Associazione per il Rinnovamento della Sinistra
Lettera aperta sul programma dell'Unione.    

Roma, 28 dicembre 2005

Lettera aperta
al leader e ai partiti
dell’Unione

Cari amici,
la nostra associazione, come forse sapete, non ha finalità elettorali. Ma questo non ha voluto e non vuole dire indifferenza verso gli esiti del voto. Particolarmente ora quando per effetto della legislazione e dell'opera complessiva del centro-destra culminata nella controriforma della Costituzione è aperta in Italia una vera e propria emergenza democratica. Noi ci batteremo dunque per il successo dell'Unione. E, di conseguenza, non rinunciamo ad esporvi le riflessioni che sono il risultato del lavoro svolto, nel corso degli ultimi anni, attraverso numerose riunioni, seminari, convegni, iniziative di discussione cui hanno partecipato, oltre a politici dei vari partiti di sinistra e di centro-sinistra, alcuni dei migliori specialisti delle diverse materie cui qui accenneremo. In primo luogo vogliamo sottolineare che guardiamo con fiducia ma al tempo stesso con preoccupazione al lavoro in corso per definire il programma dell'Unione, cui manca una più larga partecipazione popolare.

Naturalmente siamo pienamente consapevoli della complessa operazione politica che sta alla base della costruzione di un'intesa che risulti stabile e regga alla prova del governo del paese. E sappiamo bene che sono lontani tra di loro i punti di partenza tra le diverse componenti del centrosinistra, e tra le differenti forze sociali cui esse fanno riferimento. E' dunque comprensibile la difficoltà nella costruzione di una convergenza solida e di un valido compromesso capace di salvare l'Italia dal declino che deriva dalla confluenza di debolezze antiche nell'assetto economico e sociale del paese, dal troppo lungo percorso neoliberistico oltre che dagli esiti disastrosi delle politiche di governo della destra.

Abbiamo perciò visto con favore le prime intese che tra le forze dell'Unione si sono realizzate intorno a importanti temi, dalla questione cruciale del ritiro delle truppe italiane dall'Iraq sino alla definizione di un nuovo quadro di legittimazione delle coppie di fatto e alla difesa della legge 194 volta a garantire una maternità libera e responsabile e ad aiutare le donne nel caso di interruzione della gravidanza.

Tuttavia, ciò non elimina quella che a noi sembra una doverosa preoccupazione. Essa deriva dal convincimento che non si sia finora fatto giungere al Paese un messaggio forte e chiaro sull'indirizzo complessivo che si intende seguire.

Abbiamo ben presente, che i margini di scelta del futuro governo sono assai ristretti sia per i condizionamenti internazionali sia per il dissesto generato dal centro-destra. Ma proprio perciò dovrebbe essere esplicito e forte l'impegno alla indicazione di una linea politica ed economica alternativa a quella liberistica che si è dimostrata e si dimostra pienamente incapace di affrontare i mali della realtà contemporanea e in essi, quelli del nostro Paese. Questo orientamento, puntando al mantenimento di livelli di consumo e di spreco, impossibili per l'insieme del mondo, da parte dell'Occidente e del suo paese più forte non poteva che portare alla teoria e alla pratica del dominio e della guerra preventiva con un rischio che rimane assai grave. E' perciò in primo luogo determinante che l'impegno per la pace e per la giustizia sociale nel mondo e in Italia sia l'ispirazione di ogni singolo impegno riformatore.

Allo stesso tempo non sarà possibile ottenere quel consenso e quella partecipazione che sono indispensabili per uscire dalla difficile situazione dell'Italia senza garantire metodi e norme di trasparenza e pulizia nella gestione della cosa pubblica e senza assumere impegni concreti per evitare che il risanamento economico ricada, come sempre, su una sola parte del popolo.

Infine, sui temi definiti "eticamente sensibili" e in particolare sul tema della difesa della vita, spesso impugnato da parte della destra attraverso l'uso ipocrita e strumentale della fede cristiana e con un'indegna criminalizzazione delle donne, va rivendicata con orgoglio la funzione di uno Stato laico capace di esaltare il valore della vita attraverso l'opera per renderla concretamente e culturalmente degna e libera. Questo non può avvenire senza il riconoscimento della libertà femminile come conquista decisiva della nostra epoca.

Sulla base di queste considerazioni preliminari, vi proponiamo dunque le indicazioni emerse dal nostro lavoro di questi anni su tre questioni essenziali: il ruolo dell'Italia nel rilancio del processo di unificazione politica dell'Europa, l'assunzione della dignità del lavoro e della sostenibilità ambientale quale architrave della costruzione di una nuova politica economica e di relazioni sociali nel paese, una riforma delle istituzioni democratiche che risponda alla crisi che le attraversa rimettendo al centro il rafforzamento della rappresentanza e della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.

1. Per quanto riguarda il primo aspetto - il processo di unificazione politica dell'Unione - mai si era giunti a un punto di crisi così grave. Dopo il fallimento del Trattato di Costituzione, ratificato solennemente dai governi, e respinto da alcuni dei popoli europei che sono stati direttamente consultati tramite referendum, ora si è giunti ad un precario compromesso sullo stesso bilancio dell'Unione. Probabilmente non ha giovato un processo di allargamento basato su un metodo di adesione fondato sulla stipula di trattati tra governi, invece che sulla costruzione di una nuova sovranità popolare a livello sopranazionale. Noi pensiamo che uno dei principali compiti del governo di centrosinistra in Italia dovrebbe essere quello di sostenere un altro modo di concepire il significato e la funzione dell'Europa per poterne rilanciare la unificazione politica. L'Europa può essere protagonista della costruzione di un modello economico e sociale fondato sulla dignità del lavoro, su nuovi principi di sostenibilità ambientale e sociale, sulla solidarietà interna e internazionale, sul valore del rapporto e dell'intesa tra culture diverse.

La medesima difesa del modello sociale europeo nelle sue parti ispirate a criteri di solidarietà collettiva, non può stare in piedi se non si ripenseranno le finalità stesse del processo economico e le scelte pubbliche che possono orientarlo. Pensare al riflesso di ogni decisione economica sull'ambiente, destinare risorse crescenti al risollevamento dei paesi oppressi dall'indigenza, operare per la giustizia sociale e per la redistribuzione dei redditi e il riequilibrio delle ricchezze - e cioè cambiare l'Europa stessa - è una necessità assoluta, non una scelta ideologica. In questo quadro pensiamo che il governo italiano debba operare perché le competenze dell'Unione si estendano a campi finora non toccati e in particolare alle politiche industriali. E' nostra opinione che la necessaria riconversione dell'industria italiana per salvare il paese dal declino e farlo uscire da un modello economico che ha esaurito le sue principali risorse può venire solo in una prospettiva europea e attraverso il sostegno di politiche pubbliche. Anche per questa ragione, oltre che per la manomissione selvaggia che ne deriverebbe per i diritti dei lavoratori, pensiamo che il governo di centrosinistra debba lavorare per il superamento della direttiva Bolkenstein.

2. Un nuovo governo deve ricordare che è un dovere costituzionale impegnarsi per una politica che dia dignità al lavoro e lo ponga al centro di tutte le scelte - così come la premessa della compatibilità ambientale è un dovere umano dettato dalle conseguenze di uno sviluppo incontrollato. Il fondamento della Repubblica sul lavoro stabilito nella Costituzione e i diritti e i doveri che ne derivano non furono una scelta di parte, ma la conclusione unitaria derivata dalla consapevolezza delle conseguenze drammatiche per la società - fino alla tirannide - ovunque il lavoro fosse considerato l'oggetto e non il soggetto del processo sociale. Il centro-destra avendo una ispirazione opposta ha spinto sino alla più estrema precarizzazione del lavoro: ai giovani è negato, così, un presente degno e un avvenire sicuro. Le nuove generazioni non possono avere come prospettiva, mentre vedono le più sfacciate ingiustizie e i più vergognosi arricchimenti, quello di ottenere (forse) un assegno di disoccupazione in cambio di una precarietà avvilente. Per questa ragione va abrogata la riforma del mercato del lavoro della destra e sostituito con un sistema di accesso all'impiego che cancelli la precarietà a favore di rapporti di lavoro stabili. Le novità che derivano dalla crescente presenza femminile nel lavoro di ogni tipo chiede il riconoscimento della differenza insieme alla pari dignità. Tra le principali riforme del mercato del lavoro vi è tuttavia quella legata all'elevamento dell'obbligo scolastico a 18 anni. Esso comporta la conseguenza che anche l'età di accesso legale al lavoro venga elevata a 18 anni con un mutamento profondo nella composizione organica delle forze di lavoro, del rapporto tra lavoro e formazione, con la conseguente riforma del sistema della formazione professionale che fa capo alle regioni, che in questa prospettiva si colloca in alternativa agli studi universitari e non alla scuola superiore come avviene nell'attuale ordinamento. Accanto a un più robusto sistema di ammortizzatori sociali e di forme di sostegno al reddito che possono accompagnare anche gli inevitabili processi di ristrutturazione industriale, pensiamo che vada ripresa nell'azione di riforma del governo di centrosinistra, la costruzione di un nuovo sistema di diritti individuali dei lavoratori anche attraverso l'estensione delle tutele previste dall'art. 18 dello Statuto del lavoratori alle imprese sotto i quindici dipendenti e ai rapporti di lavoro non a tempo indeterminato.

3. Sul terreno istituzionale noi partecipiamo pienamente alla campagna con la quale le forze dell'Unione sono intenzionate ad abrogare tramite referendum la revisione costituzionale fatta dalla destra e la recente riforma della legge elettorale. Ma non ci sembra positivo il proposito di ritorno alla precedente legge elettorale dato che essa non solo non ha impedito la frantumazione dei partiti ma non ha nemmeno lontanamente avviato a soluzione il problema della crisi della rappresentanza che sta di fronte alle democrazie contemporanee. Il modello anglosassone cui si vorrebbe tendere da molti anche nel centro-sinistra esaspera l'astensionismo e tende a perpetuare il potere dei gruppi economicamente dominanti. Lo sbilanciamento eccessivo a favore del principio di governabilità nei nostri sistemi politici manifesta il suo limite anche nelle amministrazioni locali contrastando rappresentanza e partecipazione. Indegno di un paese civile e di una democrazia funzionante è lo squilibrio nella rappresentanza tra i sessi. L'azione di governo del centrosinistra deve al contrario rilanciare il tema della partecipazione a livello economico e sociale. Un impegno per garantire la libertà e il pluralismo dell'informazione chiede una severa normativa contro i monopoli e una legislazione per l'autonomia degli operatori.

Le più recenti vicende finanziarie unitamente a quelle degli anni trascorsi dimostrano che esiste un problema di legalità nella gestione delle imprese, oltre che di assoluta carenza degli organi di controllo anche a causa dei conflitti di interesse per cui i controllori dipendono dai controllati. Ciò chiede una più trasparente normazione dello statuto delle imprese, includendo in essa la partecipazione dei lavoratori. Il dettato costituzionale della tutela del risparmio dovrebbe essere un principio inderogabile, da perseguire correggendo le leggi e i comportamenti attuali, garantendo l'alleanza tra lavoro e risparmio.
Soprattutto si impone la necessità di una legge che regoli la rappresentanza dei lavoratori e la rappresentatività dei sindacati nell'ambito delle relazioni industriali con caratteristiche tali da sancire la titolarità delle lavoratrici e dei lavoratori sulla contrattazione collettiva, e quindi sulle proposte rivendicative e sugli accordi, come da tempo chiedono la Fiom e la Cgil.

Prioritaria e decisiva è la questione del risanamento della politica restituendo ad essa l'ispirazione che deriva dai valori costituzionali, contrastando proposte e norme che tendono all'elitismo o, peggio, alla esclusione come avviene per i diritti di voto e di cittadinanza dei migranti. Attuare il risanamento chiede la separazione della politica dagli affari con chiare norme di incompatibilità e rende indispensabile la distinzione della politica dall'amministrazione. Il metodo dello spoil sistem va del tutto abolito, ripristinando il principio costituzionale della imparzialità dell'amministrazione e attuandolo con norme adeguate. Vanno stabilite nuove regole per il finanziamento pubblico dei partiti e per chi voglia usufruirne vanno stabilite norme di trasparenza e garanzie di democraticità. La riduzione dei costi, l'incoraggiamento alla volontarietà sono parte decisiva di un nuovo corso politico.
Vi inviamo i nostri saluti.

Associazione per il Rinnovamento della Sinistra

   
 
         
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