Superare se stessi per ricostruire la sinistra

www.sinistra-democratica.it, 15 luglio 2008

Il 4 e 5 luglio a Firenze vi è stata la seconda tappa della serie di incontri fissati dall’assemblea convocata dall’Associazione della Sinistra unita e plurale alla vigilia delle elezioni politiche e tenutasi all’indomani della disfatta della Sinistra l’Arcobaleno. Il 4 luglio si è tenuto l’appuntamento nazionale di Pensare a Sinistra, sulla base di un documento preparato da Maria Luisa Boccia, Giacomo Marramao e Aldo Tortorella, e il giorno successivo il seminario sulle forme dell’agire politico a sinistra aperto dalle relazioni di Maria Luisa Boccia, Pino Ferraris, Paul Ginsborg e Giulio Marcon. La seconda giornata si è chiusa con una proposta di Ginsborg di un ulteriore appuntamento in autunno sui temi dell’economia e della crisi che l’attraversa.
Si è trattato in ambedue le giornate di un confronto aperto, nel quale si sono misurate anche prospettive tra loro divergenti, in cui ha dominato congiunturalmente nella discussione la proposta di Ferraris del “partito sociale” fatta propria dall’intervento di Paolo Ferrero, ma in un clima costruttivo, molto diverso da quello che caratterizza il dibattito interno alle forze politiche di sinistra.
A ben vedere questa è la vera lezione, e la sfida, che viene dalle giornate di Firenze: praticare cioè – di fronte al vero e proprio annientamento subito dalla sinistra politica nelle elezioni – un metodo nuovo per cercare di ricostruire una prospettiva e una funzione. Di fronte alla dissipazione di un patrimonio di forze e di consensi, di fronte al fatto che tutte le ipotesi di ricostruzione della sinistra dopo la fine dei partiti di massa praticate dall’89 si sono rivelate fallimentari o comunque si sono esaurite, non è sufficiente affidarsi al prevalere di questo o quell’orientamento, di questa o quella posizione congressuale. E’ questo del resto l’equivoco in cui è caduto l’intero gruppo dirigente di Rifondazione, sottoponendosi a un confronto che rischia di avere come esito la comune rovina di tutti i contendenti. Quando cioè si rappresenta il 3,2% dell’elettorato, e bisogna contendersi questa ben misero risultato con chi pensa di rifugiarsi in una nicchia identitaria, come hanno fatto comunisti italiani, non si può pensare che il futuro di una sinistra che voglia tornare ad essere popolare e di massa possa essere affidato al prevalere nello scontro politico di una linea su un’altra.
Sarebbe più produttivo percorrere un altro cammino: quello della costruzione di un radicamento territoriale e nei luoghi di lavoro, di nuove culture politiche condivise, dell’opposizione all’attuale governo della destra, di un programma alternativo su cui fondare un possibile nuovo rapporto tra il centro democratico e la sinistra. Dovrebbero essere i risultati di questo lavoro a misurare la fondatezza delle scelte proposte piuttosto che un confronto, o meglio uno scontro, incapace di uscire dal recinto di quel poco che ormai la sinistra rappresenta.
A Firenze l’interrogativo – identico a quello che ha attraversato l’assemblea delle associazioni e delle reti territoriali che hanno dato vita il 22 giugno al Piccolo Eliseo al Movimento politico per la Sinistra – è come orientare le forze di cui ognuno dispone verso questa impresa di costruzione.
Sarà possibile ricostruire un circolo virtuoso tra azione dei partiti e ruolo delle associazioni di sinistra al fine di intraprendere un cammino comune? La risposta a questa domanda verrà dai congressi e dal loro esito e anche della capacità di non lasciare a Di Pietro e ai girotondi il monopolio dell’opposizione a Berlusconi. Ma verrà anche dalla capacità di movimenti e reti di trasformare se stessi, di superare effettivamente un’azione politica finora chiusa nel confronto interno e in quello con i partiti (si pensi all’esperienza di Sinistra europea) per proiettare le energie di chi si dispone verso la società e i suoi problemi.

www.sinistra-democratica.it, 15 luglio 2008

   
 
         
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