A rischio la qualità dei rapporti democratici

www.rossodisera.info, 4 giugno 2007

Vi sono momenti nella vita di un Paese nei quali sembra che un complesso di fattori, non tutti immediatamente riconducibili all’agire politico in senso proprio, concorrano a determinare una situazione che può volgere al collasso. Questa sembra oggi essere la condizione dell’Italia a dispetto degli stessi segnali positivi che riguardano la congiuntura economica i conti dello Stato.

Sebbene sarebbe necessario indagare a fondo sulle ragioni profonde che tendono a determinare questa condizione di vera e propria “crisi organica” che da più di un decennio attanaglia il Paese, ora da parte delle forze rappresentative della politica democratica vi è la necessità di correre tempestivamente ai ripari.

Può sembrare paradossale che una vicenda come quella che riguarda i rapporti tra Visco e la Guardia di Finanza, che presenta tutte le caratteristiche per rivelarsi alla fine una “bolla di sapone”, possa assumere i caratteri di una vera e propria crisi istituzionale che lambisce addirittura il Capo dello Stato. Ma così è. Concorrono a determinare questa situazione la mai sopita inclinazione eversiva con cui la destra conduce la sua azione di opposizione, i colpi di coda di settori degli apparati di sicurezza e delle forze armate (ivi compresi i vertici della Guardia di Finanza) che hanno visto cadere in questi mesi di governo la loro condizione di intoccabilità, la speranza della minoranza di poter approfittare di ogni votazione di una certa importanza al Senato dati i rapporti di forza. Ma se non si fosse, nel corso di quest’anno, così logorato il rapporto di fiducia tra centrosinistra e suo elettorato, oggi saremmo in tutt’altra condizione.

Per l’Unione oggi è il momento della responsabilità e della coesione. Ed è sperabile che lo comprendano i vari Di Pietro, e poi i Dini, i Manzione, i D’Amico che già in un’occasione – quella del voto sulla relazione di Parisi al Senato sull’Afghanistan – hanno determinato le condizioni per arrivare a una crisi di governo.

Nessuno, allo stato, è in grado di dire che cosa accadrà mercoledì al Senato nel voto sulla vicenda Visco-Guardia di Finanza. Ma il governo deve da questa situazione ricavare la lezione che il rapporto di fiducia con il proprio popolo deve essere al più presto ricostruito.

L’appuntamento sul Dpef, sulle pensioni, sulla lotta al precariato e sull’elevamento dei redditi più bassi per il governo è l’ultima occasione per ricostruire un rapporto che appare compromesso. E c’è da avere una certa preoccupazione rispetto al fatto che di fronte alla crisi di consenso settori del Partito democratico si orientino a fare concorrenza alla destra sul piano delle politiche fiscali. Vorrei aggiungere che questa è anche l’ultima occasione per la sinistra nella quale spendersi per la prospettiva dell’Unione.

Per la sinistra dimostrare in queste giornate senso dell’equilibrio e dare un contributo alla coesione del centrosinistra non vuol dire rassegnarsi al corso delle cose ma dare un esempio di responsabilità democratica e di compostezza che purtroppo, dopo i risultati delle amministrative, sembra scarseggiare dalle parti delle leadership del Partito democratico. Ma Prodi deve comprendere presto che bisogna cambiare rotta. La contestazione subita a Trento sulla vicenda della base americana di Vicenza è la testimonianza di un errore del governo da cui oggi non si può forse tornare indietro. Ma non si possono fare troppi errori. Ora tutto lascia supporre che siamo al limite di guardia. E quando la crisi sembra avere caratteri così pervasivi a rischio non è solo la maggioranza di governo ma la qualità stessa dei rapporti democratici.

E nessuno sottovaluti i segnali di questi mesi (non ultimi quelli di domenica all’Aquila e a Bologna) che ci dicono come negli interstizi che si creano quando si apre un vuoto tra politica e società possa ritornare ad allignare la mala pianta della violenza – pubblica e privata, comune e politica – e infine del terrorismo.

22 maggio 2007

   
 
         
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