Centrosinistra come opzione strategica

rossodisera.info, 10 settembre 2007

Nel commentare oggi, sul "Corriere della Sera", l'ennesimo sondaggio che inchioda il governo Prodi a un tasso di impopolarità che arriva al 68% degli italiani, Renato Mannheimer afferma che questo è il risultato di "un'opinione pubblica divisa tra la richiesta di diminuzione delle tasse e quella di una più accentuata redistribuzione sociale, ma insoddisfatta da entrambi i punti di vista".

Si può con sicurezza dire che l'opinione pubblica, così decritta da Mannheimer, si divide equamente tra il dogma liberista fatto proprio da Veltroni e Rutelli che affida lo sviluppo a un generalizzato abbassamento delle tasse e le posizioni della sinistra che, giustamente, pone il dito sulla piaga di una distribuzione dei redditi e dei servizi che da decenni ormai penalizza lavoratori e parte più debole della società. Non c'è posto però nell'opinione pubblica per l'altro paradigma che pure tiene banco nel centrosinistra e che costituisce l'impianto monetarista che Padoa-Schioppa, e Prodi con lui, amerebbero imporre a tutta la coalizione. Questa posizione parte dall'assunto che il debito pubblico in Italia è ormai insostenibile e che l'obiettivo primario del governo deve essere quello di portarlo nel corso della legislatura al di sotto del 100% del Pil al fine di liberare risorse finanziarie da investire in quel salto di qualità del sistema paese imprescindibile per una politica di sviluppo.

Ora, non è difficile ricordare quanto criticabile appaia da sinistra una posizione come quella del ministro del Tesoro che non sa vedere altra via di contenimento della spesa che non sia rappresentato dai tagli allo stato sociale. Se nel recente "libro verde" sulla spesa pubblica del ministero dell'Economia vi sono accenti che alludono a un'altra impostazione per quanto riguarda la riduzione e la qualificazione della spesa pubblica, non possiamo dimenticare i guasti politici e sociali che hanno comportato per l'Unione le posizioni del ministro e come esse abbiano pesato sui limiti entro cui i sindacati sono stati costretti con l'accordo sulle pensioni.

E tuttavia nel fatto che nell'opinione pubblica siano presenti solo quelle due opzioni e nessuna opinione tende a far riferimento alle posizioni del ministro del Tesoro è la rappresentazione più eloquente delle ragioni per cui l'Unione è entrata in crisi e non c'è alcun spazio per soluzioni, giuste o sbagliate che siano, che possono indicare un paradigma entro cui collocare un compromesso tra capitale e lavoro, come cemento di una politica di governo che possa a giusti titolo chiamarsi di centrosinistra.

Lo scorso anno in vista della Finanziaria la sinistra si presentò all'appuntamento avendo alle spalle una posizione sostenuta da una fitta schiera di economisti che proponevano in contrasto con il ministro del Tesoro una strategia fondata sulla stabilizzazione ( e non riduzione del debito), reperimento di nuove risorse dalla lotta all'evasione fiscale, loro investimento nello sviluppo e in campo sociale.

Come è noto questa linea non passò in nome dell'emergenza sui conti pubblici rivendicata dal ministro dell'economia. Ma era una politica economica. Ora che l'emergenza per stessa ammissione di Padoa-Schioppa è superata è riproponibile quella linea? Il rallentamento della crescita legato agli effetti internazionali della vicenda dei mutui statunitensi e le restrizioni del credito che ne derivano, che alla fine non potranno non incidere sui tassi di interesse, rendono ancora attuale questa ricetta? Certo è che il tema della riduzione del debito ha aperto qualche breccia anche a sinistra. Nell'ultimo numero di "Alternative per il socialismo", la nuova rivista di Fausto Bertinotti, è stato ospitato un interessante articolo di Guarino che è incentrato proprio su alcune misure-shock di abbattimento del debito attraverso la collocazione su mercato del patrimonio dello stato invece che con i tagli alla spesa pensionistica e in generale alla spesa sociale.

Non so se vi saranno le condizioni e i tempi perché la sinistra affronti questo tema in vista della Finanziaria o si andrà anche quest'anno a una soluzione che trovi un provvisorio punto di equilibrio nel grande circo che si aprirà tra ministeri e in sede parlamentare nella ricerca della quadratura del cerchio tra entrate e uscite. Ciò che è certo è che esso non può essere rimosso troppo a lungo e deve trovare una soluzione comune all'interno dell'Unione se il centrosinistra deve ritornare ad essere l'opzione strategica su cui costruire una prospettiva riformatrice e di governo.

rossodisera.info, 10 settembre 2007

   
 
         
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