Potenza non è tangentopoli   

Non esiste, al contrario di quello che si afferma su tutta la stampa nazionale, una "tangentopoli lucana". Questo non vuol dire naturalmente che non siamo di fronte a fenomeni gravi di corruzione. Ma Tangentopoli è stata un'altra cosa. Infatti, anche se venissero confermate le ipotesi peggiori contenute nell'indagine condotta dai magistrati di Potenza, non ci troveremmo di fronte a una classe politica che finanzia se stessa e il sistema politico attraverso la pratica sistematica delle tangenti. E, del resto, i rapporti tra politica e affari che sono venuti alla luce, anche se dovessero effettivamente coinvolgere il vicepresidente della Regione, riguardano materie e relazioni che non ineriscono all'attività amministrativa e di governo della Giunta regionale di centrosinistra. Anche se le accuse dei magistrati inquirenti fossero confermate, in tutto o in parte, ci troveremmo di fronte a un fenomeno del tutto rovesciato rispetto a Tangentopoli. Non sarebbe cioè la politica sul ponte di comando della rete della corruzione ma l'impresa, che nel caso dei De Sio in Val d'Agri costituisce essa stessa da tempo immemorabile il centro di un vero e proprio sistema di potere.

E' ovvio, tuttavia, che l'indagine di Potenza porta alla luce comunque problemi politici molto gravi, che restano tali anche se gli atti compiuti dai dirigenti del centrosinistra lucano coinvolti nell'indagine si dimostrassero penalmente irrilevanti, come io stesso sono portato a credere. Si tratta di questioni che, benché estranee ai contenuti dell'azione di governo della Regione degli ultimi sette anni, investono alcune delle modalità attraverso cui nel centrosinistra lucano si costruisce il consenso politico e elettorale. E' un problema ampio e complesso, che inerisce – anche più di tutta l'azione di "buon governo" fatta dalla Regione e dagli enti locali – al profilo stesso del centrosinistra in Basilicata.

E' noto a chi conosce le vicende politiche della Basilicata che una delle principali direttrici di marcia lungo le quali la sinistra proveniente dal Pci è diventata forza di governo della regione in un rapporto strettissimo con il partito popolare, erede della componente di maggioranza della Dc lucana, è stata una forte apertura di credito verso l'imprenditoria locale. Si è trattato di una scelta opportuna e anche non particolarmente nuova, avendo lo stesso Pci all'indomani del terremoto del 1980 sviluppato un'attenzione verso il mondo delle imprese sia pure nella prospettiva della costruzione di un modello alternativo del rapporto tra impresa e spesa pubblica che si riproduceva all'ombra dei governi regionali Dc-Psi.

Ma ben presto questa scelta si è trasformata nell'investire l'imprenditoria locale e l'impresa in generale di una funzione centrale del processo di modernizzazione della Basilicata. L'impresa appare quasi come la principale "forza motrice" del cambiamento che il centrosinistra si propone di perseguire. Da qui al fatto che in molti casi, soprattutto in alcune aree della regione, si sia passati nel rapporto con le imprese a forme di scambio tra favori e consenso politico il passo è stato breve. E tutto ciò può assumere contorni imbarazzanti allorquando si scopre poi che alcune di queste imprese possono risultare inclini alla corruzione.

Questo ha conseguenze innegabili sulla qualità del centrosinistra in Basilicata. Ad esempio, in tutto ciò può essere cercata almeno una parte della spiegazione che sette anni di governo di centrosinistra non hanno prodotto in Basilicata nessun apprezzabile cambiamento nel rapporto tra "governati" e "governanti" e nella tradizionale passività della società civile verso gli interessi forti e il potere politico. Se tra i canali principali del consenso c'è l'impresa, che per sua natura è luogo di subordinazione sociale, è difficile stupirsi che partecipazione e senso civico stentino a crescer e nonostante le politiche improntate all'innovazione da parte della Regione e delle Province.

Per tutte queste ragioni è necessaria una svolta nel centrosinistra lucano, per certi aspetti in modo indipendente dall'esito della vicenda giudiziaria. E' evidente che nei fenomeni politici e sociali che ho descritto molti nei Ds della Basilicata hanno visto l'unico possibile compromesso politico e sociale che ha consentito loro di governare la regione, e che tuttavia non ha mai superato i confini del lecito. Ma anche se così fosse, la necessità di una svolta resta tutta intera. Anche l'impatto mediatico sull'opinione pubblica delle cronache giudiziarie di queste settimane consiglia il centrosinistra lucano di cambiare rotta in corso d'opera e dentro una bufera politica che, prima o poi, altrimenti la destra non tarderà a cavalcare.

"Il Manifesto", 8 giugno 2002

   
 
         
Copyright © Piero Di Siena.net 2005 | best view 800x600 | webmaster | Aggiungi il sito ai tuoi Preferiti | contatt@mi | credits
Melfi l'Unità il manifesto liberazione emergency.it critica marxista