Finanziaria, ricorda Quintino Sella

rossodisera.info, 3 ottobre 2007

Padoa Schioppa ha colto l'occasione della presentazione della legge finanziaria al Senato per ribadire l'indirizzo generale che intende dare alla politica economica del paese. Tre gli assi fondamentali della sua scelta: rientro dal debito, lotta all’evasione sociale, risparmi improntati all'efficienza sulle principali voci del bilancio.

Le ragioni di questa scelta sono presto dette. Debito pubblico e evasione fiscale sono le principali voci che segnalano in negativo l'anomalia dei conti pubblici italiani rispetto ai partner europei e costituiscono una palla al piede per il futuro del paese. Il terzo punto il ministro dell'economia lo colloca nel quadro di una vera e propria "rivoluzione copernicana" nelle politiche economiche pubbliche dell'Italia, attraverso uno spostamento di attenzione dalle risorse, importanti ma limitate, impegnate nella manovra correttiva di bilancio (appunto la legge finanziaria) all'intero bilancio dello stato su cui operare scelte di risparmio e di efficienza che incidano a fondo sulla spesa complessiva e sulle entrate.

A sentire Paodoa Schioppa la mente corre a Quintino Sella e alla sua rigorosa politica improntata, immediatamente dopo l'Unità d'Italia al mito del pareggio del bilancio. Il rigore e la serietà sono gli stessi. Ma non possiamo dimenticare che da quella scelta il nuovo Stato unitario ricavò ferite e divisioni (si pensi solo al divario tra Nord e Sud) che segnarono per una lunga fase storica il profilo stesso della nazione. Naturalmente il ministro dell'economia sa che una parte delle risorse prodotte dal paese debbono, come egli ha detto al Senato, servire a ristabilire l'equità sociale. Vi sono da questo punto di vista significative scelte presenti nel testo del governo, dal piano di edilizia popolare agli sgravi sui fitti, agli investimenti per i treni dei pendolari. E' meno chiaro se il rapporto tra dare e avere risulti favorevole a altri importanti campi di intervento, come ad esempio la scuola e il Mezzogiorno. E soprattutto, come hanno fatto già notare i sindacati, bisogna vedere se la politica di sgravi fiscali debba essere più equamente divisa tra imprese e redditi da lavoro di quanto lo sia nel testo varato dal governo.

Su tutti questi aspetti, come sulle correzioni che anche l'andamento della consultazione dei lavoratori vorrà indicare al protocollo sul welfare, può fare molto il dibattito parlamentare, e soprattutto l'azione che in termini unitari la sinistra può svolgere all'interno della coalizione. E' vero: molte cose a cominciare dall'adeguamento della tassazione sulle rendite previste dalla risoluzione del DPEF non ci sono né in finanziaria, né nel decreto che l'accompagna. Ma, come è noto la coalizione, anche per il risicato vantaggio numerico al Senato, deve trovare ogni giorno il suo equilibrio.

Resta il fatto che sul piano macroeconomico rispetto ai tre pilastri (rientro dal debito, lotta all'evasione, modifiche strutturali al bilancio) la sinistra è silente. Bisogna aprire un confronto che sia all'altezza del respiro strategico di quelle proposte se si vuole correggere davvero l'impianto moderato che spesso sembra prevalere nell'Unione e assolvere appieno alla propria funzione di governo. Nelle prossime settimane gli economisti della sinistra torneranno a riunirsi per iniziativa del "Manifesto". Può essere quello un buon punto di partenza.

rossodisera.info, 3 ottobre 2007

   
 
         
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