Berlusconi, prove di regime.   

Cos'è questa destra che attualmente è alla guida del paese? Il centrosinistra dovrebbe saperlo, per averla vista crescere e trasformarsi dal 1994 in poi, prima al governo e poi all'opposizione. Ma ogni giorno che passa dimostra che non la conosce abbastanza e ne ha un incerto e difforme giudizio. Da qui, anche, più che dalle divisioni del passato quinquennio, le tante oscillazioni e contraddizioni in questo avvio di opposizione da parte delle forze dell'Ulivo.

Infatti, sta prendendo forma con una virulenza e rapidità inaspettata, anche per coloro che avevano sottolineato prima del 13 maggio la pericolosità di una eventuale vittoria di Berlusconi, non un cambio di maggioranza politica ma un mutamento di regime.

Si tratta, non c'è dubbio, di un'affermazione impegnativa, e tuttavia meno forte dei richiami al fascismo fatti da Giorgio Bocca, sia pure attraverso l'espediente retorico che nega qualsiasi somiglianza, e dei giudizi di Massimo D'Alema riferiti alle responsabilità di Gianfranco Fini in relazione agli avvenimenti di Genova.

Ma guardiamo ai fatti. La maggioranza vive e tende a far vivere all'opinione pubblica il Parlamento come un ostacolo all'operosità del governo, come dimostra, tra l'altro, la dichiarazione di Berlusconi relativa ai tempi di discussione al Senato del provvedimento sulle opere pubbliche. Vi è poi lo schieramento esplicito di Antonio Fazio a fianco dell'attuale maggioranza di destra che introduce un mutamento rilevante nella costituzione materiale del paese, di cui la collocazione "super partes" del Governatore della Banca d'Italia è stato uno dei principali fattori. E' vero che la nascita dell'Euro e la fine della potestà monetaria da parte della Banca centrale italiana, al pari delle sue sorelle europee, avevano già cambiato molte cose, ma la scelta di Fazio supera una tradizionale imparzialità di cui fu maestro l'attuale presidente della Repubblica quando ha ricoperto quella carica. Infine c'è la questione che ha riempito le cronache e infuocato la vita politica di questi giorni.

Il modo in cui le forze dell'ordine hanno fronteggiato la protesta in occasione del G8 a Genova e l'azione repressiva che ne è seguita chiama in causa la tutela di elementari diritti di libertà. E, fatto ancora più inquietante, alla richiesta di dimissioni del ministro dell'Interno la maggioranza reagisce nel dibattito al Senato sulla mozione di sfiducia non solo cercando di criminalizzare l'intero Genoa social forum ritenendolo permeabile alla violenza, ma la stessa opposizione parlamentare.

Ci sono ormai gli elementi per mettere insieme tutti questi fatti e ricostruirne la direzione e il senso. Essi tendono a mettere in questione i normali rapporti tra maggioranza e opposizione e alludono a un intreccio – nell'azione della destra – tra una gestione della vita parlamentare condotta all'insegna di una sorta di "dittatura della maggioranza" e un appello continuo a una legittimazione derivante dal rapporto diretto con gli elettori.

E' difficile, in questa situazione, condurre un'opposizione che voglia essere, come si è soliti dire, "costruttiva", perché vengono resi impraticabili, soprattutto in Parlamento, i luoghi in cui attuarla. E' quindi necessario da parte del centrosinistra liberarsi in fretta dalle lenti deformanti della vecchia politica e capire il salto di qualità di cui c'è bisogno. Infatti, al modello sociale e politico che i provvedimenti e gli atti della destra stanno delineando sarebbe utile contrapporre un modello alternativo e concepire un'azione parlamentare che permanentemente trovi su questo i suoi collegamenti con il paese.

Ci sono state incertezze e ritardi, e anche difformità di comportamenti. Ma ormai è ora che il centrosinistra recuperi il tempo perduto attraverso un ampio confronto politico interno che ne verifichi il carattere, i confini e il profilo strategico.

"l'Unità", 1 agosto 2001

   
 
         
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