I poteri forti aspettano al varco

rossodisera.info, 22 maggio 2007

Tutti i sondaggi d'opinione ci dicono che mai il rapporto tra politica, istituzioni e paese è stato così compromesso. Ma se si esce appena fuori dal circuito politico e mediatico ci si accorge che la situazione è ancora peggiore di quello che appare. Come è ovvio questo sentimento diffuso di insoddisfazione si concentra sul governo in carica ma riguarda problemi più di fondo. E soprattutto esprime l'inquietudine per una transizione politica, apertasi con la crisi dei partiti della Prima Repubblica e che non si è mai conclusa.

L'affermazione di D'Alema, fatta quasi per inciso in un'intervista al "Corriere della Sera", sul fatto che saremmo nella stessa situazione dei primi anni Novanta, sembra aver aperto la stura a un vero e proprio torrente di previsioni catastrofiche sul futuro della nostra democrazia.
L'attenzione, anche per la sapiente opera dei principali organi di stampa, si concentra sui costi della politica e sul discredito che ha accumulato nei confronti dell'opinione pubblica.

Non c'è dubbio che la politica, tutta, ha fallito nel riformare se stessa. Ma come già agli inizi del decennio Novanta, le terapie rischiano di essere peggiori del male. Da un lato, infatti, si sottovaluta che il maggior suo fallimento sta nell'apparire lontana dai problemi quotidiani dei cittadini, dalla loro condizione materiale. Ad esempio, dopo anni di dotte discettazioni sul fatto che il lavoro operaio si stava eclissando, si scopre che le fabbriche ci sono e sono in rivolta. E tutto ciò accade in un contesto in cui solo pochi hanno fatto attenzione agli umori di una parte della società che produce ricchezza e ha visto assottigliarsi inesorabilmente il suo potere di acquisto. Dall'altro si pensa che una brutale semplificazione del sistema politico per via di leggi elettorali ipermaggioritarie possa cavare d'impaccio classi dirigenti che non sanno misurarsi con le pulsioni profonde della società italiana. Si azzera di fatto la rappresentanza e si pensa che tutto possa ritornare sotto controllo. E questa illusione porta acqua al mulino dei referendari che sempre più rischiano di essere gli esecutori testamentari del governo Prodi. E i poteri forti aspettano al varco.

Dunque, se non si rifanno i partiti, si rende trasparente il loro finanziamento, se ne definisce secondo il dettato costituzionale ruolo e funzioni, ben difficilmente la democrazia italiana uscirà dallo stato d'incertezza che si trascina appresso da anni. In fondo la proposta di Prodi di fondare un nuovo partito democratico ha cercato di lucrare su questa esigenza e questa aspettativa. Ma da questo punto di vista si può dire che ha già fallito il suo compito. Ora tocca alla sinistra non deludere a sua volta le aspettative che le si stanno raccogliendo attorno.

rossodisera.info, 22 maggio 2007

   
 
         
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