governo.

La sinistra non potrà mai accettare una politica che s’ispiri a queste convinzioni. E quindi Scalfari – ma non solo lui – si fermi, Finché siamo in tempo. Lo dobbiamo innanzitutto a quella metà degli italiani che hanno dato la loro fiducia al centrosinistra e al governo dell’Unione.

aprileonline.info, 12 luglio 2007

   
 
         
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