Samarcanda, prove empiriche di unità a sinistra 

E' nata Samarcanda, un'associazione di 35 senatori provenienti da pressoché tutte le forze di opposizione - dalla Margherita a Rifondazione - che si colloca, per così dire, sul 'lato sinistro' di quel processo in atto di convergenza di tutte le opposizioni a partire dai contenuti e dai programmi.

Si tratta di una indicazione, tenacemente perseguita in primo luogo dal presidente dei Verdi, Stefano Boco, e nata prima della proposta di Prodi sulla lista unica alle elezioni europee e la discussione che ne è seguita, ma che con questa evidente oggi si intreccia indicando obiettivamente un percorso alternativo a quello che si sta affermando tra le componenti moderate dell'Ulivo. Essa è stata tuttavia resa possibile per la disponibilità di tutte le altre componenti (da quella dei comunisti italiani a quella di Rifondazione, a quelle rappresentante dalle diverse minoranze di sinistra presenti ormai nei Ds) di uscire dai 'recinti' delle proprie formazioni politiche e di gruppo e di verificare portata e significato di più aperte convergenze.

Il punto di partenza è stato sostanzialmente "empirico". L'esigenza era quella di mettere insieme quei senatori che avevano assunto posizioni comuni su alcuni punti cruciali del dibattito parlamentare di questi due anni e mezzo di legislatura, senza un collegamento precedente e senza che quelle intese spontanee dessero vita a un confronto successivo. Il principale punto d'intesa è stato senza dubbio quello della opposizione alla guerra prima in Afghanistan e poi in Iraq, 'senza se e senza ma', come le principali componenti del movimento pacifista hanno amato definirla. Ma non sono mancati altri momenti, dalle politiche del lavoro sfociate poi nel referendum sull'art.18 a quelle ambientali, che hanno fatto registrare significativi punti di incontro.

Ora, l'obiettivo è che questa vicenda politica, che si è concretizzata anche in precisi comportamenti parlamentari, non proceda più in ordine sparso, che no n giochi solo di rimessa, insomma non accetti di svolgere solo un ruolo di testimonianza.

Lo esige la discussione politica in corso tra tutte le opposizioni e il processo di riorganizzazione del campo del centrosinistra che, nel bene e nel male, la proposta di Prodi ha avviato. Samarcanda (come l'analogo processo politico che si è avviato alla Camera) servirà quindi non tanto a gestire le differenze che potranno manifestarsi ancora all'interno del centrosinistra a partire proprio dal giudizio sulla presenza delle truppe italiane in Iraq, quanto piuttosto per far esercitare il giusto peso politico nella costruzione di una nuova prospettiva di governo, alternativa a quella della destra, alle posizioni riformatrici più avanzate.

La spinta che anima Samarcanda è quindi essenzialmente unitaria. E anche per questo i suoi promotori non hanno alcuna intenzione di operare in contrapposizione ai gruppi parlamentari esistenti o in alternativa ad essi né di essere esclusivo punto di riferimento di nuove aggregazioni politiche. Anche perché, per gli associati in Samarcanda, alle convergenze sul merito non corrisponde un uguale riferimento politico generale. Vivono in Samarcanda non solo le differenze tra i diversi partiti di provenienza dei singoli senatori, ma anche, per così dire, gli "ulivisti" come Occhetto e i senatori del "correntone" e gli "antiulivisti" come i senatori di Socialismo 2000 e della Sinistra Ds-14 luglio. Dunque convivono diverse concezioni dell'alleanza e del centrosinistra e queste con la posizione di Rifondazione che nega valore strategico, storico-politico, all'alleanza tra sinistra e centro democratico.

Sono nodi che non tocca a Samarcanda sciogliere. Ma il suo lavoro può certo aiutare a liberare questa pur decisiva discussione dal confronto sulle formule astratte per calarla nel viva della lotta politica e parlamentare.

"La Rinascita", 31 ottobre 2003

   
 
         
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